sabato 21 luglio 2012

Migranti

Insostanziale la Luce

Insostanziale la Luce

dewdrop 1704 Terenzio Formenti (a cura di)

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da Casa di mare aperto (2)

Felice Serino da CASA DI MARE APERTO (2)


FOSFENI

a Maurice Maeterlinck, drammaturgo

è finestra sul cielo
il cuore invaghito a carpire
fòsfeni lampi

tu custode
dei sogni – dal cuore puro -
ti libravi come
i tuoi uccellini azzurri
che "si nutrono di raggi di luna"

e
si espandono
nell'Inconoscibile
tra svolìo di ali...



"DAI TETTI"

chi a invadere il campo
"uomo"
se non Colui che a te
in libertà si concede
(nessuno "incapace"
del suo amore immenso)

vedi: la vita non tarda a guardare
che in un senso: "dai tetti
in su"



VENNE A TROVARMI LA POESIA

venne a trovarmi la poesia
come un vento lieve
a frugarmi le pieghe dell'anima
io mi sentivo un folletto vagante
nei recessi del sogno
sul filo sottile delle emozioni
ondeggiavo
su quell'alito di brezza che
guidandomi verso stanze inconsce
mondi paralleli mi apriva

d'una cosa soltanto
ero consapevole:
che dalla febbre del mio daimon
ero divorato



SI DICE DI AGOSTINO

[Al Dottore della Chiesa
il quale dava da "masticare" il Verbo]

si dice di Agostino - era forse
un sogno? -
gli fosse apparso un angelo-bambino
che voleva raccogliere
con una conchiglia
tutto il mare in una buca

la morale tra le righe: nulla è
impossibile a Dio

(prima che passasse
nell'aria e fosse
aureolato
da giovane Agostino era
un dissoluto)



FRAGILE PALPITO

in una selva di gridi
come lepre braccata
dal tuo incondizionato amore:

Tu che governi i cieli
"bisogno" hai di me?

perché pungoli questo
fragile palpito

fino al sonno della morte?



OLTRE IL VELO

nulla si disperde

la banca del cielo
a custodire i fondi -
bagaglio di vita
dolore-amore


nulla va
perduto - chiusa
l'ultima tua pagina
di vita

bagnato di Dio
sarai
al suo appello

presente



L'OFFICINA

[ispirata dalla definizione di sé
di Quasimodo: "operaio di sogni"]

più la insegui e più
ti sfugge - l'ispirazione - farfalla
multicolore o bolla di
sapone che ti scoppia nelle mani

puoi lasciare ti visiti
quando non te l'aspetti
si levi questo sole interiore
in sogno o ancora nel dolce
dormiveglia prima che sia giorno
come un bianco palpito


... ti alzi la mattina ed è quasi
un miracolo
il silenzio dell'officina



DI UN DOVE

di un dove
d'un altrove

striscia
di luce verde la mente

l'interrogarsi serpeggia
si morde la coda



MARE DENTRO

riverberi maja di luce

rosso schermo dietro
gli occhi (te supino) in
barbagli a lenti
tratti

le vene del mare coniughi
con geometrie
di gabbiani sul filo arcuato
d'orizzonte

questa vastità
di cielo e mare
dentro - le
anime del mare -


... come perdersi


[Pola, 6 agosto 2011]



COME UN IRRADIARSI DI CIELI

Amore è una parola a rischio
Nelo Risi


Amore è

come un irradiarsi di cieli
anteriori

esaltazione al calor bianco

o
pane impastato con lacrime

un lungo lungo gemito più
che sospiro di vento e foglie

casa del sole e delle ombre

dove disarmato
è il cuore



© Felice Serino

Giordano Genghini - da -Ritorni-

GIORDANO GENGHINI

IL GIGANTE SEDUTO
(da “Ritorni”, 1985, ora nel sito web ilmiolibro.it)

Il gigante seduto: nella sera
stormi di luci fra le guglie grigie
della stanza, e silenzi
dentro l’ombra, nascosti,
e sguardi e suoni e falsi cerchi d’oro
tra siepi di velluto. Like a bird
on the wire… Tace, ascolta, è fermo, è solo
il gigante, di spalle: oltre le bigie
nubi, intricate tracce di rumore
in frante risonanze.
E dischiude una mano il lento volo
oltre le tende e il tempo, a oggetti e spazi
confusi da pareti. E in lontananza
controluce, il gigante
visto di spalle, è solo, è vecchio. Obliqui
nella curva penombra, oltre lo specchio,
segni: immagini, forse, di un istante
presente, che non muta, o forse nera
nebbia distante.

