sabato 28 dicembre 2013

venerdì 27 dicembre 2013

mercoledì 25 dicembre 2013

sabato 21 dicembre 2013

Fabio Girelli, "Un'altra fine del mondo"

Poesie di Antonia Pozzi

ANTONIA POZZI


Per Emilio Comici

Si spalancano laghi di stupore
a sera nei tuoi occhi
fra lumi e suoni:

s’aprono lenti fiori di follia
sull’acqua dell’anima, a specchio
della gran cima coronata di nuvole…

Il tuo sangue che sogna le pietre
è nella stanzaun favoloso silenzio.


Misurina, 7 agosto 1938

*

Sgorgo

Per troppa via che ho nel sangue
tremo
nel vasto inverno.

E all’improvviso,
come per una fonte che si scioglie
nella steppa,
una ferita che nel sonno si riapre,

perdutamente nascono pensieri
nel deserto castello della notte.

Creatura di fiaba, per le mute
stanze, dove si struggono le lampade
dimenticate,
lieve trascorre una parola bianca:
si levano colombe sull’altana
come alla vista del mare.

Bontà, tu mi ritorni:
si stempera l’inverno nello sgorgo
del mio più puro sangue,
ancora il pianto ha dolcemente nome
perdono.

(12 gennaio 1935)

*

Desiderio di cose leggere

Giuncheto lieve biondo
come un campo di spighe
presso il lago celeste

e le case di un’isola lontana
color di vela
pronte a salpare –

Desiderio di cose
leggere
nel cuore che pesa
come pietra
dentro una barca –

Ma giungerà una sera
a queste rivel’anima liberata:
senza piegare i giunchi
senza muovere l’acqua o l’aria
salperà – con le case
dell’isola lontana,
per un’alta scogliera
di stelle –


1° febbraio 1934

*

Funerale senza tritezza

Questo non è esser morti,
questo è tornare
al paese, alla culla:
chiaro è il giorno
come il sorriso di una madre
che aspettava.
Campi brinati, alberi d’argento, crisantemi
biondi: le bimbe
vestite di bianco,
col velo color della brina,
la voce colore dell’acqua
ancora viva fra terrose prode.
Le fiammelle dei ceri, naufragate
nello splendore del mattino,
dicono quel che sia
questo vanire
delle terrene cose
– dolce –,
questo tornare degli umani,
per aerei ponti
di cielo,per candide creste di monti
sognati,
all’altra riva, ai prati
del sole.

3 dicembre 1934

*

Alpe

(...)
Sulle vette,
quando la brezza che ci sfiora è l’alito
di vite arcane riarse di purezza
ed il sole è un amore che consuma
e, a mezza rupe, migrando le nubi
sopra le valli, rivelando a squarci,
con riflessi di sogno, la pensosa
nudità della terra, allora bello
sopra un masso schiantarsi e luminosa,
certa vita la morte, se non mente
chi ci dice che qui Dio non è lontano.

Pasturo, 28 agosto 1929

*

LASCIATE CHE IO MI PERDA 


O lasciate lasciate che io sia
...

una cosa di nessuno

per queste vecchie strade

in cui la sera affonda -

O lasciate che lasciate ch’io mi perda

ombra nell’ombra -

gli occhi

due coppe alzate

verso l’ultima luce -

E non chiedetemi - non chiedetemi

quello che voglio

e quello che sono

se per me nella folla è il vuoto

e nel vuoto l’arcana folla

dei miei fantasmi -

e non cercate - non cercate

quello ch’io cerco

se l’estremo pallore del cielo

m’illumina la porta di una chiesa

e mi sospinge a entrare -

Non domandatemi se prego

e chi prego

e perché prego -

Io entro soltanto

per avere un po’ di tregua

e una panca e il silenzio

in cui parlino le cose sorelle -

Poi ch’io sono una cosa -

una cosa di nessuno

che va per le vecchie vie del suo mondo -

gli occhi

due coppe alzate

verso l’ultima luce -

*

Fine 7

Ritorno ed è ancora sul greto
orma di mare
mentre l’onda si esilia.
E m’imbarca:
e saluto le rive e i colori,
sfumo nel dolce morente
tramonto,
con te mare,
ora vasta
della mia fine notturna.

*

Da PAROLE, 1938

LAMENTAZIONE

Che cosa mi hai dato
Signore
in cambio
di quel che ti ho offerto?
del cuore aperto
come un frutto –
vuotato
del suo seme più puro –
gettato sugli scogli
come una conchiglia inutile
poi che la perla è stata
rubata – (...)

Milano, 6 maggio 1933

*


Notturno


Lene splendore

di stelle

in vetta alle bandiere:



il vento

piega l'erba sulla fronte dei morti.



Da sùbite fronde si leva

l'uccello nerazzurro:



e cade

il remeggio del volo

grevemente

sul notturno monotono cuore.



18 dicembre 1935


*





Poesia di Andrea Zanzotto

Andrea Zanzotto 
Da "Dietro il paesaggio" 
  
Elegia Pasquale 
  
Pasqua ventosa che sali ai crocifissi 
con tutto il tuo pallore disperato, 
dov'è il crudo preludio del sole? 
e la rosa la vaga profezia? 
Dagli orti di marmo 
ecco l'agnello flagellato 
a brucare scarsa primavera 
e illumina i mali dei morti 
pasqua ventosa che i mali fa più acuti 
  
E se è vero che oppresso mi composero 
a questo tempo vuoto 
per l'esaltazione del domani, 
ho tanto desiderato 
questa ghirlanda di vento e di sale 
queste pendici che lenirono 
il mio corpo ferita di cristallo; 
ho consumato purissimo pane 
  
Discrete febbri screpolano la luce 
di tutte le pendici della pasqua, 
svenano il vino gelido dell'odio; 
è mia questa inquieta 
gerusalemme di residue nevi, 
il belletto s'accumula nelle 
stanze nelle gabbie spalancate 
dove grandi uccelli covarono 
colori d'uova e di rosei regali, 
e il cielo e il mondo è l'indegno sacrario 
dei propri lievi silenzi. 
  
Crocifissa ai raggi ultimi è l'ombra 
le bocche non sono che sangue 
i cuori non sono che neve 
le mani sono immagini 
inferme della sera 
che miti vittime cela nel seno. 

Come sospesi

Come sospesihttp://www.rossovenexiano.com/blog/flymoon/come-sospesi

venerdì 20 dicembre 2013

giovedì 19 dicembre 2013

lunedì 16 dicembre 2013

mercoledì 11 dicembre 2013

domenica 8 dicembre 2013

sabato 7 dicembre 2013

Vinicio Capossela legge Beatrice Niccolai (Sull'ultima riga di un foglio...

Commenti a SE CI PENSI






Felice Serino

Se ci pensi

capisci quanto provvisoria
è questa casa di pietra e di sangue
dove tra i marosi il tempo
trama il tuo destino di piccolo uomo?

se ci pensi:
quale enigma ti sovrasta

mentre la vita non è che un batter d’ali

- e tu immagine
passeggera

dentro gioco di specchi
copia sbiadita riflesso

del riflesso -

ci sei ma non ti appartieni
sebbene all’esistere
ti attacchi

come ostrica allo scoglio

mentre ti ripugna
il disfacelo lo scandalo
della morte

il salto nel vuoto

***


Commenti

Newclear D'antonio
per il gruppo di Facebook in.arti.poesia (IAP)
.
16 settembre 2013


Molto. bravo. (y) trattazione difficile [...] lo scandalo della morte. e tuttavia la forma libera e leggera, fluida, rende la riflessione meno terrifica. L'inizio e' indovinato, ben riuscito. Brano intimista, di spessore. e forse, come la vita, il salto nel vuoto, non e' che un battito d'ali.


*

Nadine Gdb Art
17 settembre 2013

perché "non ti appartieni"? Dio ci ha resi liberi. la libertà è integra. l'uomo è relazione, la verità è relazione /possiamo fare di noi un angelo, un salvavita, un grande ombrello per i più fragili / possiamo imparare a volare oltre il vuoto e insegnarlo alle ostriche così attaccate allo scoglio. // ho visto un'alba fiorire nel vuoto ed ero io, insieme a Dio. // Bravo Felice, un gran bel brano!

