sabato 17 luglio 2010

La schizofrenia della fabbrica

Felice Serino è nato a Pozzuoli nel 1941. Dopo vari impieghi
nel settore alberghiero e come benzinaio, ha lavorato per ben
trentuno anni alla micidiale catena di montaggio della Fiat
Mirafiori, a Torino.

Poeta autodidatta, “mail artista” e studioso di
astrologia, vive tuttora nella capitale italiana
dell’automobile. Ha pubblicato le seguenti raccolte poetiche:
Il dio-boomerang (1978); Frammenti dell’immagine spezzata
(1981); Di nuovo l’utopia (1984); Delta & grido (1988);
Idolatria di un’assenza (1994); Fuoco dipinto (2002); La
difficile luce (2005); Il sentire celeste (in e-book, 2006);
Dentro una sospensione (2007).

I versi di Serino sono costruiti, non a caso, attraverso la
tecnica del monologo interiore, che, spinto all’estremo,
sconfina nel flusso di coscienza: i pensieri vengono
riprodotti su carta così come affluiscono alla mente, saltando
i nessi grammaticali, logici e cronologici.

Il poeta vuole rappresentarli in presa diretta, senza
mediazione alcuna, per rendere palpabile al lettore la
condizione psicologica alienata dell’operaio.

Così salta anche la punteggiatura, i piani narrativi si
intrecciano, il “prima” si fonde col “poi”.

Non esiste un “tempo di fabbrica” e un “tempo di libertà”,
separati l’uno dall’altro. Anche quando l’operaio è a casa con
la famiglia, a letto con la moglie, nell’intimità
dell’amplesso, nella dimensione ludica del rapporto affettivo
con la figlioletta, la fabbrica è sempre presente, nel
pensiero, con i suoi rumori, i suoi ritmi, le sue ansie ed i
suoi pericoli.

Pure il verso prende un ritmo incessante, come quello della
catena di montaggio. Solo qualche enjambement consente una
pausa, poi il macchinario continua a girare, costringendo
l’operaio ad inseguirlo, ad adeguare i propri tempi a quelli
del mostro tecnologico.

E’ questa la “qualità totale” di cui tanto si parla. L’impresa
impone la propria centralità, precludendo ogni spazio
esistenziale privato all’operaio, assumendo una funzione
totalizzante.

Si noti, inoltre, il clima di angoscia incessante, che domina
i versi di Serino.

Le immagini degli omicidi bianchi, le morti violente, che si
susseguono in fabbrica, come lampi al magnesio, esplodono
nella sua mente, impedendogli una vita “normale”; rimangono
impigliati nei meccanismi della macchina e ossessionano il
poeta in ogni momento del suo ciclo vitale, che ne risulta
irrimediabilmente alterato.

Su tutto (sentimenti, valori) domina il plusvalore, che Taylor
diceva furbescamente di voler ridurre in un cantuccio. La
produzione, secondo lui, avrebbe raggiunto vette così alte che
il problema della distribuzione del plusvalore sarebbe
diventato marginale.

Ma nei decenni il Pil (Prodotto interno lordo) è aumentato
progressivamente, senza che ciò contribuisse ad eliminare
l’alienazione del lavoratore.

Come osserva giustamente Serino, l’operaio, anzi, resta
impigliato in un nuovo ciclo alienante,
“produci-consuma-produci”, diventa vittima sacrificale per un
nuovo “dio-mammona”, “pedina in massacri calcolati”.

Traspare dalle poesie del Nostro (sin dai titolo delle
raccolte: Il dio-boomerang; e poi nelle immagini bibliche
ricorrenti: l’operaio come Cristo crocifisso, le presenze
diaboliche che affiorano qua e là) una religiosità violata,
tradita da un ordine sociale cinico, che calpesta persino le
leggi di natura, i principi evangelici.


Antonio Catalfamo

Da: IL CALENDARIO DEL POPOLO – Poeti operai
[numero monografico n. 730, maggio 2008]

- - - -


PROLETARI

1
distinzioni di classi
niente di nuovo la storia si ripete
noi pendolari voi vampiri
dell'industria che evadete il fisco
(imboscando capitali sindona insegna)
ed esponete le chiappe al solleone
sulla costa azzurra o smeralda
(lontani dal nostro morire -
in città-vortice sangue solare
innalziamo piramidi umane
per l'alba di mammona)
dopo aver fatto il bello e il cattivo tempo
(burattinai per vocazione
di questa babele tecnocratica)
averci diseredati crocifissi
con bulloni a catene di montaggio

2
cieche corse cronometriche
cottimi barattati con la salute
pensieri accartocciati desideri
condannati a morte
uccidi la tua anima per otto ore
sventola la tua bandiera-di-carne
produci-consuma-produci
per il dio-mammona per il benessere (di chi?!)
sei bestia per il giogo del potere
pedina in massacri calcolati



SPIRALE


metti la caffettiera sul gas
il tempo di fare l'amore
la casa un'isola nella nebbia
di ieri nella testa il grido dell'officina
non ti avanza tempo per buttare su carta
quattro versi che ti frullano nel cervello
la bimba vuol passare nel lettone sorridi
per il polistirolo ritrovatosi in bocca
con la torta ieri il suo compleanno
trepiderai ancora una volta al ritorno
davanti alla cassetta delle lettere
e la moglie a dire qui facciamo i salti
mortali per quadrare il bilancio
il borbottìo del caffè ti alzi
esci e penetri il muro di nebbia
nella testa il grido stridulo d'officina
a cui impigliati restano brandelli
d'anima e carne
d'un'altra settimana di passione
stasera deporrai la croce



LINEA DI MONTAGGIO


lo hanno visto inginocchiarsi
davanti alla centoventesima vettura: come se
volesse specchiarvisi o adorare
il dio-macchina:
46 anni: infarto - parole
di circostanza chi deve informare la
famiglia - l'attimo
di sconcerto poi li risucchia il ritmo
vorticante: come se nulla
sia accaduto: la produzione
innanzitutto




MORTE BIANCA


al paese (le donne avvolte
in scialli si segnano ai lampi)
hanno saputo di stefano volato
dall'impalcatura come angelo senz'ali
- non venire a mettere radici - scriveva al fratello
minore - qui anche tu nella
città di ciminiere e acciaio: qui dove
mangio pane e rabbia: dove si vive
in mano a volontà cieche




UOMO TECNOLOGICO


parabole di carne convertite in
plusvalore - l'anima canta nell'acciaio - pensieri
decapitati al dileguarsi di essenze: vuota
occhiaia del giorno dilatato:

coscienza che si lacera all'infinito




L’ANIMA TESA SUL GRIDO


l’anima tesa sul grido
dopo otto ore alla catena
neanche la voglia di parlare
davanti alla tivù-caminetto
e morfeo ti apre le braccia
(impigliàti nello stridìo
della macchina
brandelli di coscienza)
domani ancora una pena
l'anima tesa sul grido
del giorno
in spirali di alienazione




OLOCAUSTO


immolato al moloch del consumo
deponi la croce delle otto ore lasciando
brandelli di anima lungo la catena
biascichi parole di fumo prima del sonno e sogni
strappare alla vita il sorriso ammanettato
dal giorno tieni in vita la tua morte tra vortici
dell'essere e trucioli d'acciaio rovente ti farà
fuori una overdose di nevrosi-solitudine
cuore-senza-paese immolato al moloch
dei consumi il sangue vorticante nella babele di
pacifici massacri offerta quotidiana


[Le poesie si riferiscono al periodo degli anni 80]

sabato 3 luglio 2010

Poetries

FELICE SERINO - POETRIES
1

TRANSLATIONS: MARIA LETIZIA FILOMENO

IN THE MIDDLE OF ITS WAY THE NIGHT

in the middle of its way the night
swallows the last light - makes
bodies hostages

in a ethereal world - closer to us -
the dream starts playing


I DREAM MYSELF

I-not-I exist
before and inside the mirror (a
distance separates me: as
if I lived in another part) I live I stir
inside a vivid dream: I dream
myself - sand creature


FLIES STREAK THE INDIGO

(flies streak the indigo
moving off the sunset)

you bleed yourself like this light -
from the slits
of tumbledown walls you spies
the deprived years in your heart:
the childhood rises
inside you like a sun (the poured
blood in the light): the explosion
of the dreams that opened
the mornings - the innocent
light into the weeping eyes
of that child with his kite -
disappearing in the deep-sky-blue...

