sabato 26 settembre 2009

RISVEGLIO - POESIA DI BEPPE COSTA

http://www.youtube.com/watch?v=z--1N194jJI

da IN UNA GOCCIA DI LUCE

Da: -IN UNA GOCCIA DI LUCE, 2008-



IMMERSI NELL'ASSOLUTO

come in una bolla d'aria o goccia
di luce

si ha vita
nel fiato del Sogno infinito


SPIOVE LUCE

spiove luce
di stelle gonfie di vento
col tuo peso
greve di limiti
ti pare quasi vita sognata
il vissuto già divenuto memoria

siamo frecce
scagliate nel futuro
o il tempo che ci è dato è maya
e si è immersi in un eterno presente?


AVVOLTI NELLA LUCE
[ispirato dalle parole in apertura,
che mi hanno tormentato per giorni]

se nascere nella morte
è questa vita
breve sarà il vagare
nella tenebra della conoscenza
per noi apprendisti dell'Indicibile
avvolti
nella luce della Parola
legati da una promessa di sangue
a Chi ci tende nei secoli
le braccia aperte in forma di croce


SIC TRANSIT...

confidare
nelle cose che passano
è appendere la vita
a un chiodo che non regge

è diminuirsi la vera ricchezza -
arrivare all'essenza -
lo scheletro la trasparenza


DISTACCO

giungere dove ogni linea s'annulla

un brivido bianco... e sei altro

fiume che perde nel mare il suo nome *

* da un verso di Billy Collins


IN UNA GOCCIA DI LUCE

s'arresterà questo giro del mio sangue
lo sguardo trasparente riflesso
in un'acqua di luna
sarò pietra atomo stella
mi volgerò indietro sorridendo
delle ansie che scavano la polpa dei giorni
delle gioie a mimare maree
nullificate di fronte all'Immenso
allora non sarò più
quell'Io vestito di materia
navigherò il periplo dei mondi
corpo solo d'amore
in una goccia di luce


LIBRO SACRO

leggerne una pagina al giorno

perché la fede non sia acqua
Colui che te la dona
fallo uscire dal libro sacro
le righe nere diventino il tuo sangue
fa' che sia pane
non polvere nel vento la Parola


SCAVANDO NEL PROFONDO
a Giuseppe Soffiantini

rimuovere i macigni
di odio e vendetta
che tengono in ostaggio per la vita
: il perdono
un atto creativo un rifiorire
dentro: questo
lèggere si deve
nel tuo animo regale
tu che umanizzasti il tuo carnefice

tu che sai il dolore
della luce - sentinella dell'aurora



NEL SEGRETO DEL CUORE

tenere in serbo scomparti
colore del vento che oblìa
memorie: rossi
come il sangue della passione
verdi come le prime primavere
azzurri come il manto di madonne

custodirvi gocce di poesia
cavalli di nuvole ed arco
baleni -
le coordinate dei sogni - e
l'insaziato stupirsi della vita
da respirare su mari aperti

- che tenga lontano la morte


L'ESISTERE SPECCHIATO

con lo stillicidio
del tempo a subire
questa piaga dalle nove porte *

ma a te presente un altro
te - il Sé celeste - l'esistere
specchiato: vita che si guarda
vivere -
un mondo in un altro

*il corpo secondo la Bhagavadgita


BARLUME

qui non altro
che un barlume di vero
dove cielo decaduto
è il cuore in tumulto
che spera anela a una riva
di pace

per acquietarsi



RI-CREARE LA BELLEZZA
A Lolek (Karol Wojtyla)

la pietra scartata è la prima
della Bellezza - che trasuda
il sangue della luce

- posata sulla stoltezza
del mondo


PENTECOSTE

aleggiare dello Spirito sulla
creazione

l'Avvento: respiro
dell'Altissimo
(virgola-di-fuoco) in
fragilissimo cuore
- un angolo
di cielo


Felice Serino

sabato 12 settembre 2009

Charlie Chaplin - Il grande dittatore-Discorso all'umanità

http://www.youtube.com/watch?v=K_HVFVU2m0I

recensione di Luca Rossi

Critica al libro “In una goccia di luce”
di Felice Serino.

A cura di Luca Rossi.
Febbraio 2009.