*

Piero Donato
per il gruppo Evoluzionismo Contemporaneo

... non condivido personalmente: lo osservo nei comportamenti massificati. Non credo nel salto nel vuoto, ma sicuramente occorre prepararci già in questa vita ad affrontare la prossima tappa dell'esistenza; quantomeno noi che abbiamo avuto la fortuna di vivere piuttosto a lungo...  altrimenti la vita non avrebbe senso. E per molti non lo ha, purtroppo.
19 settembre


Felice Serino

Giusto Piero, quando dici che già in questa vita occorre prepararci...ecc... ma il vuoto che intendo è l'ignoto, non il nulla, che è diverso.
19 settembre



Piero Donato


certo lo avevo capito; non credo nel salto nell'ignoto, nel senso che abbiamo molte testimonianze di chi stava oltrepassando il salto ed è tornato, poi la Storia ci ha insegnato molte cose, la Scienza, la filosofia, ecco, se cerco di cucire tutto lo scenario che l'Uomo ha assimilato e se cerco di capire con il mio cervello, riesco a farmi un'idea su come possano essere effettivamente le cose; credo che molto dipenda da noi, se riusciamo ad impegnarci, possiamo varcare i confini della materia in modo autonomo, ma senza dare nulla per scontato, altrimenti potremmo essere assorbiti da esistenze sicuramente più evolute della nostra, magari trascendenti. ciò che mi interessa maggiormente, è di compiere un salto, ovviamente, ma non nel vuoto, nella coscienza cosmica del tutto, e questo non è certo semplice, significa scavalcare ogni altra possibile esistenza più evoluta di noi, ma non nella coscienza. Se non ci si oppone a queste esistenze, è possibile superarle, il problema credo sia situato in una sorta di "vertigine cosmica", che può assalire l'esistenza se il salto di coscienza è troppo elevato; è per questo che dico che occorre prepararsi bene, in modo da non spaventarci troppo, ecco, gli abissi, le distanze, i gap da colmare, nel fatto di coscienza esistenziale e cosmica, potrebbe essere troppo consistente, se non ci si prepara bene; non che ci possano essere quali pericoli, per carità, al più si ritorna indietro. Ma in quale forma dell'esistenza, poi? Dove si potrebbe sbucare, in quale situazione, chi o cosa ci potrebbe assorbire, nel caso ci si perdesse per strada? Certo, di gran lunga più comodo sarebbe adagiarsi nella certezza dell'abbraccio da parte di una religione, di un Dio, di un'esistenza (trascendente?) superiore alla nostra. Si tratta di scelte, non credo sia una scelta che si addica a me, a tutt'oggi, quantomeno. Che ne pensi?

21 settembre

Felice Serino


Grazie per la lunga disquisizione, Piero; condivisibile appieno dove dici che è piuttosto un salto di coscienza, nella coscienza cosmica, e dipende da noi e non da altri fattori... Comunque,dal tuo approfondimento c'è da apprendere molto. Grazie ancora!
21 settembre





Recensione su IL CONVIVIO


Recensione su IL CONVIVIO
n. 54 - luglio-settembre 2013
a cura di Angelo Manitta


Felice Serino, 

Cospirazioni d'un Altrove

(Vitale Edizioni, Sanremo, settembre 2011)


"Dinanzi all'Assoluto / misericordia mi vesta / di un abito di luce". La poesia di Felice Serino, autodidatta, come si definisce lui, rasenta spesso il frammentismo. Questo ci induce ad affermare che la sua espressività poetica segue la scia della lirica novecentesca e ne ha assorbito, oltre che i moduli, anche l'anima. Ma la sua poesia, piena di emozioni e di metafore, di allusioni e di riferimenti letterari, è una poesia di sintesi, in quanto in poche parole riesce ad esprimere molti concetti. Un esempio è la citata lirica Preghiera che diventa anche emblema. Essa infatti appare solare, luminosa, piena di luce, una preghiera spesse volte laica, a volte religiosa, una preghiera di fronte al bello e all'Assoluto. Ma soprattutto la sua poesia è pregna di mille metafore. Bellissima l'immagine "abito di luce", oppure 'vestirsi' di 'misericordia'.
Se a volte la metafora (come spesso è successo nella poesia novecentesca) porta alla non immediata comprensione, questo invece non accade in Serino, il quale appare chiaro e calzante nella sua comunicatività. E oltretutto non è, la sua, una poesia astratta, lontana dalla vita, anzi appare moderna e vicina all'uomo contemporaneo, come quando manifesta la coscienza che "si crede dio / l'autentico violentato dal / mediatico / narciso / in annuvolati cieli / ingombranti la / psiche".
La modernità della sua poesia è un avvicinarsi alla problematica dell'uomo di oggi, alla sua realtà e ai suoi modi di pensare, spesso intrinsecato in una profonda dicotomia filosofica che contrappone la luce alla tenebra, "danza nel cielo / della luce-pensiero: della notte / a scalzare le tenebre", il bene al male (sorriso / di sangue), la bellezza alla bruttezza o al negativo, come appare nella poesia incipitaria Nascosto starò nella rosa, dove appunto "i veleni del mondo" si contrappongono alla "bellezza del cuore", oppure la morte alla vita, che diventa anche "a-mors non morte".
La luce ha comunque una parte essenziale nella poesia di Serino: essa è la vita, è il bello, è il sogno, è la memoria, è anche la morte. Quest'ultima infatti non è vista come estremamente negativa, ma fa parte della vita e persino del sogno dell'uomo, tanto da affarmare di "vedere l'angelo / della morte / entrare nel mio sogno", ma questa richiama alla morte di Cesare "tu quoque brute" e riporta all'amicizia tradita. La morte a volte, infatti, avviene "per mano di chi / si credeva amico".
A parte lo scavo interiore, che il poeta riesce a fare, coinvolgendo con le sue forti e profonde espressioni il lettore, un altro aspetto essenziale è la capacità di innalzarsi verso un sublime poetico che spesso si identifica in una contemplazione estatica della natura. La contemplazione del bello conduce alla felicità e alla serenità dello spirito e permette di superare anche il buio della notte. E' questo il concetto che si deduce dalla lirica Dentro silenzi d'acque: "sul lago s'è alzata la luna / dentro silenzi d'acque / è dolce la luce / nel respiro delle foglie una smania che dilania / abbraccia i contorni della notte".
La poesia di Felice Serino è bella proprio per questo: con delicate parole ci offre immagini poetiche, penetra e scandaglia l'animo umano, ci avvicina a Dio, proprio quell' Assoluto, che è la Poesia, una poesia fatta di immagini stupende e delicate.


Angelo Manitta

Tiro alla fune

Tiro alla funehttp://www.rossovenexiano.com/blog/flymoon/tiro-alla-fune

venerdì 6 dicembre 2013

mercoledì 4 dicembre 2013

sabato 23 novembre 2013

Felice Serino - Da Un lembo di cielo (2)


Da UN LEMBO DI CIELO (2)


Il mio posto
a David Maria Turoldo

nella tua costruzione
Signore dove
metti il mio tassello

quale
il mio posto:

sia pure
l'ultimo – ma
come Tu disponi:

indelebile
profumerà
per Te il fiore
del mio sangue

*


Il versante lucente

espandermi
su quel versante lucente
perduta armonia
dove poesia era il profumo
del mare
mare aperto

*


Alta Engadina
diario [mentre "mi" scrivo spiando
il mondo da qui tra terra e cielo]

è il caso di dire
un bianco
da ferire gli occhi
la parete del
ghiacciaio
riflettente una luce
quasi
ultraterrena

a bucare la notte
-mentre qui
mi scrivo

*


Condizionale

vivi al condizionale
vorrei farei...
(i segnacci rossi che
portavi a casa
scambiandolo col congiuntivo) -
privilegi il fantasticare
al condizionale
dando forma al sogno
così potrebbe
il fiume
risalire la corrente
camminare
sulle acque
si potrebbe...

*


Chi siamo

caduta la carne
svelati a noi stessi
(resteranno graffi
nel cielo a presenza
d’un vissuto stuprato):

non più un vedere attraverso
uno specchio in enigma
dove l’essere si aprirà
in fiore

*


Il nessun luogo
(leggendo "Predario", di Giorgio Luzzi)

cominciare da qui per un
mondo più prossimo alle
origini -

il nessunluogo
eletto

*


Altra veste

vedermi lontano
io che indosso parole
di carne
e alfabeti di sangue

... altra veste mi attende

*

La ricerca

uscire
dal porto -il cuore in mano-
issare la vela della
passione
dietro lo stridulo
urlo dei gabbiani
tra le vene bluastre del cielo
foriero di tempesta
squarciare
nel giorno stretto
il grande ventre del mare
che geloso nasconde
negli abissi
i suoi figli

*

Il capo reclino

questa spada di damocle dell'
impermanenza che a volte
ti spiazza nel mezzo d'una festa
a strozzare la gioia -
immaginarsi (quale migliore
prospettiva)
fuori dall' "impasse"
attraverso il sogno della morte
il capo reclino sul foglio
graffiato da versi
"congelati"

*

Nessuna strada muore in cul-de-sac

(Condivisione)

sentire
i fiori bisbigliare
col vento
all'unisono
un intonarsi
di voci sole
un respiro
solo -
svolìo di farfalle
sui colori
a inseguire
il fiato del giorno








Poesia di C. A. Amoruso


Sono nato in dialetto di Cataldo A.Amoruso




sono nato in dialetto
e questa notte la mia geografia reclama
voci di mare
parole che piano
alzano chiglie
e tremuli
fanali di lampare
questa notte che il dialetto
più a fondo mi attira
ed è miele d’arancio
e retrogusto di fiele
rima e trine
cielo di timpa e schiuma di marine
e labbra e voci
è questa notte che mi segna
d’amori senza tregua,
vengono dai paesi
processioni senza pace
di formiche armate al sole
questa notte che tu lontana
aggiungi fuoco alla mia gola accesa
e sei parlare fitto fitto
sei onda e onda
e vento ed altro vento
e braccia che non bastano
e promesse che non finiscono
e altri baci e la stretta dalle parti del cuore
e la nuca
e il capo riverso
e gli occhi al cielo a trattenere lacrime e stelle
in questa notte di dialetti
che si perde
in una nuova lingua
mai sentita
di due sole parole trattenute
a stento e brillate
due micce accese
e una promessa
questa notte che dici
ad occhi aperti:
….

