sabato 29 marzo 2014

Opera selezionata

QUEST'OPERA È STATA SELEZIONATA
NEL CONCORSO LIBRI DI-VERSI IN DIVERSI LIBRI
IN MEMORIA DI LUCIA SORTINO EDIZIONE 2013-2014


*




Felice Serino

GLI ANNI CI DIRANNO

Poesie
1973-2013
Collana ARABA FENICE n. 166
€ 10,00acquista
ISBN 978-88-98381-89-0


Serino riesce a esprimere attraverso delle visioni surrealistiche quella parte del quotidiano che si trasforma nei suoi versi in sogno, dimensione onirica, fantasia, partendo proprio da una visione dell'uomo che si spoglierà della sua essenza per entrare nella trasparenza di uno specchio, per poi alla fine essere proiettato in uno "spazio-tempo vitale", in cui lo stesso trasforma il contesto esistenzialistico in cui si è posto, anti-positivista.
L'investimento ideologico per un continuo rinnovarsi di vita-cultura,
la sperimentazione di nuovi modi di costruire versi, l'atteggiamento anti-conservatore di un passato letterario della poesia
(da fin troppo tempo contenuta in canoni intoccabili dai puristi), lo pone come personaggi indiscutibile delle avanguardie, in un esprimersi del quale l'ermetismo conosce bene i suoi confini.
[...] La morfologia della poesia di Serino differisce da ogni altra per il suo concatenare i puri elementi dell’anatomia umana (sangue, nervi, fonemi, ecc.) con quelli del logos, perché la parola diventi carne ed entrambi, così terreni, così tangibili, generati da una forza a cui fare ritorno e in cui rispecchiarsi.
Le poesie da lui scritte sono un biglietto di presentazione, il biglietto da visita dell’uomo-poeta.
Egli è l’Hermes, colui che nella mitologia greca è il dio dei confini e dei viaggiatori, di tutti noi insomma, di quella geografia che ci appartiene, corporea e del pensiero. Dio degli oratori e dei poeti, dei pesi e delle misure.
È apportatore di sogni, osservatore notturno, interprete. Mercurio, nella mitologia romana.
Serino ci trasporta così dal buio alla luce, dal non-essere alla forma dell’essere.

Luca Rossi
*

  •  



GLI ANNI CI DIRANNO

ogni volta per nuove
esperienze barattiamo la
vecchia pelle - ci dimentica
così spesso la vita in angoli
di nevrosi

gli anni forse ci diranno
che quanto poteva essere amore
si celava
nelle cose nei gesti più semplici
come un dio
geloso che non udimmo

1977


FELICE SERINO è nato a Pozzuoli nel 1941. Autodidatta. Vive a Torino.
Copiosa e interessante la sua produzione letteraria (raccolte di poesia: da “Il dio-boomerang” del 1978 a “In sospeso divenire” del 2013); ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti e di lui si sono interessati autorevoli critici.
È stato tradotto in sette lingue. Intensa e prolifica la sua attività redazionale visibile anche on-line.
Scrive su vari blog.


*








Omaggio ad Alda Merini

Omaggio ad Alda Merini, due poesie di 
Felice Serino
(per l’evento IO AL PLURALE FA NOI)
di An Gre


.

Nel sangue della parola




[scritta a Capodanno 2013, a 26 mesi

dalla morte di Alda Merini]



nel sangue della parola il canto

tuo del tuo amore

per la vita

segregata incompresa crocifissa



nel sangue della parola

l’azzurro

canto della “follia” che sale

dalle sbarre di carne dei manicomi



nel sangue della parola il grido

dell’innocenza violata e dei

diseredati che tu amavi

tanto



#



Dedica




credimi alda: a te io canto

con un’ala spezzata



(prendere il volo

vorrei – oh sì vorrei…)



sul sangue della bellezza io canto

d’un presentito chiaro d’armonie



*

Felice Serino


^


commenti

Ringrazio Felice Serino per l’accoglienza che ha dedicato all’evento IO AL PLURALE FA NOI e per l’invio di questo prezioso contributo, dove il singolare diventa plurale nel ricordo commosso e affettuoso di un poeta per una poetessa che alberga nel cuore comune.