THE INK CRY

God exiliated
behind man's
eyes

opens the night casket


IN THE LASTING-LIGHT

the hot hours: they were
summers hard to die

the mad running and the grazed
knees in the lasting- light:

another bite
at the bloody pulp of the day - do you remember? -


LIFE

let me become ash
to a new adamantine
birth
in the dry air-of-fire
let
me wet up to the heart
of your saliva's light

I wanna feel my being
wrapped into the eddy
of the your cosmic funnel of your hungry empty


LIGHT-BLUE

passage from
black to white
the ascent to light
light-blue the delirating blue
of mallarmé the vocal
o of rimbaud
the light-blue rose
light-blue: the whole sky
in the eyes
light-blue mantle
of Mary


VERSES TO LOVE

my heart irradiates sunlight
my heart that wanna be burnt
to become ashes into your arms
where Beauty raves -

your sight becomes star
where the sky begins nice
butterfly-soul
in your unforeseeable fly



ARCHETYPES

(written few minutes after the waking up at dawn of 14/5/04)

(like when in the evening you don't realize
to fall into the arms of Morpheus and desire
your last farewell)

the undetermined moment is a point floating
in the air from which start unforeseeable
lines of dreams dear
to dalì that give back light to archetypes and have
a self-life in their blood


IMMIGRATED

this man: sadness of a bare tree
remains of life open
wound - eyes that loose
fragments of sky -
this man become
a torch -
to play -

pointed at with fingers: the "one" to burn

sabato 19 giugno 2010

recensione di Giuseppina Luongo Bartolini

Carissimo, ho “letto” i tuoi due ultimi volumi di cui mi hai
fatto parte: In una goccia di luce e Dentro una sospensione.
In entrambi i tuoi libri, si respira quell’aura del
trascendente che pone – al primo impatto – la tua lirica nel
clima della grande spiritualità del nostro tempo, che attinge
al metafisico, ai colori/sentimenti nella loro massima
espressione, dei valori assoluti, in cui riscontriamo il senso
ed il sublime della vita – della nostra esistenza.
La “luce” di cui tu parli, ed a cui tendi, attraversa ogni tua
parola, e rappresenta l’inizio e la proiezione del tuo
pensiero e della tua visione del mondo.
Mi limito a segnalarti – a te, autore – “… ricorda: sei parte
dell’Indicibile - sua /infinita Essenza // nato per la terra /
da uno sputo nella polvere”. E, altrove: “… essere e
proiezione / del Sé / (per speculum in aenigmate…”
La tua problematica – che risponde ai grandi interrogativi
dell’umanità, sul nostro globo-terraqueo, poggia sullo
squarcio degl’orizzonti lontani, nella visione di un “altro”
universo, a cui siamo diretti, rientra in un codice altamente
significativo. E la tua scrittura così netta, stagliata, come
ad es. “se nascere nella morte / è questa vita / breve sarà il
vagare…” è ariosa, limpida, anche se carica di domande che
ripongono nella Fede la loro risposta.

Posso dirti: continua, va avanti, procedi. La vita e l’arte
vanno di pari passo.

Giuseppina Luongo Bartolini

24 maggio 2009 [lettera privata]

sabato 5 giugno 2010

recensione di Reno Bromuro

Le considerazioni di Felice Serino ci additano un significato più vasto della vitalità, perché esse ci mostrano che la vitalità non comprende solo il complesso degli impulsi diretti ed alla conservazione vegetativa, ma anche tutte quelle aspirazioni da esso sviluppate o dominate per la sua difesa e sicurezza.


«È salamandra

sorpresa immobile

che finge la morte»


Nella direzione di un simile finalismo anche la conoscenza diviene un mezzo e la verità si riduce ad un'utilità vitale della conoscenza. È questa appunto la tesi fondamentale della teoria pragmatista della conoscenza, che il nostro Poeta assicura all'immobilità della salamandra e con felice intuizione, coordina ai gradi dell'essere vitale. Da ciò risulta che oltre l'analogia con la vita vegetativa, valida solo nell'uomo dotato di spirito esiste anche una trasformazione umana del comportamento animale. Nelle espressioni del tipo:«sorpresa immobile», «che finge la morte», la singolarità dell'espressione, nella trasfigurazione artistica, raggiunge la sua espressione letteraria. Sotto questo punto di vista è molto importante il fatto che dai versi si riconosca quali sono gli impulsi dell'uomo e quali le radici della sua azione istintiva, guidata dall'«Io creativo» non solamente gli istinti elementari, ma anche la ricerca del timore e la curiosità, l'istinto comunitario e sociale, l'affermazione della propria personalità, come il bisogno di attività.


Sotto questo stesso punto di vista si possono considerare come sentimenti vitali in un senso più largo gli stati sensitivi di benessere o di preoccupazione, di serenità o di disperazione, come il crollo di quelle aspirazioni o una sovrabbondanza di stati sensitivi mostri l'incalzante approssimarsi del nulla, in quel «fingere la morte», fino a lasciar apparire privo di senso il prolungamento dell'esistenza fisica.


«ora m'incolpi del mio silenzio e

Tu dov'eri mi chiedi quando a migliaia

venivano spinti sotto le docce a gas

Io ero ognuno di quei poveracci in verità

ti dico Io sono la Vittima l'agnello la preda

del carnefice quando fa scempio

di un bambino innocente

Io sono quel bambino ricorda»


Ci rimane da considerare un terzo significato più ampio dei precedenti, per la sua stretta relazione con la vitalità originaria: desiderio d'amore, di essere amato e compreso. Quando si parla della vitalità di un oratore, di un polemista, di un artista o di un attore, non si allude né al corrispondente psichico dei fattori biologici, né alla sua espressione esistenziale, ma si vuol mettere in rilievo una qualità del carattere personale. In questo senso caratteriologico, inteso però nello stesso senso della veemenza dell'azione fisica che partecipa, senza curarsi del gesticolare selvaggio né una manifestazione di forza fìsica. Questa come quello possono essere anche solo accettati o adottati. Si può uscire dai gangheri per affermare il proprio io o per motivi di prestigio, si può fingere d'essere in collera ed eccitarsi alla collera.


«imbevuto del sangue della passione un cielo

di angeli folgora l'attesa vertiginosa

nella cattedrale del Sole dove ruotano

i mondi

è palpito bianco la colomba sacrificale» (Visione)


Invece il Serino alla vitalità del carattere abbina la vitalità fisica e la unisce all'espressione della vita dello spirito e la determina con la propria profondità. Nei confronti della pura e semplice disposizione rappresenta un più alto grado di attuazione e quindi un progresso nello sviluppo naturale della personalità poetica. Questo rapporto psichico lascia supporre che in seguito all'eccitazione del campo vitale che porta con sé, esso dev'essere legato ad un'elevata suggestionabilità, che eleva il più alto possibile «L'io ideale».


«oltre lei forse fra le stelle

dura quel sorriso che nell'aria

ti appare ora sospeso come fumo»


Nella totalità dell'esperienza, Felice Serino, individuo umano si presenterebbe come due uomini relativamente autonomi, uno dei quali può definirsi come «sospeso come fumo» a causa del raziocinio che in esso ha il sopravvento, mentre l'altro potrebbe chiamarsi «la preda/del carnefice quando fa scempio potenziale primitivo», per lo scarso influsso esercitato dalla critica.