[Cataldo Antonio Amoruso]



Senza carta e penna

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sabato 9 novembre 2013

Blas De Otero

BLAS DE OTERO


SERENA VERITA'

C'è un momento, c'è un lampo in rabbia viva,
tra gli abissi dell'essere, squarciati
in cui Dio si fa amore, e il corpo sente
la sua tenera mano come un peso.
Tanto lungo silenzio già soffrimmo,
a tentoni cercammo, tante volte;
d'orrore e vuoto siamo sì coperti
che, tra l'ombra, la Sua presenza brucia.
Grandi dolori, con immensa fame,
ci mangiarono l'ansie; ma nessuno
è come te, di Dio dolore; all'uomo
leone; eterna fame; sete in bilico.
Ma, subito, in un intimo languore,
(un istante interiore, fatto eterno),
nasce l'amore, irrompe, ci solleva,
ci proietta nel cielo, come un mare.
Siamo cibo di luce. Fiamma a un vento
smisurato vibrando in qua e in là,
vento violentemente verticale
tra le fronde d'amore che si schiantano.
..............................................................

Questo fiume che passa sempre e mai,
questa selva ignorata che mi accoglie,
sono, su portentosi abissi, sogni
di Dio: eternità fluente e immota.
Cercai, cercai. Le mani nebbia sanguinano,
portarono in lavine e calvi picchi,
screpolarono, in piaghe d'infinito,
ma ogni cosa fu vana: Tu evadesti.
E odiai la sua presenza. Odiamo, dissi,
l'Imprendibile. Ah si! Ma più feroce
il supplizio. La sete ardeva sola.
Come un'ondata, m'annegasti tu.
Fiamma in furore fui. Di luce cibo,
vento d'amore che, violentemente,
schiantava i rami e li portava in alto,
sì, li portava in alto, nel tuo cielo.
Là, a uno spiro di zefiro oscillando,
in finissima luce e in acque d'oro,
godon la pace, sembra che ti guardino,
serena Verità, coi miei due occhi.






Poesie di Antonia Pozzi in "Parole"


Antonia Pozzi 

Bellezza 


Ti do me stessa,

... le mie notti insonni,

i lunghi sorsi

di cielo e stelle – bevuti

sulle montagne,

la brezza dei mari percorsi

verso albe remote.



Ti do me stessa,

il sole vergine dei miei mattini

su favolose rive

tra superstiti colonne

e ulivi e spighe.



Ti do me stessa,

i meriggi

sul ciglio delle cascate,

i tramonti

ai piedi delle statue, sulle colline,

fra tronchi di cipressi animati

di nidi –



E tu accogli la mia meraviglia

di creatura,

il mio tremito di stelo

vivo nel cerchio

degli orizzonti,

piegato al vento

limpido – della bellezza:

e tu lascia ch'io guardi questi occhi

che Dio ti ha dati,

così densi di cielo –

profondi come secoli di luce

inabissati al di là

delle vette –



4 dicembre 1934

*


Pausa 


Mi pareva che questa giornata

senza te

dovesse essere inquieta,

oscura. Invece è colma

di una strana dolcezza, che s'allarga

attraverso le ore –

forse com'è la terra

dopo uno scroscio,

che resta sola nel silenzio a bersi

l'acqua caduta

e a poco a poco

nelle più fonde vene se ne sente

penetrata.



La gioia che ieri fu angoscia,

tempesta –

ora ritorna a brevi

tonfi sul cuore,

come un mare placato:

al mite sole riapparso brillano,

candidi doni,

le conchiglie che l'onda

lasciò sul lido.



7 dicembre 1934

*


L'àncora 


Sono rimasta sola nella notte:

ho sul volto il sapore del tuo pianto,

intorno alla persona

il silenzio – che sul tonfo

della porta richiusa, a larghi cerchi

si riappiana.



Lenta nell'acqua oscura

del cuore –

lenta e sicura,

tra le alghe profonde

gli echi delle tempeste le lunghe correnti

le molli ghirlande di onde

intorno a inabissati

scogli –



lenta e sicura,

fino alle sabbie segrete giacenti

sul fondo dell'essere –

fida tenace, con i suoi tre bracci

lucenti

penetra l'àncora

delle tue tre parole:

– Tu aspetta me –.


16 dicembre 1934


*

“PERIFERIA IN APRILE”


Intorno aiole
dove ragazzo t’affannavi al calcio:
ed or fra cocci
s’apron fiori terrosi al secco fiato
dei muri a primavera.
Ma nella voce e nello sguardo
hai acqua,
tu profonda frescura, radicata
oltre le zolle e le stagioni, in quella
che ancor resta alle cime
umida neve:
così correndo in ogni vena
e dici
ancora quella strada remotissima
ed il vento
leggero sopra enormi
baratri azzurri.

(24 aprile 1937)

*


Secondo amore 


Piansi bambina, per un mondo

più grande del mio cuore,

dentro il mio cuore

rinchiuso – morto;

piansi con occhi giovani,

penosamente arsi arrossati –

e sola vicina alla terra

domandavo agli oggetti muti,

alle radici dei fiori divelti,

alle ali degli insetti caduti,

il perché

del morire.



Mi rispondeva la terra, fedele,

prima ancora che fosse

primavera colma,

da anni e secoli – sotto un arbusto

con una pallida primula

rifiorita.

E in essa era la linfa,

era il respiro – di tutte

le primavere perdute,

in ogni fiore vivo la bellezza

degli innumeri fiori

spenti.



Oh grazia – ora dico –

del secondo amore,

giovinezza profonda intessuta

di vinte vecchiezze, di esistenze percorse –

– ed ogni esistenza, una ricchezza

conquisa, ogni pianto deterso

un sorriso più lungo imparato,

ogni percossa, una carezza più lieve

che si vorrebbe donare –

oh benedetto il mio pianto

– ora dico –

benedetti i miei occhi

di bimba, arrossati riarsi –

benedetto il soffrire, il morire

di tutti i mondi che portai nel cuore –

se dalla morte si rinasce

un giorno,

se dalla morte io rinasco

oggi – per te,

me stessa offrendo

alle tue mani – come

una corolla

di dissepolte vite.



4 dicembre 1934


*

NEVAI

Io fui nel giorno alto che vive
oltre gli abeti,
io camminai su campi e monti
di luce –
Traversai laghi morti – ed un segreto
canto mi sussurravano le onde
prigioniere –
passai su bianche rive, chiamando
a nome le genziane
sopite –
Io sognai nella neve di un’immensa
città di fiori
sepolta –
io fui sui monti
come un irto fiore –
e guardavo le rocce,
gli alti scogli
per i mari del vento –
e cantavo fra me di una remota
estate, che coi suoi amari
rododendri
m’avvampava nel sangue –

1 febbraio 1934
In “Parole”.

*

Disquisizione sulla Mente

Disquisizione sulla Mentehttps://accounts.google.com/ServiceLogin?service=blogger&hl=it&ltmpl=popup&c

sabato 26 ottobre 2013

Armonia cosmica di Felice Serino (Brevi)

Armonia cosmica di Felice Serino (Brevi)http://www.scrivere.info/poesia.php?poesia=330781

Citazione da Maria Zambrano

IL POETA PERSO NELLA LUCE 
di Maria Zambrano


«Il poeta, poiché non cerca ma trova, non sa come chiamarsi. Dovrebbe adottare il nome di ciò che lo possiede, di ciò che lo prende colmando la dimora della sua anima, dell’impeto che lo trascina. Ma non sarebbe facile, perché solo a volte si sente rapito, indiato; altre volte si sente afferrato, irretito in sogni informi privi perfino di impeto, si sente vivere nella carne quando la carne è ancora opaca e non è stata resa trasparente dalla luce della bellezza. Come potrebbe chiamarsi il poeta? Perso nella luce, errante nella bellezza, povero per eccesso, folle per troppa ragione, peccatore in stato di grazia».




