sabato 16 febbraio 2013

Franz Krauspenhaar

ho dormito tutto il giorno come un animale
mentre i professionisti lavorano alacri,
hanno facce serie e quando scherzano
la loro maschera diventa una notte nera,
ho iniziato a sognare cardini e piante di more

...
integrate al lavoro degli operai, magrebini
che cantano i jingle degli spot anni 80,
se non vedi non ci credi non ci credi
se non vedi, euroarredi; un mondo ricurvo
dentro polle di vetro insanguinato, pozze
di piscio di presentatrici, maiali di otto dix
nelle feste di anagni. la cultura impasta
elementi i più diversi, come nel mio sogno
di oggi che non ricordo più, ho dormito
tutto il giorno come un animale, senza
desiderare niente, senza chiedere niente,
arrancando nelle immagini del sogno
come in un acquario senz'acqua, un bosco
d'aria finta ficcato dentro lo stomaco,
mentre tredici chirurghi armeggiano nel grasso
e separano animelle dalla milza, nel sangue.

Franz Krauspenhaar

Il mondo

VALERIANA MASPERO

Il mondo

Sicuramente il mondo non è come ci appare nelle sue immagini, anzi, come appare nelle nostre immagini. Gli input sensoriali creano nella nostra interiorità un mondo che corrisponde – la scienza non sa in che modo - a quello che ci fanno supporre esista in una esteriorità. Viene suggerito esteriore perché la mente ricostruisce come diverse dalle sue rappresentazioni interne quelle provenienti dagli input sensoriali. Proietta fuori le immagini di ciò che si crea nel suo misterioso interno. E’ questo curioso processo a suggerire all’ingenua coscienza individuale l’illusione - l’immagine - che esistano contemporaneamente due mondi distinti e distanti. Ciò che ci appare come immagine e ciò che esiste come suo substrato oggettivo (supposto come immagine non vista).
Immagina come potrebbe essere il mondo esterno - quello degli input - non visto da occhio umano, ma nemmeno animale e neanche alieno.
Il nulla.
Questo gioco ti dimostrerebbe già che l’immagine inerisce a noi e non alla realtà, e che quindi il mondo non esiste di per sè come immagine. Ammetti che esso è oggettivamente invisibile.
Ne consegue dunque che proiettiamo un fuori del quale non possediamo prove esterne alla sensorialità umana nonché a quella delle macchine ottiche (queste, costruite per potenziare la vista umana, risultano perfettamente commensurabili al nostro sistema percettivo e darebbero gli stessi risultati). Ammetti dunque che non ha un senso scientificamente valido parlare di un mondo esterno. Il sistema centrale elabora e proietta i colori che costituiscono le immagini, i quali risultano essere percepiti in modi leggermente diversi - per intensità, saturazione e in certi casi presenza effettiva - da ogni occhio e da ogni cervello individuali.
Il supposto mondo esterno non è assolutamente colorato e, poiché non possiamo negare che i grigi siano dei colori, non è nemmeno in bianco e nero.
La sua tridimensionalità è aleatoria, perché basta chiudere uno dei nostri due occhi per vederla scomparire di colpo. Il mondo non possiede la profondità spaziale che siamo abituati ad attribuirgli come oggettività.
D’altra parte proiettiamo anche la forma e l’estensione degli oggetti: essi le mutano continuamente a seconda del nostro angolo visuale (ingenerando non infrequentemente equivoci e illusioni). I suoni si rivelano come le apparenze più inconsistenti di tutte: sono tracce alquanto effimere lasciate da micro-fenomeni prodotti in conduttori elastici e rilevabili solo mediante particolari antenne di cui solo pochi esseri sono dotati. Il mondo è sicuramente muto e silenzioso (una valanga non fa rumore, produce soltanto una vibrazione ondulatoria nell’aria circonvicina).
La simbologia geometricoide della fisica cerca da secoli di visualizzare il mondo esterno, dall’atomo alle stringhe. Oltre le forme macroscopiche delle cose, i colori, i suoni, le luminosità, i profumi e le loro consistenze tattili – cose rivelatesi apparenze già ai filosofi – l’atomismo ha immaginato una nebulosa, un’immensa massa fluttuante, eterogenea e trasparente, ora densa ora più rara, composta da innumeri particelle di vario e poco spessore, massa e dimensione, in preda a movimenti e correnti poco compresi, a comparse e scomparse istantanee e capricciose. Nascono e si annichilano ininterrottamente, trasmutandosi le une nelle altre come nelle fantasie degli antichi alchimisti, e solo le loro tracce persistono qualche microsecondo, pulsando a velocissimi ritmi, attratte o respinte da combinazioni di forze invisibili e incontrollabili, nello scenario del vuoto generatore che le agita, scagliandole a velocità parossistiche nei suoi interni, attorcigliati sentieri obbligati – altre dimensioni spaziali - in cui superata una soglia diventano il proprio opposto, esse stesse generatrici di vuoto, ognuna con una sua probabile esistenza, una velocità e una altrettanto solo probabile posizione, effetti di una causa che forse sta nel passato remoto, o forse nel futuro.
Ipotizzando per assurdo di non possedere il nostro sistema percettivo e proiettivo, il mondo per noi sarebbe un immenso qualcosa di invisibile, impercettibile, muto, silenzioso, buio, insapore, inodore, inconsistente e indeterminato. Quando nessuno lo pensa, c’è da giurarlo, il mondo sparisce. Come immagine, s’intende. O no?