L'artista, nel nostro caso il Poeta che adopera queste denominazioni deve essere accorto e ascoltare, senza reticenze il suggerimento del «Sé razionale» per avere un'Arte maggiore, ma fino a quando farà prevalere «Io creativo» avrà sempre un'opera di persona primitiva. Non che questo sia un male, certo! Ma l'Arte maggiore ha necessità dell'aiuto incondizionato del «Sé razionale». Lo stesso Vittorio Alfieri ci suggerisce di: «scrivere, verseggiare, correggere» ciò significa, che per avere un'arte maggiore, prima ci si deve donare interamente all'«Io creativo», poi chiamare in aiuto il «Sé razionale» ed ecco che quando si passa alla correzione di qualche «refuso» si ha la felicità di aver ottenuto l'Arte maggiore. Per giustificare quest'atteggiamento, occorre risvegliare l'io cosciente, in modo che l'opera sia veramente maggiore, cioè che appartenga a tutti e non sia solo dell'autore.


«anch'io in sorte ho avuto una croce la Croce

la più abietta la benedetta

anch'io ho urlato a un cielo muto e distante

Padre perché

perché solo mi lasci in quest'ora di cenere e pianto»


Nonostante l'effettiva bipolarità tra «L'io creativo» e il «Sé razionale» l'io personale, l'unità dell'individuo umano non deve rimanere inalterata nell'esperienza del «sé», la cui differenziazione rispetto all'io si manifesta già empiricamente nelle espressioni: «conoscenza di sé», «affermazione di sé», «ricerca di sé».



© Recensione a cura di Reno Bromuro

sabato 22 maggio 2010

Per una prefazione

Per una Prefazione a "La difficile luce"- 2005, di
Felice Serino (rimasta inedita)


Felice Serino è un poeta nella maniera più singolare del
termine e già nel 2002 il suo linguaggio si era fatto
chimerico e antitradizionale nella raccolta " Fuoco
dipinto ", intervallato dai commenti del fraterno suo
amico Luca Rossi.
Ora torna a farsi rileggere con " La difficile luce ",
quasi un suo procedere nel buio alla ricerca di molecole
di luce, tanta luce che egli sente come irraggiungibile
e misterica.
Parafrasando un concetto daliniano dell'opera pittorica
dell'artista spagnolo, dal titolo " Galatea con sfere "
del 1952, Felice Serino ha scelto, come immagine di
copertina per il suo libro, proprio questo dipinto di
Salvador Dalì in cui il volto di una donna (Gala, la
musa-compagna di Dalì) è nel
raggruppamento/allontanamento di sfere di varie
grandezze e quasi opalescenti.
Dalì era pervaso da idee spesso provenienti da incubi e
deliri, che egli magistralmente - interpretando la voce
notturna del suo inconscio - riportò sulle sue tele e
nacquero capolavori densi di soggettivismo e
ambientazioni oniriche, dove è facile il ravvisamento
dei simboli provenienti dal significato dei sogni
secondo Sigmund Freud , conosciuto dal pittore nel
luglio 1938.
Il confronto Serino/Dalì è nato per la scelta di questa
immagine iniziale, posta sulla copertina del suo
florilegio poetico e da qui parte la cosiddetta
dematerializzazione della poesia da parte dell'autore
che, in un certo qual modo, ha tentato la via per andare
all'origine di quest'arte,così da riassaporarne
l'energia primordiale.
La primordialità era nella non-coesione delle molecole,
delle sfere sospese nello spazio ancora nella sua fase
di abbozzo e lo stile poetico di Serino è fluttuante,
allo stesso modo delle sfere, e anche mistico. Il
sentimento acritico dell'autore ha fatto sì che egli
scrivesse dei pregevoli versi anche per il Mahatma
Gandhi: "miracolo il sorriso/ interiore/ mentre il mondo
ti ringhia addosso/ ti offri s'apre una rosa/ di
sangue/ nel Cielo un canto d'alleluja/".
Comunque è tutto un percorso ondeggiante quello
intrapreso dal poeta che non ama quel senso stagnante
che s'impossessa delle cose, per cui l'andamento poetico
resta indeciso, come indecisa è la luce da lui
inseguita: "a metà del suo corso la notte/ inghiotte
l'ultima luce - rende/ suoi ostaggi i corpi/ su un mondo
immateriale - più nostro -/ il sogno apre il sipario ".
(Da " A metà del suo corso la notte ").
Se questa condizione di 'difficile luce' è stata per
Felice Serino un motivo di versificazione, allora
bisogna dire che non è stato poi così arduo descriverla
nella fluitazione dei propri propositi.

Poetessa Critico Isabella Michela Affinito

sabato 8 maggio 2010

recensione di Fabio Greco

VA OLTRE IL SEMPLICE VERSO O LA PURA PAROLA

Felice Serino, poeta campano e residente nel capoluogo
piemontese, ha pensato bene di pubblicare le sue poesie
più riuscite, tratte da quattro volumi ("Il dio-boomerang" 1978;
"Frammenti dell'immagine spezzata" 1981; "Di nuovo l'utopia"
1984; "Delta & grido" 1988, in un'opera unica inserendo anche
la sua ultima silloge "Idolatria di un'assenza".
Ed è proprio questo il titolo che Pino Tona in apertura così
sintetizza: "Le poesie della presente raccolta non hanno
metrica e non godono della musicalità della rima: ubbidiscono
solo all'estrosità della penna matura dell'autore che ha avuto
il pregio di far scandire senso e doppio senso senza mai
stancare la sensibilità del lettore".
Giustamente, è la maturità dell'autore che si erge a vele
spiegate in una forma soprattutto particolare e suggestiva:
il ritmo incessante, le frequenti parentesi, l'ambiguità,
l'importanza del significante, di ciò che va oltre il semplice
verso o la pura parola.
Ma Serino è anche poeta di "fondo", sa stare in superficie
ed è agile nel penetrare dentro, sino alla radice delle cose:
"la vita: unghiata sulla carne / del cielo: un grido / rosso
come il cuore"; il suo grido si alza, là dove necessita,
nell'universale stordimento degli eventi: "ma sarò ancora la
denuncia la voce / di chi non ha voce sarò il suo sangue che
urla / la storia attraverso i miei squarci".
Bravo è il poeta nella costruzione delle frasi, le quali condite
anche da opportuni enjambements invitano a lunghi respiri.
Un gioco suggestivo che sottolinea il forte impegno tecnico:
"gli anni che il volto grida l'amore / cristallizzato le notti che
si spaccano alla volta / del cuore absidi-di-nuvole le ipotesi /
di vita o voli della memoria oltre l'urlo" oppure: "tua anima di
uomo-di-carta / fino a farla sanguinare nel grido /
dell'inchiostro guardarti dal di fuori tra idoli / famelici che ti
fanno / a brani mentre bagliori d'insegne scheggiano la /
coscienza lampeggiando".
Continuando nel mondo seriniano, si nota la penna del nostro
autore affilarsi come lama e accendersi come fuoco: "da albe
incancrenite si alzano babeli / che imbavagliano il grido / di
coscienze impiccate / a capestri di profitti" per poi subentrare
una voce pacata, quasi melanconica: "detrito / dei delta ove
tendi senza / foce le braccia rotte / di solitudine e sei come /
giuda col tuo peso / di terra".
Il rammarico di Felice Serino, in quanto troppo
premurosamente "lasciamo il posto alle macchine", nell'
insensatezza di certi giorni, di una vita che forse è legata a
troppe regole (lo stesso Blaise Pascal a suo tempo disse che
"le leggi sono leggi non perché sono giuste ma perché sono
leggi"): "al trillo della sveglia c'è chi si fa / il segno della croce
mentre al piano / di sopra un altro forse apre il giorno con
una / bestemmia c'è chi sventola una bandiera / di carne e
chi miete denaro di / sangue uno chiude l'anno con un volo /
dall'impalcatura mentre la donna del magnate fa il bagno /
in 200 litri di latte vedendo distratta / i cristi del terzomondo
in tivù".
Il quadro poetico di questo autore, sfogliando il suo "Idolatria
di un'assenza" è una continua scoperta di immagini vive
viste anche al microscopio e, forse più suggestive, da un'
altezza e un'angolatura sempre differenti: "li inghiottirà una
fuga / di luci la città verticale / allucinata: la sua bava / di
ragno che tesse latitanze" là dove l'uomo si aliena da se
stesso anziché dal resto del mondo: "recita la propria
morte e finge / di fingere per essere autentico".
Ed è poeta colui che piange e ride (riprendendo il caro
concetto pascoliano) come un fanciullo; ma è anche colui
che fra le mani si nasconde il volto nella tenera paura di
riuscire a capire: "lancerà l'orso il suo / anatema / sugli
uomini e la loro cecità / per non aver posto un albero tra /
sé e la sua fine".