Segni


segno o sogno

a mutare è solo una lettera.

giorni trafitti da mani e da albe

in questa croce d’attesa di un volo

non più a metà

.
[Angela Greco]


dal blog:
http://ilsassonellostagno.wordpress.com/2013/06/26/segni/

Mistero in me

Mistero in mehttp://www.rossovenexiano.com/blog/flymoon/mistero-me

sabato 12 ottobre 2013

Un appiglio - Poesia di Felice Serino (Brevi)

Un appiglio - Poesia di Felice Serino (Brevi)http://feliceserino.scrivere.info/index.php?poesia=328839&t=Un+appiglio

Flavio Ballerini


FLAVIO BALLERINI
(1950 - 2006)


Non succede niente. Passano lenti
i minuti. E' notte. Cantilena
la pioggia dalla strada.

Lo sciacquio delle ruote,
i ronzii della casa,
il treno distante, gli unici tic tac
del tempo.
Quieta è la mente nella notte
che s'accorcia, piano, regolare.
Eppure gettò uno sguardo, rapido,
oltre gli anni a venire,
attorno ai sedici e rapido
lo ritrasse: che cos'è questo
futuro assente,
prossimo come la notte che s'accorcia.
- Massaggio al dorso delle mani
invecchiate, già così tanto -
Incalza tutto sul presente,
come sognato già nei giovani viaggi;
la profezia accade ora
che la sponda del futuro
si dilegua.

1 aprile '04


POESIA SEGNALATA AL PREMIO
DI POESIA BIAGINO CASCI

PAESEPOESIA 2013
ottava edizione
Belvedere Ostrense (An)







Due poesie di Piernico Fè


DUE POESIE


America Latina senza stelle

E’ America l’ antica scala che la fatica affanna senile?
Anime senza neppure un marciapiede,
dai sottili manifesti ci guardano.
America è spazzatura al sole,
il nuovo giovane Dio indio distoglie lo sguardo stanco
dalle nostre sale.

Non è più qui l’odore che ha solo la morte
e non più vita e morte che si distinguano;
la speranza nuovissima d’un ultimo,
ci sorprende a bere un ultimo caffè.

*


Ragazzo del ‘99

Ti hanno ingannato ! Fante contadino,
strappato alla tua vita ,alla montagna,ai sassi grigi,
    al sole.
Il “giorno” lasci il tuo vestito usato
al grigioverde fuori di misura;
il treno delle nebbie , al fronte , alla tragedia.
Lì per strappare terre e genti tue?
Tu non sai nulla degli “onori”,
sai bene d’un mulo e della sua salita.
Conosci i colpi di lampi insanguinati,
del poco pane , un pranzo e la tua cena.
Tieni stretti nei pugni sedicianni
dietro gl’occhi chiusi dagli scoppi,
ombre grandi come le tue pietre,
silenzi come la tua casa;
ma sogni il tuo sentiero, i fiori,
l’erbe e i buoi pazienti.
In quelle notti di sola morte ,il tempo da te migra,
risuona la tua campana e in bocca una canzone
tra i denti , d’ un gemito bambino.
L’urlo di silenzi troppo uguali e senza posa,
un grido dal buio ,poi...nulla ,un pianto dirotto
   del compagno,
chissà quali i pensieri e i sogni sulle lontane ali del tempo.

Torna ai sassi grigi la tua parte viva
è nuova guerra con la sua salita,
onori festeggianti non ne hai,
gusti il tuo tempo il tuo formaggio, gl’anni
vivi d’un lento mormorio di voci,
vegli le pietre dei tuoi cari sposi.
Preghiere bianche per due bianche croci.


Piernico Fè

Canzone

Canzonehttp://www.rossovenexiano.com/blog/flymoon/canzone

mercoledì 2 ottobre 2013

sabato 28 settembre 2013

Una dedica


Del mio tempo il senso
A Felice Serino

Ascoltami, Felice, esiste
una forma che sgretola
le cose, entra ossigeno
nel sangue ed è la poesia.
Dove tu sei ancorato
ad un computer per emergere
dalla chiave della
nebbia, immagino la città
di te da me visitata nel 1984.
Dove accade la vita ed è la
Vergine a prendermi per mano
sotto il Manto, gioisco e
trasalgo per mio figlio
amato e non voluto diciottenne.
Calma estiva nelle mattine
di pace occidentale nella sua
per economia differenziandosi
essenza,
da quella dell’Africa Centrale,
la morte dei bambini neri.
Presagi di gioia, Felice, dopo
le visite rarefatte alle librerie
e alle farmacie e i libri letti,
lo squillo del telefono,
la voce degli amici e
bere il vino rosso per redenzioni.
Parlano i pini del Parco Virgiliano
e un messaggio giuntomi per e-mail
da sorgiva ragazza, dice che
le sono piaciute molto le mie poesie
sul sito di Felice Serino.
Pasolini e Dario Bellezza
vegliano, maledetti angeli.
Mio figlio guida l’auto con
sicurezza, padre gioioso, ho spiato
il suo diario dove ha scritto
sei una ragazza affascinante
verresti a cena con me?
Ieri succhiava dalla tetta.

Alessia, perdonami una vita!!!

Raffaele Piazza


* * *


Trasalisco nel leggere: una dedica a me, e sento di non meritarla!… Un onore ospitare le tue poesie sul mio sito, Raffaele, e Pasolini e Bellezza che sento aleggiare, vegliando, anime senza dolore. Un grande grazie, carissimo amico!

http://feliceserino.webnode.it
[sottopagina di Autori: Un occhio di riguardo]



Da UN LEMBO DI CIELO


Felice Serino

Da: UN LEMBO DI CIELO


.
Forme del mondo
che vanno a morire,
dolore che non so dire.
Paolo Bertolani



epifanie di lumi
rovesciati in ombre
quando già credi
di stringere il mistero
Francesco Marotta


.
D'azzurro

delirio di luce
d'azzurro

dell'anima
cerchiata di spine

*

Il quadro

lo vedi meglio a freddo da fuori
se non preso nel vortice della
sindrome di stendhal
meglio
che non lo stesso
autore immerso e perso
nella sua creazione
il sangue sparpagliato nei colori

*

Momento di estasi

la felicità
è in braccio al vento

brucia questo tramonto in un volo...

*

L'angelo porge una gomena

l'angelo porge una gomena
di avemarie
all'anima che approda
-vela stracciata-
sulla riva del cielo
-dove ogni linea s'annulla

*

Un appiglio

[Studiando una poesia (in questo caso propria) può venirne un'altra e forse un'altra...]

giorni sui precipizi
vivendo
in braccio a capricci del vento

... un appiglio sarebbe il cielo
a rinascere
in echi d'inchiostro?

*

Marina

sull'onda bianca della pagina
inavvertita la musa
come un' ala si posa e
si china discreta
a ricreare di palpiti un vago
sentire di mare

*

Possibilità

sospeso in un limbo
gelatinoso o
risucchiato nel vortice
di porte girevoli...

affidarti a una
mano di luce per
uscirne...

*

Nell'ultimo

a Madre Teresa

di Cristo mi graffia
la bellezza

tocco
nell'ultimo la sua
dolorante carne

*

Il versante celeste

una luce pensante
di sorpresa
visita il cuore
sul suo versante celeste
da sempre in attesa
-in traslucere
d’anima arresa

*

Mistero in me

mistero in me
io nel mistero
la vita come un'ostia
di luce
levata ad affermare
il suo ri-crearsi
la forza segreta
di stupire
il suo amare lasciarsi
scoprire

L'angelo porge una gomena

L'angelo porge una gomenahttp://www.rossovenexiano.com/blog/flymoon/langelo-porge-una-gomena

martedì 17 settembre 2013

sabato 14 settembre 2013

Io- un altro di Felice Serino (Brevi)

Io- un altro di Felice Serino (Brevi)http://www.scrivere.info/poesia.php?poesia=325541

G. Genghini - Nuovi ritorni e altre

GIORDANO GENGHINI

NUOVI RITORNI
[Settembre 2012]

1

Forse ricordi. Tracce delle forme,
rintocchi neri di cose svanite
tra cieli e orme: e rivedo rincorse
e forse abbracci giovani fra voci
e luci e volti oltre i neri confini
del tempo, e bianchi tramonti fra nevi
dissolte, e tocchi lievi e volti e gente.
Oppure, tutto è solo umano niente.

*

2

Ricordo sguardi e mani e ancora appare
il paese - e la tua voce di mare
e il sorriso e le onde e il sole e il viso
da amare - e le tue dita mi attraversano
e il soffio folto dei respiri ascolto
e pelle d’aria e sussurri, e si perde
la parvenza dei palpiti - e ogni muro
scompare, ed il tuo corpo è un fiore puro
dissolto, e rispecchiato in acqua il volto
sento accanto, nel cielo capovolto.