[da Facebook]

Questo Sogno

Questo Sogno

L’ego | Poesie in Versi | il piacere di Scrivere e Pubblicare Online

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sabato 2 febbraio 2013

Libro sacro di Felice Serino (Brevi)

Libro sacro di Felice Serino (Brevi)

Leopoldo Panero

LEOPOLDO PANERO

Tu sola

Tu sola accanto a me, presso il mio petto;
solo il tuo cuore, la tua mano sola
al cammino mi guida; gli occhi soli
recano un pò di luce fino all'ombra
della memoria, oh dolce,
o lieto il nostro addio!...Il cielo è rosa,
ed è verde la quercia, e morti siamo,
noi due congiunti nella mia memoria.
Tu sola accanto a me, presso l'oblio,
dove dice la neve, la sonora
neve del Guadarrama, di tra i pini,
in ginocchio il tuo nome;
là dove delle mie mani il segreto;
là dove la risata spazza via
dell'angelo l'impronta silenziosa;
là dove la cancella.
Stiamo soli per sempre; dietro stiamo
al cuore, alla memoria,
al vento ed alla luce, alle parole,
noi due congiunti nella mia memoria.





Poesie di Italo Benedetti


ITALO BENEDETTI

HO LEGATO L'INFANZIA AL PALO DELLA CAPRA

Volo sull'aliscafo
un vento denso copre
l'isola che navigando s'allontana

mi sento trasparente, in cuore
battono voci azzurre di gente
seduta e attenta: diciotto video-finestrini
trasmettono il Mar Tirreno
mentre l'eliche schiumose gli fanno la barba

lascio l'isola stregata - è ora una
statua di cenere coricata sull'orizzonte -
ho legato l'infanzia al palo della capra.

Adesso sono libero per ogni tipo di vortice.

*

TU DUNQUE TORNI

Tu dunque torni allo splendore dei giorni
all'albe chiare di cristalli accese
ai mattini catturati dalle rive velate
al mezzogiorno rintronato dai rintocchi,
del sole, imperatore maja di luce.
Ritorni alle voci prima solitarie
poi sempre più accumulate, ai boati-clacson
ai bimbi (bande sonore dell'infanzia
sempre più svincolata dai vestiti di scuola),
ritorni col cervello limpido, distillato
dalle crisi cocenti, ritrovi buono
il mondo (e poi t'inquineranno nuovi amari).

*

GLI SPECCHI

Fuggo lo sguardo dagli specchi. Ho paura.
Paura di guardarmi e del sonno che
sprigiona dai miei occhi. Sonno di
morte. Sogno di morte.

.............................Non voglio
dirmi chi sono, nemmeno geograficamente.
Ho paura dei pozzi fondo che nascondo.

L'anima sprigiona come un minatore
nera di esplosioni. Niente diamanti!

Ho paura della mia forma, terrore di
ripetermi in migliaia di genti in corsa
nelle strade affollate della sera
(i neon impazziscono nelle mie vene,
urli sirene barriti d'auto occhiate
di fanali assassinanti).

...............................Perché non sono
nato rotondo?

Tutte le notti se sto solo
balzano mostri pelosi dal mio corpo
i mille io che covo come chioccia
- colle zampe elettriche mi fanno il solletico
mi guardano con occhi di video
nel loro sguardo incontro il pudore dei morti

Ho paura di star solo, di assistere al crollo
dei muri - come in ascensori interni
sprofondo in abissi -, di essere eterno.


[da: La Fiera Letteraria]

Nel sangue della parola

Nel sangue della parola

Nel sangue della parola

Nel sangue della parola

Colui che intinge… | Poesie in Versi | il piacere di Scrivere e Pubblicare Online

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