sabato 28 dicembre 2013

venerdì 27 dicembre 2013

mercoledì 25 dicembre 2013

sabato 21 dicembre 2013

Fabio Girelli, "Un'altra fine del mondo"

Poesie di Antonia Pozzi

ANTONIA POZZI


Per Emilio Comici

Si spalancano laghi di stupore
a sera nei tuoi occhi
fra lumi e suoni:

s’aprono lenti fiori di follia
sull’acqua dell’anima, a specchio
della gran cima coronata di nuvole…

Il tuo sangue che sogna le pietre
è nella stanzaun favoloso silenzio.


Misurina, 7 agosto 1938

*

Sgorgo

Per troppa via che ho nel sangue
tremo
nel vasto inverno.

E all’improvviso,
come per una fonte che si scioglie
nella steppa,
una ferita che nel sonno si riapre,

perdutamente nascono pensieri
nel deserto castello della notte.

Creatura di fiaba, per le mute
stanze, dove si struggono le lampade
dimenticate,
lieve trascorre una parola bianca:
si levano colombe sull’altana
come alla vista del mare.

Bontà, tu mi ritorni:
si stempera l’inverno nello sgorgo
del mio più puro sangue,
ancora il pianto ha dolcemente nome
perdono.

(12 gennaio 1935)

*

Desiderio di cose leggere

Giuncheto lieve biondo
come un campo di spighe
presso il lago celeste

e le case di un’isola lontana
color di vela
pronte a salpare –

Desiderio di cose
leggere
nel cuore che pesa
come pietra
dentro una barca –

Ma giungerà una sera
a queste rivel’anima liberata:
senza piegare i giunchi
senza muovere l’acqua o l’aria
salperà – con le case
dell’isola lontana,
per un’alta scogliera
di stelle –


1° febbraio 1934

*

Funerale senza tritezza

Questo non è esser morti,
questo è tornare
al paese, alla culla:
chiaro è il giorno
come il sorriso di una madre
che aspettava.
Campi brinati, alberi d’argento, crisantemi
biondi: le bimbe
vestite di bianco,
col velo color della brina,
la voce colore dell’acqua
ancora viva fra terrose prode.
Le fiammelle dei ceri, naufragate
nello splendore del mattino,
dicono quel che sia
questo vanire
delle terrene cose
– dolce –,
questo tornare degli umani,
per aerei ponti
di cielo,per candide creste di monti
sognati,
all’altra riva, ai prati
del sole.

3 dicembre 1934

*

Alpe

(...)
Sulle vette,
quando la brezza che ci sfiora è l’alito
di vite arcane riarse di purezza
ed il sole è un amore che consuma
e, a mezza rupe, migrando le nubi
sopra le valli, rivelando a squarci,
con riflessi di sogno, la pensosa
nudità della terra, allora bello
sopra un masso schiantarsi e luminosa,
certa vita la morte, se non mente
chi ci dice che qui Dio non è lontano.

Pasturo, 28 agosto 1929

*

LASCIATE CHE IO MI PERDA 


O lasciate lasciate che io sia
...

una cosa di nessuno

per queste vecchie strade

in cui la sera affonda -

O lasciate che lasciate ch’io mi perda

ombra nell’ombra -

gli occhi

due coppe alzate

verso l’ultima luce -

E non chiedetemi - non chiedetemi

quello che voglio

e quello che sono

se per me nella folla è il vuoto

e nel vuoto l’arcana folla

dei miei fantasmi -

e non cercate - non cercate

quello ch’io cerco

se l’estremo pallore del cielo

m’illumina la porta di una chiesa

e mi sospinge a entrare -

Non domandatemi se prego

e chi prego

e perché prego -

Io entro soltanto

per avere un po’ di tregua

e una panca e il silenzio

in cui parlino le cose sorelle -

Poi ch’io sono una cosa -

una cosa di nessuno

che va per le vecchie vie del suo mondo -

gli occhi

due coppe alzate

verso l’ultima luce -

*

Fine 7

Ritorno ed è ancora sul greto
orma di mare
mentre l’onda si esilia.
E m’imbarca:
e saluto le rive e i colori,
sfumo nel dolce morente
tramonto,
con te mare,
ora vasta
della mia fine notturna.

*

Da PAROLE, 1938

LAMENTAZIONE

Che cosa mi hai dato
Signore
in cambio
di quel che ti ho offerto?
del cuore aperto
come un frutto –
vuotato
del suo seme più puro –
gettato sugli scogli
come una conchiglia inutile
poi che la perla è stata
rubata – (...)

Milano, 6 maggio 1933

*


Notturno


Lene splendore

di stelle

in vetta alle bandiere:



il vento

piega l'erba sulla fronte dei morti.



Da sùbite fronde si leva

l'uccello nerazzurro:



e cade

il remeggio del volo

grevemente

sul notturno monotono cuore.