Evanescenza | Poesia | Poesia, racconti, fotografia,arte, letteratura, concorsi, grafica - Rosso Venexiano - sito e blog

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sabato 7 luglio 2012

Mario Calzolaro legge Prévert

Nascosto starò nella rosa

Nascosto starò nella rosa

dewdrop 1702 Terenzio Formenti (a cura di)

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Da -CASA DI MARE APERTO-

CASA DI MARE APERTO

2011




Tutto è per essere altro da sé
Plinio Acquabona
(“L’architettura diurna della luce”)


Casa mia di mare aperto, anima antica ritrovata
Piernico Fè


Ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta la storia delle onde.
Kahlil Gibran




IN QUESTO RIFLESSO DELL’ETERNO

(lettera)

credimi vorrei dirti che quanto
avviene anche là avviene
oltre le galassie oltre
lo specchio dei tuoi occhi amore
anzi certamente è presente
da sempre in mente dèi
imbrigliati noi siamo in un tempo
rallentato
noi spugne del tempo
assediati da passioni sanguigne
credi mia cara che quanto
avviene semplicemente
lo rappresentiamo
sulla scacchiera del mondo
noi essenze incarnate
in questo riflesso dell’eterno
dove l’anima si specchia

mentre ci appare -infinito-
mistero la vita - miracolo
tutta questa luce amore
che ci attraversa


DELL’OLTRE IL DOLCE SENTIRE

dell’Oltre il dolce sentire
apre sogni e lune

mi è specchio il cielo



L’ALTROVE

questa casa di vetro
eretta sulle nuvole
concepita forse in sogno
sai cara
si sta di un bene qui
l’erba folta alle caviglie
uscendo nel sole
vieni



ULISSIDE

noetica luce
a trapassare aneliti

su aperti mari dei sensi



DA UNA PARABOLA

"non puoi servire due padroni"

scrivere con la luce
la vita la morte
vestire
di primavera i gigli

non così l'uomo
che preso
nel vortice delle cose
scrive su sabbia l'avere

-nel cuore la paura
del bambino



NOSTOS

Siamo... fatti di orizzonte
Andrea Zanzotto


in lampi di visioni
un altrove

vita sognata
con occhi di cielo

il sangue ad ascoltare la verde
età

fuggitiva



COME UNA MADRE

irradiata
benevolenza
da madre cosmica:

fragili creature
a suggere luce
da poppe del cielo



DEJA' VU

e ci sorprendiamo
a un viverci addosso
noi gli occhi riempiti di luna
smaniosi di un certo
non-so-che
quando tornano le stagioni
delle promesse di luce e voli
i luoghi onnipresenti
fra lampi di memoria
un cancello uno sguardo
rubato oh l'emozione
di quei momenti impressi nel
sempregiovane cuore
gonfio di vissuto
ora sorpreso da una lacrima
mentre fluttua lieve in uno stadio
di sogno che sa di eterno



L' INVITATO

ho sognato che l'ultimo giorno
era anche il primo della mia
nascita in cielo come stella
-o se atomo o fiore non so dire
ma ero più che mai vivo-
che annullato ogni affanno
mi vestivano da festa angeli belli
giacché quel giorno ero io
l'Invitato - anche senza
esserne degno -



NEL CERCHIO DI DOLORE

nel cerchio di dolore
tiri in ballo Lui - ed è sì umano
quel "Padre perché m'abbandoni"
occhi rovesciati e veste
di sangue -
tu cerchi una via d'uscita
abbracciando freud o nietzsche




© Felice Serino





Entrare in amicizia

Entrare in amicizia con chi noi siamo


Identifichiamo la spiritualità con la ricerca di una sicurezza più grande.
In questo c'è un terribile errore.
Questo atteggiamento, che segna oggi tutte le religioni, ovvero il fatto di utilizzare la spiritualità per ottenere un confort maggiore, è una forma di materialismo spirituale. Ce ne serviamo come di un divano nuovo che ci fa sentire più a nostro agio.
La meditazione che ci dà un po' di pace o la benedizione di un lama che ci rassicura non hanno niente a che vedere con il senso autentico della via iniziatica. Invece di premunirci contro la vita, di cercare delle fortezze per nasconderci, è importante riconoscere la realtà così com'è.
Nessuna tradizione religiosa può servirci da cerotto per proteggerci dalla realtà.
Al contrario, bisogna accettare la vulnerabilità del cuore umano, che è il nostro tesoro più vero.
Siamo un po' pazzi!
Sfuggiamo a quello che abbiamo di più prezioso, la nostra dolcezza e cerchiamo con sforzi incessanti di rassicurarci, di proteggerci, in realtà spegnendo la vita dentro di noi.
Ma momenti in cui siamo toccati dal mondo, dall'incontro con qualcuno, da un amico che soffre, da un acquazzone improvviso o dalla vista di un paesaggio magnifico certo non mancano. Ma poi cerchiamo di coprire questi momenti di nudità racchiudendoci in mondi di cartapesta.

Non c'è nessuna garanzia, nessuna promessa, ecco la buona notizia!

Non dobbiamo fuggire dal nostro mondo, scappare da ciò che siamo.
Dobbiamo entrare in amicizia con chi noi siamo.

Quante volte abbiamo cercato di entrare in contatto con il nostro cuore, pienamente e realmente.
Quante volte ci siamo spogliati temendo di scoprire qualcosa di atroce?
Quante volte siamo stati capaci di guardarci allo specchio senza sentirci a disagio? Quante volte abbiamo cercato di tirarci fuori non leggendo i giornali, non guardando la televisione o distraendoci?
Ecco la questione cruciale: in quale misura abbiamo intrattenuto un vero rapporto con noi stessi durante la nostra vita?


Tratto da "Al di là del materialismo spirituale" di Chögyam Trugpa Rinpoche

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