sabato 27 marzo 2010

Riflessioni su La difficile luce

RIFLESSIONI SULLA RACCOLTA "LA DIFFICILE LUCE" , 2005
di Felice Serino

Nostalgia immemore

Io penso che le nostalgie che trapelano dai tuoi scritti non
sono nostalgie terrene.

Si tratta unicamente di una nostalgia che sfugge alla memoria,
infatti non possiamo avere flash visivi, odori, suoni, gusti,
sensazioni tattili se non in questo mondo. Non c'è un ricordo
che inchioda il tempo, che languisce, che rimpiange e che
rende amaro il quotidiano. Non c'è un ricordo bello e non c'è
un ricordo brutto che infantilizza o rende immaturo il nostro
vivere. Non c'è… non c'è, non c'è. Non ci sono regole nel
mondo assoluto dell'amore da cui proveniamo, non ci sono
schemi, non ci sono segni di riconoscimento, Dio si riconosce
in tutto e in tutti e noi ci riconosciamo in lui. Nei cieli,
per intenderci, non ci sono paletti che delimitano spazi né
orologi che scandiscono tempi, l'eternità è fatta di ben altra
pasta e noi non sappiamo quale. Avvertiamo solo un senso di
appartenenza, un afflato, un desiderio d'infinito di quando
siamo stati intessuti nel seno materno di Dio dalla Sapienza e
dalla Parola che, nell'atto del creare, han separato Creatore
e creatura. E' questo distacco – a me sembra – che porta,
causa in te il pathos nostalgico, immenso, senza paragoni.

E' facile e naturale che un immigrato senta il richiamo delle
sue radici; tutti noi siamo immigrati e mandiamo smisurate
lettere al cielo: preghiere o imprecazioni in attesa
dell'immancabile ritorno.

Proveniamo da una dimensione celeste e quello che ce lo fa
riconoscere è che Dio non ha mai tolto il suo amore da noi.
Siamo concittadini dei Santi e familiari di Dio catapultati su
questo globo di creta per riconquistarci, nella prova, la
Gerusalemme liberata, la Gerusalemme celeste e il volto di
nostro Padre che bramiamo di vedere per poterci rispecchiare
in lui. Già il Paradiso ce l'ha conquistato Gesù ma noi
dobbiamo metterci del nostro e un giorno comprenderemo
pienamente chi siamo. Per ora, nell'estasi, possiamo fare solo
piccoli assaggi dell'Eden, come una goccia d'acqua che
evaporando sale ma che presto ridiscende rientrando nel suo
corpo.

[lettera privata]

Andrea Crostelli

sabato 13 marzo 2010

recensione di Andrea Crostelli

RIFLESSIONI SULLA RACCOLTA "FUOCO DIPINTO",
di Felice Serino

[edizione dell'autore, 2002]

Corpo di vetro


Ci sono poeti legati alla terra (e questi forse sono la
maggioranza, nonostante la poesia venga dai luoghi più
reconditi e inspiegabili) e ci sono poeti propendenti al
cielo; sicuramente Felice Serino è di questa seconda fascia.


A volte il cielo parla con il sangue delle tue vene

più che con l'indaco delle tue arterie,

comunque sia vuole sentirsi uomo

forse solo per avvicinarsi a chi lo guarda

perché costui ci si rispecchi

perché l'umanità nel mondo

è ciò che prevale e pervade il mondo

finché ci sarà mondo,

allora il cielo non può far altro

che ripiegarsi nel gesto d'amore iniziale

e improntare continuamente la sua somiglianza

col fiato sospeso di chi attende

la perfezione finale del ricongiungersi.



E' pure vero che il cielo può rapirti o che tu contemplandolo
favorisca la sua "presa", e in quel momento d'estasi che non
t'appartieni sei finalmente libero. Cosa strana, libero di
essere preso, libero di appartenere a qualcos'altro che ti ama
e ti sovrasta d'amore.

In questo tipo di situazione puoi sentire il tuo corpo
leggero, di vetro, accessorio superfluo, e quindi… "ride la
tua immagine d'aria".

E' la fusione del tuo corpo nell'immenso corpo cosmico.

Diventa una fatica sottrarsi alla luce per tornare indietro
sui passi che la terra chiama a percorrere.

Quella "carne attraversa un incendio", un incendio piacevole,
pienezza per l'anima la fusione col tutto, difficile accettare
che si tratti di un momento, di un solo momento dal quale però
ricevi carica per affrontare il quotidiano imperniato di
materia. E affrontare il quotidiano significa mettersi a
servizio, soffrire per chi fa uso di L S D, del fumo, del bere
e delle donne come strumento di piacere, soffrire per chi
naviga nel male e non si lascia investire dalla luce, soffrire
di chi abusa del potere e che, quindi, è nemico della luce.

Felice Serino denuncia la violenza, la guerra con le armi
potenti della poesia, e sa cosa potrebbe aspettargli: "di
certo m'imbavaglieranno / non sopportano di guardarmi negli
occhi". Non scorda poeti assassinati (Dalton, Heraud, Urondo)
per strada o nei manicomi (Campana) ma non può e non vuole
trattenere la forza della parola che gli esce dal di dentro.
Dichiara che la morte è sconfitta dalla luce [vedi: "Frammento
(lettera di un malato terminale)"], lui, infiammato da una
luce, che va oltre i suoi interessi per l'astrologia.

Puntuali, brevi, atossiche e con lampi intuitivi niente male
le poesie di Felice Serino ridanno fiducia all'uomo che vuole
incontrare animi trasparenti per procedere incoraggiato e
sollevato nel cammino dell'esistenza.


* * *

Clessidra in polvere

Il tempo è un'argomentazione che preme al poeta; Serino dice:
"nel sangue un tempo tuo – rotondo". Una continuità di
pienezza a cui aspira, tende, come si tende alla perfezione. A
me lancia l'immagine del ciclista, quello bravo dalla
"pedalata rotonda", costante, mai scomposto e bello da vedere.
Costui elimina i vuoti e va spedito verso il traguardo.
Infiammare il sangue d'amore è benzina che brucia il lacido
lattico alle tue gambe che vorrebbe bloccare la tua corsa.
Senza ostacoli nell'immaterialità delle cose avanzi con
l'aiuto dell'angelo che "da dietro il velo / del tempo è luce
al tuo passo".

Il tempo frequentemente è l'accusatore e l'accusato delle
nostre irrealizzazioni. Perché allora non velarlo d'irreale?
Perché non portarlo in un altro contesto dove non sia lui a
dirigere le danze bensì noi "cosmonauti di spazi /
sovramentali"?! Perché non ipnotizzarlo o sognare di
ipnotizzarlo?! Perché non condurlo nel nostro sogno per
poterci camminare a braccetto?!

"Nel paese interiore" – aggiunge il poeta – "vivo una stagione
rubata al tempo".

Ma forse, o molto probabilmente, il tempo ideale di Felice
Serino non esiste, perché egli ama guardare "all'indietro
nell'imbuto fuori del tempo" e avanti "per volare fra le
braccia della luce", proiezione anch'essa d'eternità.

Andrea Costelli



[Andrea Crostelli, di Ostra (An) è pittore, illustratore,
fumettista, critico artistico/letterario, poeta. Espone le sue
opere in Italia e all'estero.]