Fabio Greco
["reportage" - n. 21/'94]

sabato 24 aprile 2010

da Cospirazioni di Altrove

Felice Serino


Cospirazioni di Altrove

-sospensioni trasparenze echi-


2010



mistero l’Altrove
da cui si parte / di cui si è parte



miracolo d’amore – fuori e dentro
noi – la vita che si apre: cospirazioni


*


A STEPHANE MALLARME’


tenue rosa d’albore

nel cuore fiorite di cielo

*

HO SOGNATO DI ESSERE TRASPARENTE

vortico in un vento
di luce

da fenditure di un sogno
spio il mondo

*

CONSAPEVOLEZZA DELL’ESSERE

tanto piccolo sei e disperso
come pulce sul dorso di un mulo *

ma il cuore che non può morire
infiniti universi racchiude


*da una frase di Erri De Luca
intervistato dopo il terremoto di Haiti

*


EMANUEL SWEDENBORG

lasciami entrare nel tuo sogno
adesso che col soffio di Dio
ne scrivi pagine ineffabili
pensieri pettinati di luce
eccelsa danza dell’aria
dalle labbra della notte stanotte
mi pare udire da un-dove-che-non-so
una sinfonia da musica delle sfere

lascia emanuel che entri
nel tuo Sogno

*

NELL’URLO

(mercoledì delle Ceneri)

nel giro delle braccia
le acque del mutamento – le mani
a impugnare il limite

penetrare in sé
nel profondo – eredità
di cicatrici – dove si tende
una strada nel cielo

rigenerarsi nell’urlo
della croce

*

UNA LUCE

non sarai tu a scagliarla la pietra
che negli anni sfasati
più d’una volta tornasti contrito
a casa anche se non ti fu
ammazzato il vitello grasso
che ti specchiasti nel fondo più nero
del nero anche se non s’udì
canto di gallo quando
tradisti la vita spinto ad un atto
anticonservativo
che infine piegato
dalla croce una luce
a forma di un angelo fu
a strapparti dall’oscenità
del tuo tempo facendoti espandere
in un’emorragia di versi e di
energia positiva
che nel viola del tramonto
fosti padre e ora nel tempo
declinante sarà forse tua figlia
che ti farà da madre

sabato 10 aprile 2010

commenti vari

Serino a mio giudizio riesce a esprimere attraverso delle
visioni surrealistiche quella parte del quotidiano che si
trasforma nei suoi versi in sogno, dimensione onirica,
fantasia, partendo proprio da una visione dell'uomo che si
spoglierà della sua essenza per entrare nella trasparenza di
uno specchio, per poi alla fine essere proiettato in uno
"spazio-tempo vitale", in cui lo stesso trasforma il contesto
esistenzialistico in cui si è posto, anti-positivista. L'
investimento ideologico per un continuo rinnovarsi di
vita-cultura, la sperimentazione di nuovi modi di costruire
versi, l' atteggiamento anti-conservatore di un passato
letterario della poesia (da fin troppo tempo contenuta in
canoni intoccabili dai puristi), lo pone come personaggi
indiscutibile delle avanguardie, in un esprimersi del quale
l'ermetismo conosce bene i suoi confini.


Luca Rossi


*

Il grido non emesso, la sua forma sta in un "tempo sospeso"
come tutta la poesia ultima di Felice Serino. E' un disegno,
un'opera grafica di orizzonti silenti.


Andrea Crostelli


*


Felice Serino: il poeta filosofo


Addentrarsi nelle tematiche di Felice Serino, ci porta a
considerare la nostra essenza di creature in balia del senso
di perdizione e di precarietà, caratteristiche salienti
dell'uomo. In versi ermetici che scavano in profondità, quasi
erodendo la nostra coscienza, il poeta affronta il rapporto
tra il divino e l'umano, tra realtà e spirito, il contrasto
tra spirito e corpo, tra sogno e mondo reale. E certo non
manca la trattazione della problematica della morte e
dell'alienazione del vivere moderno. Cito alcune poesie a
suffragare quanto detto: "In sogno ritornano", "Preghiera",
"Sospensione", "Dal di fuori", "Appoggiata ad una spalliera di
vento", "Io-un altro", "Appunti di viaggio", "Nella valigia",
"Spirale". Interessante l'uso della simbologia e della
metafora dello specchio nella disanima poetica del multiforme
aspetto di come la mente possa percepire la realtà. A volte si
mostra gnomico, umanitario e proteso alla risoluzione dei
problemi sociali. Il linguaggio appare scabro e incisivo,
spesso filosofico e attinente al mondo della psicanalisi e
dell'antroposofia.

Non è una poesia facile, all'inizio si presenta ostica, così
intessuta di richiami culturali e stile ermetico, ma piano
piano ci avvolge nell'atmosfera sospesa del nostro essere
uomini, tesi alla ricerca della verità.


Peppino Giovanni Dell'Acqua

Dai "Commenti", nel sito http://www.poetare.it/

sabato 27 marzo 2010

Riflessioni su La difficile luce

RIFLESSIONI SULLA RACCOLTA "LA DIFFICILE LUCE" , 2005
di Felice Serino

Nostalgia immemore

Io penso che le nostalgie che trapelano dai tuoi scritti non
sono nostalgie terrene.

Si tratta unicamente di una nostalgia che sfugge alla memoria,
infatti non possiamo avere flash visivi, odori, suoni, gusti,
sensazioni tattili se non in questo mondo. Non c'è un ricordo
che inchioda il tempo, che languisce, che rimpiange e che
rende amaro il quotidiano. Non c'è un ricordo bello e non c'è
un ricordo brutto che infantilizza o rende immaturo il nostro
vivere. Non c'è… non c'è, non c'è. Non ci sono regole nel
mondo assoluto dell'amore da cui proveniamo, non ci sono
schemi, non ci sono segni di riconoscimento, Dio si riconosce
in tutto e in tutti e noi ci riconosciamo in lui. Nei cieli,
per intenderci, non ci sono paletti che delimitano spazi né
orologi che scandiscono tempi, l'eternità è fatta di ben altra
pasta e noi non sappiamo quale. Avvertiamo solo un senso di
appartenenza, un afflato, un desiderio d'infinito di quando
siamo stati intessuti nel seno materno di Dio dalla Sapienza e
dalla Parola che, nell'atto del creare, han separato Creatore
e creatura. E' questo distacco – a me sembra – che porta,
causa in te il pathos nostalgico, immenso, senza paragoni.

E' facile e naturale che un immigrato senta il richiamo delle
sue radici; tutti noi siamo immigrati e mandiamo smisurate
lettere al cielo: preghiere o imprecazioni in attesa
dell'immancabile ritorno.

Proveniamo da una dimensione celeste e quello che ce lo fa
riconoscere è che Dio non ha mai tolto il suo amore da noi.
Siamo concittadini dei Santi e familiari di Dio catapultati su
questo globo di creta per riconquistarci, nella prova, la
Gerusalemme liberata, la Gerusalemme celeste e il volto di
nostro Padre che bramiamo di vedere per poterci rispecchiare
in lui. Già il Paradiso ce l'ha conquistato Gesù ma noi
dobbiamo metterci del nostro e un giorno comprenderemo
pienamente chi siamo. Per ora, nell'estasi, possiamo fare solo
piccoli assaggi dell'Eden, come una goccia d'acqua che
evaporando sale ma che presto ridiscende rientrando nel suo
corpo.

[lettera privata]

Andrea Crostelli

sabato 13 marzo 2010

recensione di Andrea Crostelli

RIFLESSIONI SULLA RACCOLTA "FUOCO DIPINTO",
di Felice Serino

[edizione dell'autore, 2002]

Corpo di vetro


Ci sono poeti legati alla terra (e questi forse sono la
maggioranza, nonostante la poesia venga dai luoghi più
reconditi e inspiegabili) e ci sono poeti propendenti al
cielo; sicuramente Felice Serino è di questa seconda fascia.