E’ particolarmente bello leggere le emozioni dedicate a qualcuno che non può rispondere in prima persona, quasi fossero energia che si somma ad energia, quella che fa gravitare l’universo stesso e governa la parte positiva di questo circondario di lacrime. Ed è un NOI che ci abbraccia tutti nella poesia, sottolineando come questa possa essere ancora un mezzo d’elezione per riscoprirsi Persone.

Angela Greco

^

norise (felice serino)

Grato per il tuo commento che mi suscita un’autentica emozione, Angela. Un Noi, con Alda, che ci abbraccia tutti!

^

Mirta De Riz

Emozioni donate come fossero fiori, grazie

9 marzo 2014






venerdì 28 marzo 2014

sabato 15 marzo 2014

Vittorio Gassman - Verra' La Morte e Avra' i Tuoi Occhi

Poesie e recensione su BdA


Bibbia d'Asfalto Poesia urbana e autostradale

Felice Serino


Felice Serino mi colpisce per l’essenzialità, per quel suo dire tutto in pochi versi ben strutturati. Le sue poesie mi portano in un’atmosfera ordinata, sono gusci dove vive un gheriglio composto e sostanzioso, ma che allo stesso tempo non precludono l’immaginario gelatinoso del mallo.
Tra le tematiche affrontate mi colpisce quella del carcere. Scrive Serino:

dal fondo del mondo / luce ferita dove è terra / di nessuno

e l’immagine che si mostra ai miei occhi è la cella con le sue feritoie grigie, dove la luce filtra appena. E quella luce ci rimanda
immediatamente al recluso, dimenticato dal mondo in quella terra di nessuno. Poi ci si flette lo sguardo interiore sul cuore: chi si ricorderà di lui e della sua compagna, ‘bianco urlo dell’altra metà del cielo’, che vive la condanna della vita di tutti i giorni separata da lui?
Serino fotografa intorno ed è attento alla sofferenza che alberga nell’uomo. Ci parla dell’11 settembre immaginandosi così, foglio tra i fogli cadenti:

tra vite spaginate nell’aria: / io presente-assente / stagliato contro un cielo stravolto / …e in me / cadevo

La catastrofe si trasforma in un’immagine sorprendentemente pura e leggera, la disperazione trova riscatto nel volo dell’anima come pagina al vento.
E provo tenerezza quando il malato di Alzheimer vuole afferrare / la biancaluna / incorniciata nella finestra, mi si paventa davanti agli occhi un quadro di Magritte, le cornici nere intorno ai vetri, le parole tiepide alla rinfusa che scappano a fare aloni di vapore in trasparenza con la notte, mentre qualcuno è scappato da tempo e non tornerà quell’io bifronte / che ha perso la strada di casa

Francesca Ferrari

≈≈≈≈

  Alzheimer

i suoi giorni
come un vortice di foglie
a dilatare deliri
gioca
con le ombre sui muri
vuole afferrare
la biancaluna
incorniciata nella finestra

alle prime luci riaffiora
un barlume
di quell’io bifronte
che ha perso la strada di casa

≈≈≈≈

  L’ego

ovattata vita
di chi l’altro non “sente”
-muro eretto
con impasto dell’ego

inutile imbiancarle
le pareti pregne di dolore
-sale silenzioso l’urlo
fino al cielo

≈≈≈≈

  Io ero là
(nella ricorrenza dell’11 settembre)

quasi un assentarmi da me (stato
catatonico davanti allo schermo)
(auto-
difesa inconscia per non viverlo
quel momento?)