*

UN MIO SONETTO ISPIRATO DA UN SONETTO D’AUTORE
(“LOS ENIGMAS” DI JORGE LUIS BORGES)

GLI ENIGMI

Sono colui che ora sta cantando:
sarò domani il misterioso e il morto
l’abitante di un mondo oltre il cui porto
non ci saranno il prima, il dopo o il quando.
Così la mistica ha affermato. Indegno
mi credo dell’ Inferno e della Gloria.
Io so soltanto che sempre la storia
cambia le forme e le cifre e il suo segno.
Che labirinto e che splendore infine
cieco e abbagliante sarà la mia sorte
quando la mia avventura avrà la fine
nella strana vicenda della morte?
Desidero il suo oblio immacolato:
essere sempre, ma non essere stato.

*

“LA PORTE” (GUILLAUME APOLLINAIRE)
[Le poème en Français - La mia libera
traduzione in Italiano]

La porte de l’hôtel sourit terriblement
Qu’est-ce que cela peut me faire ô ma maman
D’être cet employé pour qui seul rien n’existe
Pi-mus couples allant dans la profonde eau triste
Anges frais débarques à Marseille hier matin
J’entends mourir et remourir un chant lointain
Humble comme je suis qui ne suis rien qui vaille

Enfant je t’ai donné ce que j’avais travaille

LA PORTA

La porta dell’albergo sorride orribilmente
O mamma tutto questo che cosa può importare
A me questo impiegato per cui più nulla esiste
Pesci strani che a coppie vanno nell’acqua triste
Freddi angeli sbarcati a Marsiglia dal mare
Sento un canto che muore lento e che muore ancora
Umile come me che non sono più niente

Figlio mio io ti ho dato ciò che avevo lavora.



*

L’INTIMO PAESAGGIO [SONETTO]
(Rielaborazione di un testo poetico della mia raccolta “Ritorni”,
risalente agli anni Ottanta)

Quando urla il vento, lacera la vela
in ventagli di neve, e accende le onde
sull’intimo paesaggio, e al cuore cela
l’ombra fonda del sole. Ma vie bionde
indorano ora i raggi, e si rivela
il giorno, ora sereno - oltre profonde
acque e oceani di sogni - ragnatela
di steli d’oro, e calma pace infonde.
Le valli della mente e le spirali
- fra bianchi nastri e nubi della sera
nell’aria antica, con vòrtici chiari
oltre relitti di tramonti e mari -
la brezza spegne, spirando leggera
tra farfalle di stelle e luci di ali.

*

OMAGGIO ALLA POESIA DI VANNI SPAGNOLI

Appartiene a “Prigioniero dell’alba”, una bellissima e originale raccolta dei versi – che mi piacciono moltissimo – di Vanni Spagnoli, la lirica che qui riproduco (i lettori tengano presente che i caratteri tipografici scelti per il libro non sono questi, e sono a loro volta un’opera d’arte nell’opera d’arte). Vanni Spagnoli, a mio parere, è un poeta non inferiore ai maggiori autori italiani dei nostri giorni.

. Gli uccelli che assumono incerti
L’incontrastato dominio
Dell’aria
Nell’ora in cui gli dèi
Riposano
Nelle loro dimore alte
S’avventurano tra grida improvvise
In un brivido di voli bassi
Il cielo è accorciato
Ogni sera
Dal fremito continuo delle ali

. Ringrazio Vanni Spagnoli per il dono dei suoi versi.

*

VERSES FROM SHARED IMAGES – 00 [ENGLISH – ITALIANO]

.
I traveled toward my old age, maybe.
I traveled between my dreams
and our reality -
this dream outside the dreams.
...
I travel now
between our words
and the world
of the persons I love. They are sweet
and pure as a new snow.
I’m traveling, now.

.
Ho viaggiato verso la vecchiaia, forse.
Ho viaggiato fra i miei sogni
e la nostra realtà –
questo sogno fuori dai sogni.
Io viaggio ora
fra le nostre parole
e il mondo
delle persone che amo e che sono dolci
e pure come la neve
che cade ancora.
Sto viaggiando, ora.

*

UNA BRÚJULA [JORGE LUIS BORGES].
Todas las cosas son palabras del
Idioma en que Alguién o Algo, noche y día,
Escribe esa infinita algarabia
Que es la historia del mundo. En su tropel

Pasan Cartago y Roma, yo, tú, él,
Mi vida que no intiendo, esta agonia
De ser enigma, azar, criptografia
Y toda la discordia de Babel.

Detrás del nombre hay lo que no se nombra;
Hoy he sentido gravitar su sombra
En esta aguja azul, lucida y leve,

Que hacia el confín que un mar tiende su empeño,
Con algo de reloj visto en un sueño
Y algo de ave dormida que se mueve.

.
YO HE ESCRIBIDO ESTE SONETO EN ITALIANO,
INSPIRADO PARA EL SONETO DEL GRANDE BORGES
:
UNA BUSSOLA
Sono parole le ombre di ogni cosa:
le scrive in infinito labirinto
- la storia di chi vince e di chi è vinto -
nella sua lingua, Qualcuno o Qualcosa.

Passa Cartagine, e Roma, e l’ansiosa
vita che non capisco, e io, tu e il finto
mio crittogramma e l’enigma dipinto
e anche Babele discorde e furiosa.

Dietro i nomi sta ciò che non ha nome:
oggi ho intravisto la sua traccia, come
bussola in cui oscilla l’ago lieve

che del confine in mare indica il segno:
simile a un orologio apparso in sogno
o a un uccello che dorme e che si muove.





Bloody Marion



Bloody Marion

Lisa Merletti – Disegnare è la mia vita

www.ebook-larecherche.it




Da D'UN PRESENTITO CHIARO D'ARMONIE (3)


FELICE SERINO

Da: D'UN PRESENTITO CHIARO D'ARMONIE (3)


Divagazione sulla morte

è il morire ciò
che affratella -
ma davanti al mistero chi non resta
confuso: nessuno a farci
un fischio dall'aldilà e
il dubbio è che sia come
un impalpabile sogno o risibile
sorte

esoterismo karma re-
incarnazione: per nessuno
c'è il nulla e la morte
definitiva

*

Disquisizione sulla Mente

grossolano errore - mi spiegavi
col sorriso di chi sa -
scambiare la mente
col cervello: questi è del corpo-
contenitore mentre
la prima coi suoi azzurri
echi è parte della Mente
Universale che governa
la terra e questo essere
formica che la percorre...

la mente è cielo e l'una
contiene l'altro

*

Dice il Saggio

sei del cielo
... ma avanti
negli anni ancora
non ti conosci

*

Nel giorno acceso

nel giorno acceso -avvolto
nel mantello del vento-
sporgersi da una rupe di passione
in un amen
il ripercorrersi
di stagioni di là del mare
cogliere il fiore-essenza
del tempo
sognare d’essere quasi
una finzione
- la morte un paradosso

*

Un déjà vu

del luogo sente quasi il profumo
salire dalla terra
lo spirito che si piega
a contemplare

... gli sembra di esserci già stato
o forse l'ha sognato
... e quell'albero vetusto
sopravvissuto
a suo padre a fargli ombra
a occultargli
in parte l'ampia veduta
del mare quello stesso mare
che vide i suoi verdi anni

e il vissuto
(come in sogno) divenuto
lontana memoria...

*

Step

pensieri distesi nell'ora
canicolare
... una lama di luce
obliqua sul letto e
nella mente in sopore -in simbiosi
con lo sciabordio del mare-
il perdurare
il dondolio del corpo
fatto d'aria


*

Turbine vortica

turbine vortica intorno al chi sono

non altro sapere che la tua
inconsistenza

-ma a un tempo
di contenere un mondo



© Felice Serino


Nell'azzurro riflesso

Nell'azzurro riflessohttp://www.rossovenexiano.com/blog/flymoon/nellazzurro-riflesso

sabato 31 agosto 2013

sabato 24 agosto 2013

Recensione di Lorenzo Spurio

Casa di mare aperto
di Felice Serino
Prefazione di Marco Nuzzo
Centro Studi Tindari, Patti (ME)
Pagine: 90
ISBN: 9-788896-539859
Costo: 10€