A volte il cielo parla con il sangue delle tue vene

più che con l'indaco delle tue arterie,

comunque sia vuole sentirsi uomo

forse solo per avvicinarsi a chi lo guarda

perché costui ci si rispecchi

perché l'umanità nel mondo

è ciò che prevale e pervade il mondo

finché ci sarà mondo,

allora il cielo non può far altro

che ripiegarsi nel gesto d'amore iniziale

e improntare continuamente la sua somiglianza

col fiato sospeso di chi attende

la perfezione finale del ricongiungersi.



E' pure vero che il cielo può rapirti o che tu contemplandolo
favorisca la sua "presa", e in quel momento d'estasi che non
t'appartieni sei finalmente libero. Cosa strana, libero di
essere preso, libero di appartenere a qualcos'altro che ti ama
e ti sovrasta d'amore.

In questo tipo di situazione puoi sentire il tuo corpo
leggero, di vetro, accessorio superfluo, e quindi… "ride la
tua immagine d'aria".

E' la fusione del tuo corpo nell'immenso corpo cosmico.

Diventa una fatica sottrarsi alla luce per tornare indietro
sui passi che la terra chiama a percorrere.

Quella "carne attraversa un incendio", un incendio piacevole,
pienezza per l'anima la fusione col tutto, difficile accettare
che si tratti di un momento, di un solo momento dal quale però
ricevi carica per affrontare il quotidiano imperniato di
materia. E affrontare il quotidiano significa mettersi a
servizio, soffrire per chi fa uso di L S D, del fumo, del bere
e delle donne come strumento di piacere, soffrire per chi
naviga nel male e non si lascia investire dalla luce, soffrire
di chi abusa del potere e che, quindi, è nemico della luce.

Felice Serino denuncia la violenza, la guerra con le armi
potenti della poesia, e sa cosa potrebbe aspettargli: "di
certo m'imbavaglieranno / non sopportano di guardarmi negli
occhi". Non scorda poeti assassinati (Dalton, Heraud, Urondo)
per strada o nei manicomi (Campana) ma non può e non vuole
trattenere la forza della parola che gli esce dal di dentro.
Dichiara che la morte è sconfitta dalla luce [vedi: "Frammento
(lettera di un malato terminale)"], lui, infiammato da una
luce, che va oltre i suoi interessi per l'astrologia.

Puntuali, brevi, atossiche e con lampi intuitivi niente male
le poesie di Felice Serino ridanno fiducia all'uomo che vuole
incontrare animi trasparenti per procedere incoraggiato e
sollevato nel cammino dell'esistenza.


* * *

Clessidra in polvere

Il tempo è un'argomentazione che preme al poeta; Serino dice:
"nel sangue un tempo tuo – rotondo". Una continuità di
pienezza a cui aspira, tende, come si tende alla perfezione. A
me lancia l'immagine del ciclista, quello bravo dalla
"pedalata rotonda", costante, mai scomposto e bello da vedere.
Costui elimina i vuoti e va spedito verso il traguardo.
Infiammare il sangue d'amore è benzina che brucia il lacido
lattico alle tue gambe che vorrebbe bloccare la tua corsa.
Senza ostacoli nell'immaterialità delle cose avanzi con
l'aiuto dell'angelo che "da dietro il velo / del tempo è luce
al tuo passo".

Il tempo frequentemente è l'accusatore e l'accusato delle
nostre irrealizzazioni. Perché allora non velarlo d'irreale?
Perché non portarlo in un altro contesto dove non sia lui a
dirigere le danze bensì noi "cosmonauti di spazi /
sovramentali"?! Perché non ipnotizzarlo o sognare di
ipnotizzarlo?! Perché non condurlo nel nostro sogno per
poterci camminare a braccetto?!

"Nel paese interiore" – aggiunge il poeta – "vivo una stagione
rubata al tempo".

Ma forse, o molto probabilmente, il tempo ideale di Felice
Serino non esiste, perché egli ama guardare "all'indietro
nell'imbuto fuori del tempo" e avanti "per volare fra le
braccia della luce", proiezione anch'essa d'eternità.

Andrea Costelli



[Andrea Crostelli, di Ostra (An) è pittore, illustratore,
fumettista, critico artistico/letterario, poeta. Espone le sue
opere in Italia e all'estero.]

sabato 27 febbraio 2010

da Fuoco dipinto (2)

Da: -FUOCO DIPINTO, 2002-


LA SERA BLU HA OCCHI DI TIGRE
(a Hemingway)

aureolato di fumo

ma dove va la vita
morte tenuta in vita che fluisce
con te o senza di te

per compagnia una bottiglia e una donna che
almeno per stanotte
ti allentino il suo morso
ti richiudano questo strappo infinito

(domani chiuderai la partita)

Hem
per gli amici

occhi in liquido cielo
capovolto



LA VITA NELLE MANI DEL VENTO

palpebre d’aria
chiuse sulla disfatta del giorno
(depistate tracce
rotte smarrite
a insanguinare il vento:
ruotare del tempo
nella sua vuota occhiaia)
anse d’ombre
annegano il grido
dell’anima giocata a testa e croce



COME SOSPESI

è perdersi nelle stanze arimaniche
progettando vite in copia carbone
questo disconoscerti poesia
autenticità spolpata da virtuale e stress

è come stare sospesi nello sporgersi
da delirante vetta interiore l’aprirsi
di crepaccio la sua bocca ad urlo



PAROLA

erlebnis del phonema –
conchiglia
d’aria – sul mare della memoria

una stella di sangue è il sole della pagina

parola – tua preda o forse
tu preda della parola

amore zenitale

le nozze del fuoco



SOGNO
a Dino Campana

si librava lo spirito nello
splendore di quel sorgere:
si chinava
il Sole a baciare la
sua storia: a
rischiararla tutta – in un istante

l’anima del
poema mai concepito
s’imbeveva di alfabeti
ineffabili –
galleggiava in quella luce
bianca



IQBAL
in memoria di Iqbal Masih, tessitore di tappeti,
portavoce dei diritti dei bambini lavoratori, ucciso a 12
anni, il 16 aprile 1995

come un bosco devastato
intristirono la tua infanzia
di pochi sogni

tra trame di tappeti e catene
ancora grida il tuo sangue nei piccoli
fratelli – il tuo sangue che lavò la terra

quel mattino che nascesti in cielo – dimmi –
chi fu a cogliere il tuo dolore adulto
per appenderlo ad una stella?




A DAVIDE
morto a 17 anni il 16.4.1995, domenica di Pasqua

ti videro rimbalzare come un fantoccio
contro il parabrise

eri la loro preda
di turno: sul collo il fiato
di quella banda di cani armati di mazze

(arancia meccanica
una domenica pomeriggio
quando le ore si dilatano e
la città è una giungla)

sui tuoi sogni si era chiusa la Notte

ti ho rivisto all’obitorio: sentivo
il tuo corpo astrale aleggiare
su quei resti e palpitare un intero
universo nei tuoi occhi di vento: Davide
non più diviso tra terra
e cielo: in te racchiuso il Segreto

[Nota – Davide e il piccolo Iqbal sono affratellati dallo
stesso destino:
una tragica morte avvenuta lo stesso giorno, mese e anno,
domenica di Pasqua.]