-ma io “ero” là
tra vite spaginate nell’aria:
io presente-assente
stagliato contro un cielo stravolto

…e in me

cadevo

≈≈≈≈

  La condanna
(a tutti i carcerati e alla loro metà)

bianco urlo dell’altra metà del cielo
(tempo scandito
a elaborare:
due prigioni – di qua di là
delle sbarre
-patteggiare dell’essere
con lo stillicidio che squaderna le ore)

dal fondo del mondo
luce ferita dove è terra
di nessuno

dove il cappio
oscilla

≈≈≈≈


FELICE SERINO è nato a Pozzuoli nel 1941. Autodidatta. Vive a Torino.
Ha pubblicato varie raccolte: “Il dio-boomerang” (1978), “In sospeso divenire” (2013).
Ha ottenuto importanti riconoscimenti e di lui si sono interessati autorevoli critici.
E’ stato tradotto in sette lingue. Intensa anche la sua attività redazionale.
È possibile leggere Felice Serino sulla sua pagina personale 











Da FRAMMENTI DI LUCE INDIVISA - 1

FELICE SERINO

Da: FRAMMENTI DI LUCE INDIVISA # 1



Docile alle Tue mani

docile pasta alle Tue mani
plasmami secondo il Tuo volere

sgabello di gratitudine ai Tuoi piedi

farfalla lucente di Tue piaghe

*


Sono anche altrove

d'albore un tenue rosa
anelito d'espandermi
in fiorite di cielo

*


Particella

noi siamo tra l'angelo e
la bestia mi dici sciorinando tesi
astruse ma dove lo metti il
bosone di Dio così bene immerso
nella materia: l'infinitesima/infinita
particella che ti trascende è il
tuo Tempio e brilla di luce
propria

*


Allo scoperto

(a Francesco futuro Santo)

uscire nudo allo scoperto
un morire al mondo
spoglio
di alibi-corazze
il cuore che risale
in luce
sue macerie
la vertigine del tempo vuoto

*


Alzheimer

i suoi giorni
come un vortice di foglie
a dilatare deliri
gioca
con le ombre sui muri
vuole afferrare
la biancaluna
incorniciata nella finestra

alle prime luci riaffiora
un barlume
di quell'io bifronte
che ha perso la strada di casa

*


L'esistente

è dall'origine
della foglia la foglia-madre
così della parola
il cuore la luce
Verbo che muove
i mondi
il dio in noi
la bellezza dell'oltre

*


Anelito

(a Sant'Agostino)

uscire dalla gabbia
di carne e fendere l'azzurro
con revisionate ali
lasciarsi invadere
dalla luce del Tuo volto
fulgente più di mille soli

*


Al parco

(fuori da un periodo depressivo)

vade retro male di vivere
nuova luce
di orizzonti leggo nello sguardo
dell'anziano sottobraccio nella
macchia di sole a farci isola
ora che nuovi
m'appaiono i semplici gesti
un sorriso una parola
forse questo
il senso mi dico
Lui ben sa
"utilizzarmi" al meglio
va-de re-tro mal du vivre
ti riconosco dal tuo odore
acre ti ricaccio nel buio
fondo

*


La luce buona

riempire vuoti
di cielo
cogliere la luce degli occhi
una mano tesa
nel bianco grido
del vento

*


A lato del cuore

non voltarti
indietro - mi dico -
percorri lo stretto
marciapiede a lato del cuore:
nel profondo di te nel buio
di stelle calpestate
ascolta il grido
verticale
che da caduta si fa preghiera

*







La ricerca

La ricerca

Nell'aria vegetale di Felice Serino (Fantasia)

Nell'aria vegetale di Felice Serino (Fantasia)

lunedì 3 marzo 2014

domenica 2 marzo 2014

sabato 1 marzo 2014

Cristina Campo

«Ora rivoglio bianche tutte le mie lettere» 

Cristina Campo





Ora rivoglio bianche tutte le mie lettere,
inaudito il mio nome, la mia grazia richiusa;
ch’io mi distenda sul quadrante dei giorni,
riconduca la vita a mezzanotte.

E la mia valle rosata dagli uliveti
e la città intricata dei miei amori
siano richiuse come breve palmo,
il mio palmo segnato da tutte le mie morti.