18 dicembre 1935


*





Poesia di Andrea Zanzotto

Andrea Zanzotto 
Da "Dietro il paesaggio" 
  
Elegia Pasquale 
  
Pasqua ventosa che sali ai crocifissi 
con tutto il tuo pallore disperato, 
dov'è il crudo preludio del sole? 
e la rosa la vaga profezia? 
Dagli orti di marmo 
ecco l'agnello flagellato 
a brucare scarsa primavera 
e illumina i mali dei morti 
pasqua ventosa che i mali fa più acuti 
  
E se è vero che oppresso mi composero 
a questo tempo vuoto 
per l'esaltazione del domani, 
ho tanto desiderato 
questa ghirlanda di vento e di sale 
queste pendici che lenirono 
il mio corpo ferita di cristallo; 
ho consumato purissimo pane 
  
Discrete febbri screpolano la luce 
di tutte le pendici della pasqua, 
svenano il vino gelido dell'odio; 
è mia questa inquieta 
gerusalemme di residue nevi, 
il belletto s'accumula nelle 
stanze nelle gabbie spalancate 
dove grandi uccelli covarono 
colori d'uova e di rosei regali, 
e il cielo e il mondo è l'indegno sacrario 
dei propri lievi silenzi. 
  
Crocifissa ai raggi ultimi è l'ombra 
le bocche non sono che sangue 
i cuori non sono che neve 
le mani sono immagini 
inferme della sera 
che miti vittime cela nel seno. 

Come sospesi

Come sospesihttp://www.rossovenexiano.com/blog/flymoon/come-sospesi

venerdì 20 dicembre 2013

giovedì 19 dicembre 2013

lunedì 16 dicembre 2013

mercoledì 11 dicembre 2013

domenica 8 dicembre 2013

sabato 7 dicembre 2013

Vinicio Capossela legge Beatrice Niccolai (Sull'ultima riga di un foglio...

Commenti a SE CI PENSI






Felice Serino

Se ci pensi

capisci quanto provvisoria
è questa casa di pietra e di sangue
dove tra i marosi il tempo
trama il tuo destino di piccolo uomo?

se ci pensi:
quale enigma ti sovrasta

mentre la vita non è che un batter d’ali

- e tu immagine
passeggera

dentro gioco di specchi
copia sbiadita riflesso

del riflesso -

ci sei ma non ti appartieni
sebbene all’esistere
ti attacchi

come ostrica allo scoglio

mentre ti ripugna
il disfacelo lo scandalo
della morte

il salto nel vuoto

***


Commenti

Newclear D'antonio
per il gruppo di Facebook in.arti.poesia (IAP)
.
16 settembre 2013


Molto. bravo. (y) trattazione difficile [...] lo scandalo della morte. e tuttavia la forma libera e leggera, fluida, rende la riflessione meno terrifica. L'inizio e' indovinato, ben riuscito. Brano intimista, di spessore. e forse, come la vita, il salto nel vuoto, non e' che un battito d'ali.


*

Nadine Gdb Art
17 settembre 2013

perché "non ti appartieni"? Dio ci ha resi liberi. la libertà è integra. l'uomo è relazione, la verità è relazione /possiamo fare di noi un angelo, un salvavita, un grande ombrello per i più fragili / possiamo imparare a volare oltre il vuoto e insegnarlo alle ostriche così attaccate allo scoglio. // ho visto un'alba fiorire nel vuoto ed ero io, insieme a Dio. // Bravo Felice, un gran bel brano!

*

Piero Donato
per il gruppo Evoluzionismo Contemporaneo

... non condivido personalmente: lo osservo nei comportamenti massificati. Non credo nel salto nel vuoto, ma sicuramente occorre prepararci già in questa vita ad affrontare la prossima tappa dell'esistenza; quantomeno noi che abbiamo avuto la fortuna di vivere piuttosto a lungo...  altrimenti la vita non avrebbe senso. E per molti non lo ha, purtroppo.
19 settembre


Felice Serino

Giusto Piero, quando dici che già in questa vita occorre prepararci...ecc... ma il vuoto che intendo è l'ignoto, non il nulla, che è diverso.
19 settembre



Piero Donato


certo lo avevo capito; non credo nel salto nell'ignoto, nel senso che abbiamo molte testimonianze di chi stava oltrepassando il salto ed è tornato, poi la Storia ci ha insegnato molte cose, la Scienza, la filosofia, ecco, se cerco di cucire tutto lo scenario che l'Uomo ha assimilato e se cerco di capire con il mio cervello, riesco a farmi un'idea su come possano essere effettivamente le cose; credo che molto dipenda da noi, se riusciamo ad impegnarci, possiamo varcare i confini della materia in modo autonomo, ma senza dare nulla per scontato, altrimenti potremmo essere assorbiti da esistenze sicuramente più evolute della nostra, magari trascendenti. ciò che mi interessa maggiormente, è di compiere un salto, ovviamente, ma non nel vuoto, nella coscienza cosmica del tutto, e questo non è certo semplice, significa scavalcare ogni altra possibile esistenza più evoluta di noi, ma non nella coscienza. Se non ci si oppone a queste esistenze, è possibile superarle, il problema credo sia situato in una sorta di "vertigine cosmica", che può assalire l'esistenza se il salto di coscienza è troppo elevato; è per questo che dico che occorre prepararsi bene, in modo da non spaventarci troppo, ecco, gli abissi, le distanze, i gap da colmare, nel fatto di coscienza esistenziale e cosmica, potrebbe essere troppo consistente, se non ci si prepara bene; non che ci possano essere quali pericoli, per carità, al più si ritorna indietro. Ma in quale forma dell'esistenza, poi? Dove si potrebbe sbucare, in quale situazione, chi o cosa ci potrebbe assorbire, nel caso ci si perdesse per strada? Certo, di gran lunga più comodo sarebbe adagiarsi nella certezza dell'abbraccio da parte di una religione, di un Dio, di un'esistenza (trascendente?) superiore alla nostra. Si tratta di scelte, non credo sia una scelta che si addica a me, a tutt'oggi, quantomeno. Che ne pensi?