NELL’INDICIBILE

tu dici è scandalo la morte ma può
esserlo la bellezza perduta del fiore o
della farfalla che vive la luce di un giorno?

dietro il velo dell’esteriore il fiore
il verde la foglia – parte del cosmico
sé di cui è specchio il di qua – vivono ab aeterno
l’indicibile essenza di fiore/verde/foglia



A RISALIRE VORTICI

a specchio di cielo
cuore
a risalire vortici
di vita dispersa
(d’ore ubriache)

vorresti tuffarti
nell’azzurro fonderti
con la luce



ESSERE

1.
bava di ragno a tessere
unità del tempo
(gusci d’entità
masticati da morte
my body is my suit)

1.a
letto di procuste
(visitarsi in sogno)
dell’anima

2.
essere
come momento
il qui-e-ora
il Sé irripetibile il Sé universale
my spirit is soaring

3.
perdersi in chiarità di cielo
farsi libro aperto

3.a
(dove albeggiano azzurrità di strade alte)



DA QUESTO MURO

da questo muro
trasudo le morti di tanti
sono l’urlo di ginsberg
il grido di munch di guernica
queste parole sono pallottole
dirette al cuore
voce di chi non ha voce verità di Cristo
di certo m’imbavaglieranno

non sopportano di guardarmi negli occhi




ANCHE PER VOI

salgo sulla croce anche per voi disse con gli occhi
rivolto a quelli che lo inchioderanno
anche per voi che ancora nei secoli
mi schiaffeggiate sputate
negando la vita buttandola tra i rifiuti
aizzando popolo contro popolo
sotto tutte le latitudini
salgo sulla croce anche per voi
che mi sprecate nelle icone
per voi nuovi erodi/eredi della svastica
che insanguinate la luce delle stelle
oscurando la Notte della mia nascita
anche per voi potenti della terra
razza di serpenti
che non sopportate di sentirmi nominare
dal mio costato squarciato fiumi di sangue
tracciano il cammino della storia
la mia Passione è un solo grande urlo muto
di milioni di bocche imploranti
dinanzi al vostro immenso Spreco
con cui avete eretto babeli
di lussuria come cultura di morte



LA FORZA DELLA PAROLA
a Dalton, Heraud, Urondo

- tre poeti assassinati – mi diceva
(occhi persi nel vuoto
a inseguire chissà quale visione) - tre
in posti diversi – (ne rammentava solo
vagamente i nomi e i luoghi)
- vedi: - puntualizzava – il potere è nemico della luce:
non sopportando la forza
della parola
si mimetizza viscida serpe
tra sterpi e inietta il suo veleno -



LA FORZA OSCURA

l’alba è schiusa palpebra
dell’Orologiaio del cosmo –
col mio emisfero destro
vivo la meraviglia la poesia della vita
credo nell’amore contagioso –
ma mi riconosco in chi non sa guardare
a lungo la Bellezza
negli occhi senza assassinarla
“perché ogni uomo uccide ciò che ama”

e allora cos’è questa forza
oscura che mi strappa
gli angeli dai sogni? chi
viene a violentare il fragile azzurro?



UN DIO CIBERNETICO?

vita asettica: grado
zero del divino Onniforme
(ma la notte del sangue
conserva memoria di volo)
vita sovrapposta alla sfera
celeste regno d’immagini
epifaniche / emozioni
elettroniche
eclissi dell’occhio-pensiero



A DANILO DOLCI

risalire all’immagine infranta
dove è voce del sangue
la ferita aperta del cielo – limare
le parti non combacianti
con la figura del divino: è questo
che fai intendere e
la chiami città
terrestre la tua voglia
di rivoluzione: tu innamorato
dell’uomo nuovo – del suo
costruirsi incessante –



AION

1.
chi ti ha fatto sapere ch’eri nudo?
l’entrare della morte nel morso
della mela
(si erano creduti il Sole
scordando di essere riflessi)

1.a
il serpente mi diede dell’albero e…
eva la porta
di sangue
per dove passa la storia

2.
nell’incrocio dei legni
la conciliazione degli
opposti (lo scheletro del mondo)

2.a
è il Figlio che pende
dai chiodi
la risposta a giobbe

3.
ancora l’assordare dei martelli ancora
un giuda che fa il cappio abbraccia un albero di morte
- sulle labbra il fuoco del bacio



LA VIDA ES SUENO

con calderon* dici la vida
es sueno mentre ti dibatti
in un non-tempo onirico:
sorveglia ogni gesto
un testimone interiore / custode
del sogno – e se nel saperti
forma vuota volessi
uscire dalla vita
non c’è
grido o sussulto che tenga

* Calderon de La Barca


Felice Serino

sabato 13 febbraio 2010

3 poesia d'amore di Carlo Molinaro

http://www.youtube.com/watch?v=9UVFZLw5k4A

da Fuoco dipinto

Da: -FUOCO DIPINTO, 2002-



CIELO INDACO

confondersi del sangue con l’indaco
cielo della memoria dove l’altro-
di-me preesiste – sogno
infinito di un atto d’amore



DENTRO UNA SOSPENSIONE

forme-pensiero dilatò
il mandala e una rosa di immagini
gli si aprì a ventaglio dietro
la fronte – col terzo occhio - in un
capriolare all’indietro di dolce
vertigine – fu risucchiato in stanze
della memoria archetipa e
da luce noetica immerso
in una pace amniotica
appena un grumo
in sintonia col pulsare di miriadi
di cellule ora si fondeva
col respiro dell’immenso corpo cosmico




AZZURRE PROFONDITA’

la testa affondata nel cielo (azzurre
profondità rivelano ombre
essere i corpi (il foglio la mano un
vuoto)
mi levo dal sogno bagnato
di luce




SONO UN MISTERO A ME STESSO

da me una distanza mi separa:
attraversa un incendio
la carne: per farla d’aria – vitreo
sperdimento

mistero a me stesso

e il mondo m’è fuoco dipinto *

* verso da M. L. Spaziani




DOPPIO CELESTE

entrare nello specchio: esserne
l’altra faccia:
uscire dal sogno di te stesso
apparenza di carne tornata pneuma:

ri-unificarti col tuo doppio
celeste: il-già-esistente di là
dal vetro: tua sostanza e pienezza



TRA ONIRICI LAMPI

tra onirici lampi
ride la tua immagine d’aria
intagliata nell’ombra del cuore



I FUOCHI DELLA LUNA

coi fuochi della luna bivaccanti nel sangue
baluginare d’albe e notti che s’inseguono
dentro il mio perduto nome
per le ancestrali stanze un aleggiare di
creatura celeste che a lato mi vive
nella luce pugnalata



PAESAGGIO INTERIORE

segreti cosmici ha il sangue: sperimenti
il mondo immaginativo nuotando
nel sangue come un pesce –
abitando le stanze dei nervi – leggendo
la geografia delle vene:

ti sintonizzi con la danza
delle molecole: sei nella danza: la danza

la circolazione
sfocia nei sensi: emerge un mondo
ispirato – da musica delle sfere –



FUNZIONE DEL CORPO

1.
fatto di polvere stellare
corpo-immagine / specchiato narciso
corpo-mito venere da spuma
corpo-amore corpo-fame
corpo-terra

2.
corpo vissuto come ferita /
desiderio / vita che non demorde
(corpo sacco dell’anima)
visto come mo(vi)mento/esperienza
(carta assorbente)

3.
corpo unico
irripetibile
primavera del corpo

3.a
(“si sveglieranno ed esulteranno”
Is. 26, 19)



LA DIFFICILE LUCE

esistere nel mondo: l’Essere
decentrato estraneo a sé
(lobotomia della propria
Immagine interiore –
da dispersioni di Energia
cristallizzati aneliti in un cielo
strappato voci
spezzate sul nascere)

rimanere in essere
incapsulati in una vita ch’è copia
sfocata dell’Originale:
diminuzione vita
a metà

pure:
zampillo d’acqua viva
dall’Io subliminale

la difficile luce



GRIDO IL MIO NOME

s’invertigina l’essere a
mimare la morte
(l’io avvitato in enigma
da koan):
non mi conosco non so
chi è l’essere che è me – buco
nero o anelito sulla
bocca di Dio – perduto io grido
il mio nome nei crinali del vento: discendo
nel mio specchio attendo
una nuova nascita



ANANKE

1.
luce/ombra le mie due metà
tendo all’Uno all’androgino
rapito dai vortici di
Splendore
(dalle Sue Ali di Fuoco)

2.
è l’io la linea che mi divide
in grovigli di vene (avvolto
nella camicia di nesso degli istinti)
sussistono tutti i contrari
--------- un tiro alla fune

finché non si frantuma il mio corpo
di vetro



PORTARE SE STESSO COME UN VESTITO

1.
processo è la vita stessa
il soggetto si racconta

1.a
da acque amniotiche
(da matrice atomica)
gettato dentro il mare-mondo

2.
l’io: tantino diversi: io-
metamorfosi
(voci di dentro)