Recensione a cura di LORENZO SPURIO

E’ una poesia dotta, filosofica e ricca di rimandi alla letteratura europea quella di Felice Serino contenuta nella sua ultima raccolta dal titolo enigmatico “Casa di mare aperto”. Ed è un po’ tutta la poetica di Serino ad essere attraversata da un certo ermetismo che si realizza in un criticismo del linguaggio, in una frantumazione dell’identità e in numerosi squarci visionari e addirittura onirici. Serino parte dal mondo che lo circonda, ma non è quello il suo interesse nell’arte della scrittura, perché l’intenzione è altra. La poetica si trasfonde a un livello più alto, a tratti irraggiungibile a tratti difficile da capire, ma l’artifizio della poesia sta anche in questo: nel dire e nel non dire, nell’utilizzare un concetto per elevarlo a qualcosa d’altro, metafisico, che non può aver concretezza proprio perché ha a che fare con la coscienza dell’uomo.
Importanti e degni di rispetto le poesie d’impianto civile, che nascono cioè dal voler ricordare alcuni personaggi centrali nel processo di crescita e progresso storico com’è la lirica dedicata al Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi nella quale Serino utilizza l’isotopia del sangue e della violenza per tratteggiare il clima d’odio, repressione e vendetta nei confronti della statista appartenente all’opposizione: “Dal suo sangue si leva alto/ il grido d’innocenza/ a confondere intrighi di potenti” (p. 20). La condanna alla tirannia, alla democrazia messa a tacere è evidente anche se il linguaggio di Serino evita la durezza e si contraddistingue sempre per una certa armonia e levità, anche quando parla di drammi in piena regola. Ma ci sono anche poesie in cui il poeta mette allo scoperto terminazioni nervose dolorose dal punto di vista sociale, come è il caso della poesia “A ritroso” ispirata al fenomeno poco noto degli hikikomori in Giappone che riguarda dei giovani che si auto-recludono letteralmente in casa evitando una vera vita sociale.
Centrale anche il tema della morte che ritorna in varie liriche come pensiero spesso assillante, altre volte come semplice dato di fatto dal quale bisogna partire con consapevolezza nell’impostazione del proprio progetto di vita. L’interesse per il mondo, per la socialità, la vicinanza all’altro e la riflessione sulla nostra esistenza fatta di giorni che sembrerebbero identici ma che non lo sono, trova ampiezza in una lirica in particolare, “In questo riflesso dell’eterno” dove il poeta con sagacia e freddezza verga la carta scrivendo: “imbrigliati noi siamo in un tempo/ rallentato/ noi spugne del tempo/ assediati da passioni sanguigne” (p. 61) in cui si ritrovano molti temi/aspetti che contraddistinguono la vita dell’uomo d’oggi: il tempo che scorre in maniera rallentata, troppo lenta, forse perché non è più in grado di vivere i momenti che riceve in maniera autentica, ma forse perché l’uomo senza lavoro, precario, disoccupato o immigrato che sia, senza una occupazione non può che vedere il suo tempo scorrere in maniera lenta, dolorosa e oziosa; l’uomo è una spugna nel senso che riceve dal mondo, ma è sempre meno in grado di dare; che assorbe, si assoggetta, accetta e che, al contrario, non fa, non dà, non propone. Il mondo frenetico e alienante che propone una società sempre più efficiente, veloce e altamente tecnologizzata in realtà provoca un certo indolenzimento che si ravvisa nel sonnambulismo etico e pratico dell’uomo. Infine gli uomini sono “assediati da passioni sanguigne”: amore e sesso che, come si sa, non sono la stessa cosa e che spesso possono portare alla follia, al delirio, allo spargimento di sangue, in un doloroso banchetto in cui Eros e Thanatos giocano beffardi ignari di cosa stanno combinando. In “L’alba che sa di nuovo” Serino esordisce con versi acuminati: “la si vive nel sangue la nottata” (p. 89).
Numerosissimi i riferimenti e le citazioni a numerosi padri della letteratura europea, tra cui Mallarmé, Ungaretti, Zanzotto, Pessoa che, oltre a sviscerare il grande amore di Serino nei confronti della letteratura e la sua profonda conoscenza, rendono l’opera un gradevole e profumato percorso in altre storie, tempi e luoghi.
Lascio ai lettori di questa recensione un’ultima lirica del Nostro nella quale si respira un senso d’incertezza e un sentimento di sospensione che non è dato all’uomo capire; il serpente presente quale immagine di fondo della lirica alla quale si tende analogicamente (si richiama il verde e il serpeggiare), rimanda ancora una volta all’immagine del peccato, dell’avvelenamento e dunque della morte. Ma la cosa curiosa è che in questo caso non vi sono vittime, se non la serpe stessa:

Di un altrove (p. 78)

di un altrove
d’un altrove
striscia
di luce verde la mente
l’interrogarsi serpeggia
si morde la coda


LORENZO SPURIO
-scrittore, critico letterario-

Jesi, 1 Agosto 2013



FELICE SERINO è nato a Pozzuoli nel 1941; autodidatta, vive a Torino.
Ha pubblicato varie raccolte: “Il dio-boomerang” (1978), “Cospirazioni di Altrove” (2011).
Ha ottenuto importanti riconoscimenti e di lui si sono interessati autorevoli critici.
E’ stato tradotto in sei lingue. Intensa anche la sua attività redazionale.


http://blogletteratura.com/2013/08/04/casa-di-mare-aperto-di-felice-serino-recensione-di-lorenzo-spurio/

Comunicato 1

Un viaggio tra le pieghe disturbate dell’io
La cucina arancione: il nuovo libro di LORENZO SPURIO


COMUNICATO STAMPA

La cucina arancione è la nuova raccolta di racconti dello scrittore marchigiano Lorenzo Spurio che nel 2012 ha esordito con Ritorno ad Ancona e altre storie (Lettere Animate Editore) scritto a quattro mani assieme a Sandra Carresi. Dopo essersi dedicato ampiamente alla critica letteraria, l’autore ritrova con questa silloge la sua forma letteraria espressiva più congeniale: il racconto breve.
La cucina arancione si compone di ventiquattro racconti di diversa lunghezza e il filo rosso della raccolta è l’analisi di “casi umani”, di personalità fragili o disturbate, personaggi apparentemente sani che, invece, celano al loro interno delle inquietanti verità o problematiche che restano latenti. Nella silloge si parlerà di violenza e solitudine, ma anche di pedofilia, ossessioni adolescenziali e tanto altro. Nella prefazione firmata da Marzia Carocci si legge: «Amori non ricambiati, nonne ricordate, morti improvvise, viaggi di speranza, pulsioni devianti, magie e luoghi incantati, occasioni perdute… Un’appassionante raccolta fantasiosa, dove l’autore con immaginazione, intelligenza e acutezza, propone al lettore vicende realistiche e chimeriche di una mente che va oltre il consueto, sottolineando, però, in questo percorso d’indagine psicologica anche pregi e difetti dell’umanità».
L’opera è edita da TraccePerLaMeta Edizioni, casa editrice dell’omonima Associazione Culturale all’interno della quale Spurio è socio fondatore. Il libro può essere acquistato mediante lo Shop Online dell’Associazione TraccePerLaMeta e a partire dalla prossima settimana su qualsiasi vetrina online di libri (Ibs, Dea Store, Libreria Universitaria,..) o mediante ordinazione in qualsiasi libreria.



LORENZO SPURIO è nato a Jesi (An) nel 1985. Ha conseguito la Laurea in Lingue e Letterature Straniere e si è dedicato alla scrittura di racconti e di saggi di critica letteraria. Ha collaborato con prestigiose riviste di letteratura italiana tra le quali Sagarana, Silarus ed El Ghibli. Per la narrativa ha pubblicato “Ritorno ad Ancona e altre storie” (Lettere Animate, 2012), scritto assieme a Sandra Carresi; per la saggistica ha pubblicato “Ian McEwan: sesso e perversione” (Photocity, 2013), “Flyte e Tallis” (Photocity, 2012), “La metafora del giardino in letteratura” (Faligi, 2011), scritto assieme a Massimo Acciai e “Jane Eyre, una rilettura contemporanea” (Lulu, 2011).
Ha curato, inoltre, l’antologia di racconti a tema manie, fobie e perversioni “Obsession” (Limina Mentis, 2013).
Nel 2011 ha fondato assieme a Massimo Acciai e a Monica Fantaci la rivista di letteratura online “Euterpe” che dirige e con la quale organizza eventi letterari su tutto il territorio nazionale.





SCHEDA DEL LIBRO


Titolo: La cucina arancione
Autore: Lorenzo Spurio
Prefazione di Marzia Carocci
Casa Editrice:TraccePerLaMeta Edizioni, 2013
Collana: Oltremare (narrativa)
ISBN: 978-88-907190-8-0
Pagine: 237
Costo: 10 €
Link diretto alla vendita



Info:
info@tracceperlameta.org - lorenzo.spurio@alice.it

sabato 20 luglio 2013

La stanza sul molo

Antonia Pozzi - Poesie


Poesie di Antonia Pozzi


La voce

Aveva voce in te
l'universo
delle cose mute,
la speranza
che sta senz'ali nei nidi,
che sta sotterra
non fiorita.

Aveva voce in te
il mistero
di tutto che presso una morte
vuol diventare vita,
il filo d'erba
sotto le putride foglie,
il primo riso del bimbo salvato
a fianco di un'agonia
in una corsia
d'ospedale.

Or quando cade dagli alti
rami notturni
dei campanili – un rintocco –
e in cuore affonda come
il frutto dentro il campo arato –

allora hai voce
tu in me –
con quella nota
ampia e sola
che dice i sogni sepolti
del mondo, l'oppressa
nostalgia della luce.