O Medio Oriente disteso dalla sua voce,
voglio destarmi sulla via di Damasco -
né mai lo sguardo aver levato a un cielo
altro dal suo, da tanta gioia in croce.



da “Passo d’addio”, Scheiwiller, 1956






Antonia Pozzi da PAROLE

DALLE POESIE DI ANTONIA POZZI



“LEGGENDA”

Mi portò il mio cavallo
fra le foglie
con soffice volo.

Calda vita nel vento
il suo respiro,
i molli occhi
nei colori d’autunno:
era oro nel sole il suo mantello.

Le pietre si scostavano
sui monti
al tocco degli zoccoli d’argento...

(30 agosto 1935)

*


“L’ARMONICA”

In una radura – dolce
singhiozzante armonica –
vorrei udirti – a condurre
una danza di fanciulli
davanti a crode
che il tramonto dissangua e lascia esanimi
in braccio al cielo –
non qui – nella via dura
dove canti canzoni di miseria
e la tua voce è un tralcio
lucente d’edera
che abbraccia invano
le alte case nemiche

(19 ottobre 1933)

*


“STELLE SUL MARE”

Piccole buone stelle –
tutte mie –
tutte mie –
che passate
con il moto del mare
sul mio guanciale bianco –
piccole buone stelle
che impigliate
i vostri chiari raggi
nella mia mano
s'io – ecco – la tenda
verso di voi
come un arbusto spoglio –
piccole buone stelle
che cadete
giù dalla mano
s'io – ecco – la scuota
come fa il vento di un ramo fiorito –
stelle –
grandine d'oro –
che piovete
a scrosci lunghi
sopra il nudo cuore.

(Napoli-Palermo, aprile 1933)

*



Ritorno vespertino


Inesorabili le campane

a mazzate sonore

percuotono il capo stanco del sole –

Il sole affonda – affonda –

Il sole è caduto –

è caduto dietro la montagna –

Passano le rondini ad una ad una

frettolose silenti plumbee –

tornano forse da un convegno d'amore –

serrano in cuore un disperato addio –

scivolano sulle nere ali –

scivolano sulle ali lunghe –

vanno – si perdono

fra tegoli lontani.


Pasturo, 20 luglio 1930


^


“DISTACCO” 
[a T. F.]

Tu, partita.
Senza desiderare la parola
che avevo in cuore e che non seppi dire.
Nel vano della porta, il nostro bacio
(lieve, ché ti eri appena incipriata
quasi spaccato in due da un gran barbaglio
di luce, che veniva dalle scale.
Io rimasta
lungamente al mio tavolo, dinnanzi
a un vecchio ritrattino della mamma,
specchiando fissamente dentro il vetro
i miei occhi febbrili, inariditi.

(Milano, 9 maggio 1929)

*



La sorgente 


Al tuo monte

che il vento esilia

dietro siepi di gemme chiuse

risali in sogno:

vinci a strappi il tuo peso tra le pietre.



E nasci

vena bianca nell'attimo d'azzurro,

nudo canto proteso

oltre le nubi

mute.



Ma cada un raggio – ed è risveglio:

in terra

muore a singulti la tua vita effimera.



Acqua di stagno

ti spaventa – ora – la voce

ridestata del vento,

lento ti beve

il sole

tra le canne sconvolte.



3 maggio 1935


*



Ti do me stessa,
le mie notti insonni,
i lunghi sorsi
di cielo e stelle – bevuti
sulle montagne,
la brezza dei mari percorsi
verso albe remote.
Ti do me stessa,
il sole vergine dei miei mattini
su favolose rive
tra superstiti colonne
e ulivi e spighe.
Ti do me stessa,
i meriggi
sul ciglio delle cascate,
i tramonti
ai piedi delle statue, sulle colline,
fra tronchi di cipressi animati
di nidi –
E tu accogli la mia meraviglia
di creatura,
il mio tremito di stelo
vivo nel cerchio
degli orizzonti,
piegato al vento
limpido – della bellezza:
e tu lascia ch’io guardi questi occhi
che Dio ti ha dati,
così densi di cielo –
profondi come secoli di luce
inabissati al di là
delle vette –

4 dicembre 1934

Risveglio

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