2.a
io sospeso spasimo io qui-e-ora
io fatto vertigine e sogno
(stato di trance
un esistere in limine)

2.b
io-onda io moltiplicato
da specchi e pure a sé ignoto
io mancanza vuoto
di braccio amputato

AZZURRO

passaggio dal
nero al bianco
l’ascendere alla luce
azzurro quello delirante
di mallarmé la vocale
o di rimbaud
la rosa azzurra
azzurro: tutto il cielo
negli occhi
azzurro manto
di Maria



VIA LATTEA

cammino luminoso scala che unisce
il mondo dei morti a quello dei viventi:
a una estremità la costellazione
del Lupo – Antares – sorveglia
l’entrata nel regno dei morti – all’altra
quella del Cane – Sirio – apre
la salita del cielo e guida
i naviganti: è la stella
Maris – la stella del mare e la stella
di Maria



VITA

lascia che m’incenerisca
per nuovo sorgere
adamantino
nell’aria secca del fuoco
lascia
ch’io mi bagni fino al cuore
della luce della tua saliva

voglio sentire il mio essere
avvolto nel risucchio
del tuo imbuto cosmico del tuo vuoto affamato



L S D

nella magnetica notte allucinata
a vivere la tua morte urlata
anima infeconda strappata alla
pseudoincarnazione di un sogno:
parvenza d’amore immagine
accartocciata mortale


Felice Serino

sabato 30 gennaio 2010

Sylvia Plath - Io sono verticale

http://www.youtube.com/watch?v=n3adPL8GotU

da La difficile luce (2)

da LA DIFFICILE LUCE, 2005







INFANZIA



Eravamo nell’età illusa

Eugenio Montale



la tenerezza dei giorni verdi

sparpagliati

nell’oro del sole appesi

alla luna



il papà dalle spalle

larghe come la volta

del cielo



quel sentirsi dèi – quasi

alati senza peso – e

non sapere la vita





Innocenza nostalgia del paradiso





ADOLESCENZA ASPRI SAPORI



adolescenza aspri sapori

occhi belli fieno nei capelli

alle spalle della notte

fuggire nello schiaffo del vento





NEL PERDURARE LA LUCE



le ore arroventate: erano

estati lunghe a morire



le corse pazze le ginocchia

sbucciate nel perdurare la luce:



ancora un mordere

la sanguigna polpa del giorno - ricordi? –





IL NULLA LUCENTE



in ka* nulla è casuale

credi morire non è farsi

pietra e silenzio: è grido

liberato pietà che vede -

ruotare

su cardini rovescio

del guanto - essere

sogno? luogo-non-luogo ubiquità

e s p a n s i o n e : lacerante

biancore il nulla lucente **



* ka: il "doppio" incorporeo dell'io

** P.P.Pasolini, da Poesia in forma di rosa





GRAVIDE DI LAMPI



la luna piegata sui miei fogli

compone queste lettere

gravide di lampi

tagliate nella luce

assetate

nel supplizio dell'inchiostro

vibranti

su pentagrammi di sogni





SEI LUCE SEI FUOCO



presente a te

chiamami Amore

la bocca colma di luce

sei fuoco

antimondo

chiamami a un silenzio di giardini

grumo vortice d'astri



presente a te

fuoco-luce chiamami

da un mondo di vetro

Amore fai ciak





POESIA ONIRICA



il sogno sfoglia

spirali di memoria

al lume di luna

disegna

il sonno delle rose





LA LUCE GRIDA



la luce grida aprendosi

uno spazio nel cuore





UN VERSO SALVAVITA



un verso salvavita ti bagna di luce

nell'orfanezza del Sogno





FIGURA



indiafanata da un vento di luce

sei immagine di sogno che svapora

in un cielo di cobalto





POESIA



scavare nascere nel bianco - parola

intagliata nel cielo del sogno - è

come estrarre sangue dalle pietre



(ecco forbici di luce

sfrondarti):



la pagina è tuo lenzuolo

mentre in amplessi

cerebrali muori-rinasci



(da un luogo puro giunge questo sole

sulla pagina)





ZEN



(non

studiare il taglio

di luce come l'artista)



non scegliere:



lascia

che sia fà il vuoto

fino

a essere e non essere





SONO DEL CIELO



sono del cielo

fuori dal suo azzurro



circumnavigo

psiche



abito la morte di me stesso

insieme a tanta vita





CADUCITA'



il tempo è uscito dal calendario

in un balenìo

di stagioni e amori svolando

obliquo

nel sole con ali d'icaro





A META' DEL SUO CORSO LA NOTTE



a metà del suo corso la notte

inghiotte l'ultima luce - rende

suoi ostaggi i corpi



su un mondo immateriale - più nostro -

il sogno apre il sipario





SOGNO DI ME



io non io esisto

di qua di là dello specchio (una

distanza mi separa: come

fossi da un'altra parte): vivo mi

agito dentro un sogno

lucido: Sogno di

me - creatura di sabbia





VOLI A SOLCARE L'INDACO



(voli a solcare l'indaco

staccandosi dal tramonto)



ti sveni come questa luce -

dai muri diroccati

dalle feritoie a spiarti

gli anni spogliati nel cuore:

l'infanzia che rimonta

dentro te come un sole (il sangue

sparpagliato nella luce)
:
l'esplodere dei sogni che aprivano

i mattini - l'innocenza

negli occhi di pianto

di quel fanciullo col suo aquilone -

sparito nel profondo azzurro...





MOMENTO



1.

una folla di stelle:

la stanza si riempie di cielo



come quando

in un punto

dell'eterno palpitò la mia essenza



2.

biancore irreale – carne-e-

cielo l'Io nell'oceanosogno

è guardarsi cadere

nell'imbuto fuori del tempo



fino all'attimo

prenatale alla luce del sangue





VISIONE: M'INONDO' IL SOGNO

(leggendo Jung - Storia del simbolo)



(luce che cresce il grido

della mandragora

l'albero capovolto)



...fuggii negli specchi



sprofondai nei cieli anteriori

cavalcando eoni-spaziotempo



vidi nella memoria cosmica

il centro di me

dove ardeva il mio sangue

in simbiosi col palpitare degli astri



coi segreti del vento la musica

delle sfere



il mio sangue confuso col cielo

della memoria





...precipitato nella vita







Felice Serino

sabato 16 gennaio 2010

poesia di Ferruccio Brugnaro

http://www.youtube.com/watch?v=GXfTxc1miYI

da La difficile luce

Da: -LA DIFFICILE LUCE, 2005-







LA TUA POESIA



quando un capriolare nel mare prenatale

ti avrà fatto ripercorrere a ritroso

la vita (tutta d'un fiato) azzerando l'Io

spaziotempo -

allora leggerai la vera sola poesia aprendo

gli occhi sul Sogno infinito: la tua

Poesia cavalcherà in un' albazzurra i marosi

del sangue fiorirà negli occhi di un'eterna giovinezza





ANGELO DELLA POESIA



librarsi della tua ala azzurra nel mio sangue



io-non-io: in me ti trascendi e sei



d'ineffabili alfabeti s'imbeve il nascere delle mie aurore





TECNICHE DELLA MORTE



atomi di solitudine

abbandoni / distacchi / fini

assaggi di morte

le morti figurate i

suicidi/omicidi camuffati

la notte blu dell'anima

morte presente dalla nascita

morire porta sul nascere

emigrare di forma in forma

o Dieu purifiez nos coeurs

ora e nell'ora della nostra morte





LA VITA INESAURIBILE



la mente in stand-by (fuori da un mondo

parallelo) - ti culla un canto

d'alberi e di cielo

assapori per poco ancora

il tepore delle lenzuola: ora

senti la vita che entra in te: ti scorre

dentro come un fiume

(batte rotondo nel sangue il tuo tempo -

ti senti in comunione col sole):

adesso che afferri

vita - più vita - nemmeno t'importa

di un corpo che sarà preda

del disfacimento





ANGELI CADUTI



fuori dal cielo

bevvero l'acqua del Lete



ora non sanno più chi sono


presi nella ruota del tempo

mendicano avanzi di luce - curano

le ali spezzate



per risalire nell'azzurro





VENTO DI MEMORIE



è salamandra

sorpresa immobile

che finge la morte

due braccia schiuse a croce

cielo di carne vento

di memorie la vita



ora sospesa



finché spunti

la trottola il suo perno *



* verso da Montale





LA FORZA GENTILE



Dio è paziente: ha sogni

per l'uomo infiniti - frutti

immarcescibili

(centro del cosmo: non è

il suo un giocare a dadi)

egli visita le nostre

piaghe - manda angeli

a spazzare gli angoli del cuore

(suo disegno è

la Bellezza)

la sua forza è gentile





I LATI DEL VOLTO



tra reale e apparente l'ovale

del volto che ti guarda dal fondo

dello specchio di un locale fumoso -

il non poterti vedere come gli altri

ti vedono - l'altra parte di te l'inespressa

forma che puoi immaginare assumere

nell'aldilà - (scorgerti di spalle o

spiarti di sbieco è perverso

gioco di hyde - incontro con l'Ombra)