*


Il cielo in me


Io non devo scordare

che il cielo

fu in me.



Tu

eri il cielo in me,

che non parlavi

mai del mio volto, ma solo

quand'io parlavo di Dio

mi toccavi la fronte

con lievi dita e dicevi:

– Sei più bella così, quando pensi

le cose buone –



Tu

eri il cielo in me,

che non mi amavi per la mia persona

ma per quel seme

di bene

che dormiva in me.



E se l'angoscia delle cose a un lungo

pianto mi costringeva,

tu con forti dita

mi asciugavi le lacrime e dicevi:

– Come potrai domani esser la mamma

del nostro bimbo, se ora piangi così? –



Tu

eri il cielo in me,

che non mi amavi

per la mia vita

ma per l'altra vita

che poteva destarsi

in me.

Tu

eri il cielo in me

il gran sole che muta

in foglie trasparenti le zolle



e chi volle colpirti

vide uscirsi di mano

uccelli

anzi che pietre

– uccelli –

e le lor piume scrivevano nel cielo

vivo il tuo nome

come nei miracoli

antichi.



Io non devo scordare

che il cielo

fu in me.



E quando per le strade – avanti

che sia sera – m'aggiro

ancora voglio

essere una finestra che cammina,

aperta, col suo lembo

di azzurro che la colma.

Ancora voglio

che s'oda a stormo battere il mio cuore

in alto

come un nido di campane.

E che le cose oscure della terra

non abbiano potere

altro – su me,

che quello di martelli lievi

a scandere

sulla nudità cerula dell'anima

solo

il tuo nome.



11 novembre 1933


*

VENEZIA

Venezia. Silenzio. Il passo
di un bimbo scalzo
sulle fondamenta
empie d’echi
il canale.

Venezia. Lentezza. Agli angoli
dei muri sbocciano
alberi e fiori:
come se durasse
un’intera stagione il viaggio,
come se maggio
ora
li sdipanasse
per me
.
Al pozzo di un campiello
il tempo
trova un filo d’erba tra i sassi:
lega con quello
il suo battito all’ala
di un colombo, al tonfo
dei remi.


1933. In “Parole”.




Comunicato stampa

IAN McEWAN: SESSO E PERVERSIONE
DI Lorenzo Spurio
COMUNICATO STAMPA

Lorenzo Spurio, scrittore e critico letterario marchigiano, ha ampliato la sua tesi di laurea magistrale conseguita all’università degli studi di Perugia nel 2011 sul tema della “devianza sessuale” nella narrativa dello scrittore britannico Ian McEwan e questo ne è il prodotto finale.
In questo ampio saggio, che si apre con una prefazione dello scrittore Antonio Melillo sul ruolo dell’amore nella letteratura, Spurio sviscera alcune delle problematiche sociali proposte dall’autore inglese tra le quali la follia, le aberrazioni, il perturbante, il deviato e la degenerazione di alcuni atteggiamenti frutto di una psiche malata. Il percorso che il lettore è chiamato ad intraprendere è agevolato da un ricco apparato di critica e di note esplicative o di riferimento che rimandano ad altrettanti testi ai quali Spurio si rifà.
Il saggio affronta il tema della sessualità vista dagli occhi allucinati di giovani senza regole (come avviene nel romanzo The Cement Garden) o nei suoi aspetti deleteri di una bieca perversione (come avviene in The Comfort of Strangers) e in varie altri narrazioni l’autore lo impiega, invece, per chiarire l’austerità dei tempi in cui ambienta le sue storie, la contrapposizione tra visione patriarcale e il nascente femminismo.
Questo saggio è una ricca e propedeutica analisi critica allo studio della narrativa di Ian McEwan.




Scheda del libro


Titolo: Ian McEwan: sesso e perversione
Autore: Lorenzo Spurio
Prefazione: Antonio Melillo
Genere: Critica letteraria
Casa Editrice: Photocity, Pozzuoli (Na), 2013
ISBN: 978-88-6682-463-3
Costo: 10 €
Link diretto alla vendita



Info: lorenzo.spurio@alice.it

Divagazione sulla morte

Divagazione sulla mortehttp://www.rossovenexiano.com/blog/flymoon/divagazione-sulla-morte

Libro di Felice Serino (Riflessioni)

Libro di Felice Serino (Riflessioni)http://www.scrivere.info/poesia.php?poesia=319566

mercoledì 10 luglio 2013

sabato 6 luglio 2013

ASFALTI

Il brano della settimana


Il brano degli Autori - Divagazione sulla morte di Felice Serino
Mercoledì 03 Luglio 2013

Scritto da Redazione


Divagazione sulla morte

è il morire ciò
che affratella -
ma davanti al mistero chi non resta
confuso: nessuno a farci
un fischio dall'aldilà e
il dubbio è che sia come
un impalpabile sogno o risibile
sorte

esoterismo karma re-
incarnazione: per nessuno
c'è il nulla e la morte
definitiva


Felice Serino




La motivazione di mettere in evidenza il brano selezionato:


Tutti conosciamo il ciclo della vita con le sue varie fasi dall’infanzia alla senilità fino all’epilogo.
Nonostante questa consapevolezza non è facile, per molti, parlare della morte, argomento da evitare, forse per la mera illusione di allontanare non solo il pensiero della stessa ma ritardarne l’ora.
Pensare alla morte, come fine della nostra esistenza provoca dolore, timore, dubbio, eppure essa è parte della vita, poiché ogni inizio ha una fine e se non esistesse la morte nemmeno la vita avrebbe ragione di essere.

Necessita, quindi, coraggio pronunciare il nome e il senso, e chi se non il poeta osa divagare sul significato della morte, della sorte, dei legittimi quesiti che l’animo pone dinanzi ad essa?

Felice Serino, nostro stimato autore, esprime con profonda umiltà e Amore universale una stupenda considerazione nell’opera premiata Divagazione sulla morte

è il morire ciò
che affratella –

il verbo essere indica nel tempo presente una certezza e un monito, rafforza il credo di Felice, contrariamente a un condizionale, che per il modus vivendi dell’attuale società, pregna di egoismo e indifferenza, risulterebbe più appropriato.
La morte, infatti, dovrebbe unirci tutti in una fratellanza umana e solidale, oltrepassando i confini che limitano le diverse religioni, il colore della pelle e ogni altra differenza sociale o etnica.

Siamo fratelli, non solo perché apparteniamo allo stesso cielo, nati allo stesso modo, ma soprattutto perché le nostre esistenze, pur se differenti per ceto, cultura o destini, terminano il maestoso e prezioso ciclo vitale in egual maniera.

Leggendo la stupenda lirica di Felice ho ricordato i versi di un altro poeta e uomo d’Amore, Sant’Agostino
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza
( da La morte non è niente )

Versi che sembrano fiancheggiare quelli del nostro autore

ma davanti al mistero chi non resta
confuso: nessuno a farci
un fischio dall'aldilà e
il dubbio è che sia come un impalpabile sogno o risibile
sorte

La presenza del mistero, la confusione che ne deriva suggella la nostra realtà fra quesiti e dubbi irrisolti. Cosa ci sarà dopo? Esiste un oltre? Una nuova dimensione, un sogno, una forza imprevedibile e buffa?
esoterismo karma re-
incarnazione: per nessuno
c'è il nulla e la morte
definitiva


E’ superfluo cercare una risposta che convalidi la ragione o il futuro dopo la morte, non giova soffermarsi sull’oltre, piuttosto sulla vita, goderla pienamente con rispetto, apprezzando i suoi doni e i pregiati valori.
La morte rappresenta il segno incisivo di chi realmente siamo e quale solco lascia impresso la nostra orma sull’amata Terra, nei cuori di chi resta e dei posteri.
Unica certezza incontrastata rimane la vita, come l’abbiamo vissuta, cosa abbiamo dato e tramandato.
Unione e non divisione, amore e non odio, solidarietà e non ostilità, questa è la vita e la morte, indivisibili ed eterne sorelle di arcane, umane, indefinite e infinite temporaneità.

Ringrazio Felice Serino per aver donato a tutti noi e ai lettori questa pagina di saggezza e d’intensa riflessione, di monito e preghiera.
La custodiremo nel cuore perché ognuno possa sentirsi fratello e non più solo nella giungla che lentamente ci divora.



La vita o si vive o si scrive, io non l’ho mai vissuta, se non scrivendola.
L.Pirandello, Il fu Mattia Pascal


A te, Felice, con stima e ammirazione

Gelsomina Shayra Smaldone


* * *

Commenti



E' vero, nessuno mai è venuto a farci un fischio dall'aldilà, ma il solo pensiero della loro esistenza d'una volta, andare sulla tomba di una persona cara, ci fa sentire la loro presenza eterna nella nostra mente. Bellissima la poesia di Felice e altrettanto profonda la recensione di Shayra
Lorenzo



le recensioni di Shayra sanno colpire il cuore con quella sensibilità che ben rappresenta il suo modo di essere. Anche in questo caso la bellissima e profonda poesia di Felice diventa riflessione sociale e umana su uno dei misteri più profondi della nostra amata esistenza.
Un testo che anch'io ho apprezzato alla prima lettura per quella profonda saggezza che sa trasmettere oltre le righe del nostro destino.