21 settembre

Felice Serino


Grazie per la lunga disquisizione, Piero; condivisibile appieno dove dici che è piuttosto un salto di coscienza, nella coscienza cosmica, e dipende da noi e non da altri fattori... Comunque,dal tuo approfondimento c'è da apprendere molto. Grazie ancora!
21 settembre





Recensione su IL CONVIVIO


Recensione su IL CONVIVIO
n. 54 - luglio-settembre 2013
a cura di Angelo Manitta


Felice Serino, 

Cospirazioni d'un Altrove

(Vitale Edizioni, Sanremo, settembre 2011)


"Dinanzi all'Assoluto / misericordia mi vesta / di un abito di luce". La poesia di Felice Serino, autodidatta, come si definisce lui, rasenta spesso il frammentismo. Questo ci induce ad affermare che la sua espressività poetica segue la scia della lirica novecentesca e ne ha assorbito, oltre che i moduli, anche l'anima. Ma la sua poesia, piena di emozioni e di metafore, di allusioni e di riferimenti letterari, è una poesia di sintesi, in quanto in poche parole riesce ad esprimere molti concetti. Un esempio è la citata lirica Preghiera che diventa anche emblema. Essa infatti appare solare, luminosa, piena di luce, una preghiera spesse volte laica, a volte religiosa, una preghiera di fronte al bello e all'Assoluto. Ma soprattutto la sua poesia è pregna di mille metafore. Bellissima l'immagine "abito di luce", oppure 'vestirsi' di 'misericordia'.
Se a volte la metafora (come spesso è successo nella poesia novecentesca) porta alla non immediata comprensione, questo invece non accade in Serino, il quale appare chiaro e calzante nella sua comunicatività. E oltretutto non è, la sua, una poesia astratta, lontana dalla vita, anzi appare moderna e vicina all'uomo contemporaneo, come quando manifesta la coscienza che "si crede dio / l'autentico violentato dal / mediatico / narciso / in annuvolati cieli / ingombranti la / psiche".
La modernità della sua poesia è un avvicinarsi alla problematica dell'uomo di oggi, alla sua realtà e ai suoi modi di pensare, spesso intrinsecato in una profonda dicotomia filosofica che contrappone la luce alla tenebra, "danza nel cielo / della luce-pensiero: della notte / a scalzare le tenebre", il bene al male (sorriso / di sangue), la bellezza alla bruttezza o al negativo, come appare nella poesia incipitaria Nascosto starò nella rosa, dove appunto "i veleni del mondo" si contrappongono alla "bellezza del cuore", oppure la morte alla vita, che diventa anche "a-mors non morte".
La luce ha comunque una parte essenziale nella poesia di Serino: essa è la vita, è il bello, è il sogno, è la memoria, è anche la morte. Quest'ultima infatti non è vista come estremamente negativa, ma fa parte della vita e persino del sogno dell'uomo, tanto da affarmare di "vedere l'angelo / della morte / entrare nel mio sogno", ma questa richiama alla morte di Cesare "tu quoque brute" e riporta all'amicizia tradita. La morte a volte, infatti, avviene "per mano di chi / si credeva amico".
A parte lo scavo interiore, che il poeta riesce a fare, coinvolgendo con le sue forti e profonde espressioni il lettore, un altro aspetto essenziale è la capacità di innalzarsi verso un sublime poetico che spesso si identifica in una contemplazione estatica della natura. La contemplazione del bello conduce alla felicità e alla serenità dello spirito e permette di superare anche il buio della notte. E' questo il concetto che si deduce dalla lirica Dentro silenzi d'acque: "sul lago s'è alzata la luna / dentro silenzi d'acque / è dolce la luce / nel respiro delle foglie una smania che dilania / abbraccia i contorni della notte".
La poesia di Felice Serino è bella proprio per questo: con delicate parole ci offre immagini poetiche, penetra e scandaglia l'animo umano, ci avvicina a Dio, proprio quell' Assoluto, che è la Poesia, una poesia fatta di immagini stupende e delicate.


Angelo Manitta

Tiro alla fune

Tiro alla funehttp://www.rossovenexiano.com/blog/flymoon/tiro-alla-fune

venerdì 6 dicembre 2013

mercoledì 4 dicembre 2013