IN FONDO AGLI SPECCHI

(a J. L. Borges)



in un moltiplicarsi di specchi (fuga di

nascite e di morti)

imprigionata è la luce

dei tuoi déjà vu -

s'odono se ascolti i sordi

tamburi del sangue

in fondo agli specchi dove si

legge l'eterno ritorno (la vita

ci misura) - lì è il centro il mondo

rovesciato: il tuo aleph -

la chiave l'enigma





ONNIAMORE



accettare di farsi

trasparenza (libro aperto)

lasciarsi attraversare

dalla vita - da morte-vita (rosa

e croce) -

da Colui-che-è: l'Onni-

amorevole



di fronte all'Assoluto



...immersi

nell'Assoluto –



quando il R a g g i o
assorbirà le ombre





SOSPENSIONE



tempo elastico

passato < presente > futuro

gli orologi molli di dalì

tempo-sospensione l'aprirsi del fiore

tempo di blake

sospeso nel balzo

lucente della tigre

tempo diluito non-tempo onirico

tempo dilatato che

scandisce deliri di luce

in una tela di van gogh

tempo sospeso

immobile indolore

felicità animale





NEL SEME DELL'AMORE

a Tagore



ascolta

...non senti urgere vita più vita

nel seme dell'amore che

aspetta di esplodere in un abbraccio cosmico?





VITA IN NUCE



entrare nella

morte-vita (sangue del pendolo /

tempo-maya con occhi

di luce

capovolti



"vivo"

è nell'Oltre: cuore

del sole abisso

di cielo - antimondo





A



1.

vocale

in sospensione come urlo

muto - il bianco

dell'urlo

il nero

di rimbaud



2.

ritrarsi del

fuocosacro a un

vaneggiare di gole

spiegate /

scimmiottanti maiacoschi





COGLI IL MIO MORIRE



cogli il mio morire tra una

radice di sangue strappata e un'altra

appena nata dal suo grido





GANDHI



miracolo il sorriso

interiore

mentre il mondo ti ringhia addosso



ti offri s'apre una rosa

di sangue



nel Cielo un canto d'alleluja





VERSI ALL'AMORE



irradia un sole il mio cuore

che vuole incenerirsi

nelle tue braccia

ove la Bellezza delira



il tuo sguardo s'instella

dove comincia il cielo

anima bella

farfalla imprevedibile del volo





PARUSIA

(nell'ultimo giorno: scaduto il tempo osceno)



sporgersi sull'oltretempo ai bordi

della luce

presenze

evanescenti in chiarità

di cielo: farsi

corpi di luce







© Felice Serino

sabato 2 gennaio 2010

poesia d'amore di Alda Merini

http://www.youtube.com/watch?v=_xfr3migfuc

da Il sentire celeste

Da: IL SENTIRE CELESTE, 2006







ARCHETIPI O LETTERE CELESTI



sulla pura pergamena

della sostanza primordiale

tutti i pensieri lo Spirito scrive

con l’inchiostro luminoso

della divina emanazione: nel Libro

dei libri sotto forma di archetipi

o lettere celesti si trova tutto

quel che fu è e sarà





POESIA COSMICA



io-non-io:

lasciare che mi superi

la luce



sentirmi espandere

nell'amore

infinito sparso per il cielo





ROL



nel giro

di una luna ti sognerò levarti

da orizzonti

di fuoco su cavalli

d'aria

dipingere arcobaleni

coi colori dell'amore





MIO SANGUE ALATO



tu come un’esplosione

all'aprirsi del fiore –



vita: mio sangue alato



lascia che m'incenerisca

per rinascere adamantino

nell'aria come fenice

lascia che della luce

della tua saliva

fino al cuore mi bagni



ah sentirmi avvolgere

nel risucchio del vuoto

tuo affamato





SPRAZZI DI PACE



spiove dal cielo una luce

di stelle gonfie di vento – quasi

provenisse dall’oltre



nel cuore un aprirsi

di sprazzi di pace: vedermi

in tutto con il mio sognare –



il vissuto la vita

sognata





L’OMBRA



negativo di me mio vuoto

in proiezione mi copia con inediti

profili tagliati nella luce – se dal

di fuori la spiassi mi direi sono

io quello?



pulviscolare ha i contorni

del sogno e i suoi fòsfeni

si spezzetta se riflessa inafferrabile

fantoccio mi diventa

pure mio vuoto mia metà



che estinta con l’ultima sua luce

rientrerà nel corpo-contenitore

unificata con la terra – senza un grido

tutt’uno con la morte –

senza perché – solo ombra





IL PECULIO DI LUCE

(a Simone Weil)



1.

(occhi come laghi

abbracciano da eco

a eco fremiti di vita)



ha mani che sfondano muri

di solitudine – amore



2.

germoglia grido di luce

da nuovo dolore





SIESTA

[entrando in un sogno lucido con la visione dilatata

di gatta che si stiracchia]



le fauci spalanca la natura animale in enorme sbadiglio

della tigre di blake a ricordare la geometria felina

dinanzi agli avanzi della sua preda sanguinolenta

nella solitudine lucente tinta dalla cenere rossa del tramonto

pancia all’aria nella conca del sole occhi socchiusi impastati

dell’ultima luce in un tempo sospeso un silenzio

che disegna l’atavica forma aperta del grido





NEI MIEI SOGNI



nei miei sogni ricorrenti il mare

ne attraverso lunghi tratti io che appena

sto a galla – altre volte mi trovo

in viaggio (nave/treno) o mi vedo nella

casa giù al paese a tavola

coi parenti che mi ricolmano fino

agli occhi e mi accorgo che sono in ritardo per

il lavoro ora nemmeno più ricordo dove

ho parcheggiato scendo di corsa salgo

scalinate eccoli i miei morti i parenti

sorridermi mai che mi dessero

numeri



(ora non sogno più a colori

vividi né di librarmi come

falena contro il soffitto)





CREATURA



mi godo la luce

come farfalla

sul palmo della tua mano



Signore non posso

che offrirti il mio niente –



fragile creatura

ti devo una morte





PARVENZA D’AMORE



pietre ancora calde di sole

con la luce che vuole morire al giorno

una virgola di amore ti è rimasta negli occhi

come sangue rappreso (nelle vene del tempo

è sospensione questo palpitare che si fonde

col silenzio del cuore)



come un olio è passata la luce sopra il dolore –

pseudoincarnazione di un sogno –





HA MEMORIA IL MARE



1.

la forma del vento disegnano

rami contorti

voli

di gabbiani ubriachi di luce

a pelo d’acqua decifrano tra

auree increspature le vene del mare



2.

interroghi sortilegi nella

vastità di te solo

ti aspetti giungano da un dove

messaggi in bottiglia un nome un grido

ha memoria il mare

scatole nere sepolte nel cuore

dove la storia

ha un sangue e una voce





SPAESANO LE ORE DEL CUORE



i primi turbamenti i morsi

dell’amore – luce

d’infanzia come sogno scolora

dove l’orizzonte taglia il cielo



spaesano le ore del cuore

nel giorno alto







Felice Serino