Incentrato sulla psicologia dell’ Io, trainteriorità-esteriorità, tra morfologia del corpo (ilpre-essere che si fa uomo, il quale si relazionasuccessivamente col mondo), il biennio 2007-2008 vedeil poetadare alla luce queste nuove liriche, riaffermando il suo indagare su ciò che è temporalità e realtà.
Già la prefazione di W. Blake anticipa quello che sarà ilcorpus poetico che vede la “bellezza dell’essere” risiederenel mistero ancestrale del creato.
Quell’essere che non porta al suo interno il mistero stesso, è un individuo che acquista scarso valore. E’ questo che pare voglia affermare Serino ribadendo le parole di A. Crostelli nella lirica che apre la silloge.
Un mistero dentro il quale si racchiude il bello e il bruttodi ciò che è umano e non trascendente, per chi volessepensare ai versi del poeta solamente alla luce dei lumi delcristianesimo.
Un mistero che è regione spazio-tempo indeterminata, in cui anche i sogni hanno un loro ruolo (vedi: “In sognoritornano”): “amari i momenti del vissuto/ che non vorrestimai fossero stati…// si affaccia nel tuo sogno bagnato/ quel senso di perdizione…”.
Riflettori da cui diparte una luce “insostanziale”, che cipermette di vedere il “non-vissuto” o ciò che non si vorrebbescrutare perché figlio della paura “…luce verde dellamemoria/ scuote la morte”, come afferma in “Insostanziale la luce”.
Una luce che diviene il punto di partenza incentrando ildiscorso antropologico intrinseco nel vissuto di ognuno: “…sostanza di luce e silenzio/ sapore dell’origine…”, da“Lacera trasparenza”.
Entrare nel mistero vuole dire entrare nella luce: “…camminare nel mistero a volte/ con passi non tuoi…”, da “Entrare nella luce”.
Mistero come sinonimo di fragilità dell’essere e brevità deltempo, o fortezza di entrambi.
Il concetto viene mirabilmente espresso in quelli chepotrebbero ritenersi i versi centrali di tutta l’opera,riportati in “Se ci pensi”: “capisci quanto provvisoria/ èquesta casa di pietra e di sangue/ dove tra i marosi il tempo/trama il tuo destino di piccolo uomo?…//…mentre tiripugna/ il disfacelo lo scandalo/ della morte il salto nel vuoto”.Come non riandare ai versi della Dickinson scritti per lamorte del nipotino Gilbert?
Incostante, poco convincente la chiusura della poesia“Mondo”, dove colui che scrive sembra smentire tutta una filosofia etico-morale appartenente al suo modo di concepire l’immagine dell’essere che detesta il mondo. Eppure è proprio in “quel” mondo che nasce l’uomo descritto da Serino, anche se proveniente da bagliori indefiniti. E’ proprio lì che ilmistero di un amore-odio ha valore solo se entrambicoesistono.
Non ci potrebbe essere amore se non esistesse odio. Non cipotrebbe essere odio se non esistesse amore. Binomioindissolubile senza il quale tutto sarebbe utopia, anarchiadel pensiero collettivo, sempre che non si varcassero le portedel trascendente.Che il suo dichiararsi contro la guerra sia la ragione chesublima il pensiero umano è cosa scontata, ma non realenella sua pienezza, perché è in quello stesso uomo che il bene e il male convivono.
Così come in “Sic transit…”. Ma questa è la realtà dell’uomocontemporaneo. Aggrapparsi all’effimero o costruire il suodominio sulla roccia. Probabilmente l’abile penna del poetavuole portarci a fare un salto di qualità nell’apprendere ilsuo professare.
Un salto di qualità che è didattica. Perché questo è il fineultimo della poesia, anche se talvolta difficile da concepire.Una poesia fine a se stessa,con un costrutto essenzialmente“vuoto”, è infruttuosa. Deve sussistere una poesia invece ingrado di farci volgere lo sguardo alle “coordinate dei sogni -e/ l’insaziato stupirsi della vita/ da respirare su mariaperti// - che tenga lontano la morte”, da “Nel segreto delcuore”.
La morte, la morte…Altra descrizione di un paesaggio tantoforte quanto quello della vita. Il passaggio dalle tenebrealla luce può essere violento, ma è in questo che si risvegliala coscienza di chi vive tra il bene e il male operandoattraverso strumenti di discernimento, quelli dettati dallapoesia, appunto: “e tu di nuovo ostaggio della notte/l’invito/ l’abbraccio del vuoto// parola neo-nata/ la chiaminel buio/ l’innervi in parole// la plasmi a scalpelli diluce”, da “L’invito”.
La morfologia della poesia di Serino differisce da ogni altraper il suo concatenare i puri elementi dell’anatomia umana(sangue, nervi, fonemi, ecc.) con quelli del logos, perché laparola diventi carne ed entrambi, così terreni, cosìtangibili, generati da una forza a cui fare ritorno e in cuirispecchiarsi.
Non serve riportare nelle note biografiche la brevedescrizione di chi sia il poeta, di quando sia nato o di ciòche abbia scritto.
Le poesie da lui scritte sono un biglietto di presentazione,il biglietto da visita dell’uomo-poeta.
Egli è l’Hermes, colui che nella mitologia greca è il dio deiconfini e dei viaggiatori, di tutti noi insomma, di quellageografia che ci appartiene, corporea e del pensiero.Dio degli oratori e dei poeti, dei pesi e delle misure. E’apportatore di sogni, osservatore notturno, interprete.Mercurio, nella mitologia romana.
Serino ci trasporta così dal buio alla luce, dal non-esserealla forma dell’essere.
Scruta le ombre per capire dove sia la fonte di luce che legenera, perché senza luce, non esisterebbe ombra. Ladro ebugiardo solo apparentemente in certe strofe da lui scritte alfine di riscattarci a valori assoluti a cui il nostro “uomo didomani” deve rivalutarsi dal passato.
Proveniente dalla luce, attraversando le tenebre, si (ci)indirizza verso il mistero, oltre lo stesso.
Mi permetto solo di rubare alcune parole all’amico prof. D.Pezzini, direttore della cattedra di lingua inglese eletteratura medioevale inglese presso l’università di Verona,che nel descrivere la figura del poeta gallese Ronald StuartThomas, scrisse in un suo libro per gli studenti universitari: “Thomas ha infatti della poesia una visione che diremmosevera e impegnata, nella quale egli traduce un percorso di scoperta personale che passa attraverso la lettura del mondo in cui vive (…) e di indagine ostinata del proprio io alla ricerca del senso ultimo delle cose.”
Questo, a mio modesto avviso, vale anche per F. Serino.