Bellissima vetrina! Massimo Verrina



Una grande sorpresa, per me, un regalo, amici, con cui avete voluto onorarmi, che non sento di meritare. Un grande senso di riconoscenza va alla bravura della cara amica Shayra, per la sua precisa disamina. Ancora grazie, un abbraccio, Felice



Una lirica intensa, che porta a profonde riflessioni, così come ha fatto Shayra nella sua splendida recensione.
Complimenti a Felice e a Shayra!

Dany
Daniela Giorgini



la nostra Shay delinea ed illumina in modo approfondito e preciso il grande testo soffuso del nostro Felice, complimentoni
Felice Longo



E' stato un grande onore per me recensire questa poesia, non solo per le doti poetiche ben note di Felice ma anche per il contenuto.Mi ha profondamente toccato il cuore, giacché devo la mia forza, il coraggio, l'Amore e il senso della vita al pensiero della morte, che spesso sosta nella mia mente.Pensiero che non mi rattrista, non temo perché, nonostante tutto, mi fa apprezzare la vita, amare i miei fratelli e tutte le creature umane e animali.

Ancora complimenti, caro Felice.
Shayra
Gelsomina Shayra Smaldone



Una poesia questa di Felice Serino che avevo già apprezzato alla prima lettura, carica di una riflessione interiore che lascia una profonda scia di nell'animo.
Suggestiva, attenta e di grande bellezza la recensione di Shayra che l'accompagna e accompagna il lettore, sul filo dei pensieri del nostro autore. Molto apprezzata
Complimenti ad entrambi!

NellAnimaMia


Da: Attimi di Poesia




Da D'UN PRESENTITO CHIARO D'ARMONIE (3)


FELICE SERINO

Da: D'UN PRESENTITO CHIARO D'ARMONIE (3)


Divagazione sulla morte

è il morire ciò
che affratella -
ma davanti al mistero chi non resta
confuso: nessuno a farci
un fischio dall'aldilà e
il dubbio è che sia come
un impalpabile sogno o risibile
sorte

esoterismo karma re-
incarnazione: per nessuno
c'è il nulla e la morte
definitiva

*

Disquisizione sulla Mente

grossolano errore - mi spiegavi
col sorriso di chi sa -
scambiare la mente
col cervello: questi è del corpo-
contenitore mentre
la prima coi suoi azzurri
echi è parte della Mente
Universale che governa
la terra e questo essere
formica che la percorre...

la mente è cielo e l'una
contiene l'altro

*

Dice il Saggio

sei del cielo
... ma avanti
negli anni ancora
non ti conosci

*

Nel giorno acceso

nel giorno acceso -avvolto
nel mantello del vento-
sporgersi da una rupe di passione
in un amen
il ripercorrersi
di stagioni di là del mare
cogliere il fiore-essenza
del tempo
sognare d’essere quasi
una finzione
- la morte un paradosso

*

Un déjà vu

del luogo sente quasi il profumo
salire dalla terra
lo spirito che si piega
a contemplare

... gli sembra di esserci già stato
o forse l'ha sognato
... e quell'albero vetusto
sopravvissuto
a suo padre a fargli ombra
a occultargli
in parte l'ampia veduta
del mare quello stesso mare
che vide i suoi verdi anni

e il vissuto
(come in sogno) divenuto
lontana memoria...

*

Step

pensieri distesi nell'ora
canicolare
... una lama di luce
obliqua sul letto e
nella mente in sopore -in simbiosi
con lo sciabordio del mare-
il perdurare
il dondolio del corpo
fatto d'aria


*

Turbine vortica

turbine vortica intorno al chi sono

non altro sapere che la tua
inconsistenza

-ma a un tempo
di contenere un mondo



© Felice Serino


Colui che intinge con me...

Colui che intinge con me...http://www.rossovenexiano.com/blog/flymoon/colui-che-intinge-con-me

sabato 22 giugno 2013

Ancora introvabile il padrone del silenzio, di Gianfranco Vacca :: LaRecherche.it e Poesia 2.0 [ eBook da Poesia Condivisa n. 6 ]

Ancora introvabile il padrone del silenzio, di Gianfranco Vacca :: LaRecherche.it e Poesia 2.0 [ eBook da Poesia Condivisa n. 6 ]http://www.larecherche.it/poesia2punto0_ebook.asp?Id=6

Nadezhda Slavova Gli addii

http://www.youtube.com/watch?v=joBuKUpTIPo

Pablo Neruda


Pablo Neruda


Io tornerò

Un giorno, uomo o donna, viandante,
dopo, quando non vivrò,
cercate qui, cercatemi
tra pietra e oceano,
alla luce burrascosa
della schiuma.
Qui cercate, cercatemi,
perché qui tornerò senza dire nulla,
senza voce, senza bocca, puro,
qui tornerò a essere il movimento
dell'acqua, del
suo cuore selvaggio,
starò qui, perso e ritrovato:
qui sarò forse pietra e silenzio....


*


Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, nè quando nè da dove,
t'amo direttamente senza problemi nè orgoglio:
così ti amo perchè non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.


*

E' oggi

E' oggi: tutto l'ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell'aurora.
Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
gli occhi dei tuoi sogni, beneamata,
sei tremito del tempo che trascorre
tra luce verticale e sole cupo,
e il cielo chiude su te le sue ali
portandoti, traendoti alle mie braccia
con puntuale, misteriosa cortesia.
Per questo canto il giorno e la luna,
il mare, il tempo, tutti i pianeti,
la tua voce diurna e la tua pelle notturna.





Recensione di Marco Nuzzo


RECENSIONE ALLA SILLOGE DI FELICE SERINO “IN SOSPESO DIVENIRE”, 2013 *


al di fuori di me -

io stesso luogo-non-luogo –

mi espando


Così, Felice Serino, dà alla luce l’ultima breve ma intensa silloge, “In sospeso divenire – Poesie dell’impermanenza”, titolo alquanto suggestivo e che, in pochi tratti descrive il ruolo stesso del poeta-uomo, dello scrittore, considerato per antonomasia il saggio, il pensatore, conscio d’una realtà fuggevole e capace, pertanto, di ravvisarne gli atomi in una sincrasi eclettica, unendo particelle e parole con una palpabilità maniacale. Ho parlato di “saggio” per un motivo ben preciso. Leggendo il Serino, m’è parso di risentire la lontana eco del Dao Dezi di Lao Tsu, saggio cinese che – nella succitata opera - scrisse una ben precisa frase: “Per questo il santo permane nel mestiere del non agire e attua l'insegnamento non detto. […]. Compiuta l'opera egli non rimane e proprio perché non rimane non gli vien tolto”. Si noti che la parola “Saggio” e “Santo” hanno, nel Tao Te Ching, la stessa funzione di soggetto. Come per queste “poesie dell’impermanenza”, il Serino ha la funzione di lasciare un’impronta, un segno lieve “in sospeso divenire”, per l’appunto, per poi partirsi, allontanandosi dopo aver detto. Il suo è un divenire lasciato ad altri, un qualcosa di incompiuto ma capace di tessere trama e ordito con una originalità impertinente, tra figure retoriche e costrutti semantici ridotti all’essenziale, eppure talmente precisi da centrare il cuore del bersaglio:
in trasognato sfarti figura

-quasi rito-

t’invetri

incielata diafana

qui troviamo qualcosa di molto raro, quasi una sorta di gioco di parole e reinventati neologismi privi di peccato ma che trascendono all’interno di un Locus amoenus racchiuso nell’utopia e nella stagione di una vetrina al di fuori del tempo.

Il Serino però è un treno in corsa lungo diverse stazioni, sfiora emozioni di ogni sorta e non placa sicuramente la propria sete nella forra dei giochi della parola propriamente detta. Egli si fa anche semplicità negli occhi e nei sogni di una bambina, diventa foriero dei cambiamenti dell’animo… si fa madre e poi muore alla vita.

Senza voler troppo aggiungere, per non guastare del lettore la sorpresa, il poeta Serino disvela e tributa la seconda parte dell’opera ai suoi amori, quelli familiari come quelli letterari, finanche alle letture di Ungaretti, Merini e Ginsberg. È una nota che suona differente in ogni tasto, il Serino e in questa breve silloge dà prova di quanta musica possa vantarsi l’animo umano, un Pathos capace di elevare o, talvolta, di colpire, lasciando senza parole attraverso la bellezza e l’irripetibilità delle sue dinamiche.

Di Marco Nuzzo
* e-book realizzato da www.poesieinversi.it