mercoledì 30 luglio 2014

Alessia e il fresco, di Raffaele Piazza





Alessia e il fresco


Sera di luglio al Parco Virgiliano
per ragazza Alessia:
vento fresco a giungere
dalla pelle all’anima,
chiaro silenzio nella conca
di tramonto nell’iridarsi
di una nuvola grandiosa
con gli occhi da toccare.
Sale la città tra i tornanti
di Posillipo e via Petrarca
in esatta scansione dove era
già venuta Alessia con Giovanni.
Vede Alessia che i pini
ancora esistono.

Raffaele Piazza

sabato 26 luglio 2014

Alessia e la stabile gioia, di Raffaele Piazza




Alessia e la stabile gioia


Sera  nell’abetaia di Alessia
nell’argento a fare l’amore
con Giovanni (tanto non mi lascia):
si aprono i sentieri del risorgere
cellule dell’anima e del corpo
di Alessia ragazza in mistica
gioia fiorevole, vestita di cielo.
A poco a poco tornano i gabbiani
sul mare a portare fortuna ad
Alessia in forma di stella.
Prende il profumo del gelsomino
tra le mani affilate
e ci sarà raccolto.

Raffaele Piazza 

venerdì 25 luglio 2014

Poesie di Giordano Genghini


NUOVI RITORNI

[Settembre 2012]

1

Forse ricordi. Tracce delle forme,
rintocchi neri di cose svanite
tra cieli e orme: e rivedo rincorse
e forse abbracci giovani fra voci
e luci e volti oltre i neri confini
del tempo, e bianchi tramonti fra nevi
dissolte, e tocchi lievi e volti e gente.
Oppure, tutto è solo umano niente.

*

2

Ricordo sguardi e mani e ancora appare
il paese - e la tua voce di mare
e il sorriso e le onde e il sole e il viso
da amare - e le tue dita mi attraversano
e il soffio folto dei respiri ascolto
e pelle d’aria e sussurri, e si perde
la parvenza dei palpiti - e ogni muro
scompare, ed il tuo corpo è un fiore puro
dissolto, e rispecchiato in acqua il volto
sento accanto, nel cielo capovolto.

*

L’INTIMO PAESAGGIO [SONETTO]
(Rielaborazione di un testo poetico della mia raccolta “Ritorni”,
risalente agli anni Ottanta)

Quando urla il vento, lacera la vela
in ventagli di neve, e accende le onde
sull’intimo paesaggio, e al cuore cela
l’ombra fonda del sole. Ma vie bionde
indorano ora i raggi, e si rivela
il giorno, ora sereno - oltre profonde
acque e oceani di sogni - ragnatela
di steli d’oro, e calma pace infonde.
Le valli della mente e le spirali
- fra bianchi nastri e nubi della sera
nell’aria antica, con vòrtici chiari
oltre relitti di tramonti e mari -
la brezza spegne, spirando leggera
tra farfalle di stelle e luci di ali.

Poesie di Alessia D'Errigo




Ero stata aperta al tremore delle ombre, le avevo
imbevute assieme al muro del pianto, forzando le
nari al respiro, m'ero tesa disperata e disponibile
alle tue mani, alla violenza del sesso, all'estremo
Iddio, alla sfrontata mia volontà d'averti, ho giocato
tutto, intera e spersa, sul letto, svuotata nelle membra
nascituro dei miei sogni, iperbole del creato, per
averti la mia ferita, il sangue ho stilato, sacrificio
santo per la tua bocca, indomita e indomabile,
arresa sul fianco destro, sul guanciale di pizzo
tra il profumo del tuo pozzo, ed io, pazza.


*




è uguale a me la mia metà, uguale, a risanarne i confini
simile ad un clavicembalo, la mia metà che conta tre
quella dissodata dalla vita che tuba con la chiave dei sogni
quella che si regge a stento sui fianchi, smodata, con le traveggole
la mia metà che si mette a tacere assieme ad una rondine
che salta da ramo a ramo e scimmiotta dio, che s'infoia
nel sentire assieme l'incanto e lascia cadere le rose dal grembo
la mia metà che piange e ride, e l'altra che tace.



*


Domani passerò sotto un arco di luppoli, andrò scalza, dissennata come al solito
raccolta nelle mie stravaganze e dissensi, bacerò il greve passo della terra,
l'interiora et parsimonia sua aspra astuta veritate. Il mio tunnel di ritorno che
domani sarà ancora domani e ci ripasserà la storia e gli avi, in processione
di lucciole, sotto il mio arco di luppolo fiore, ci passeranno in tre
patris et fili et spiritus sancti, a forgiarci bene nei corpi, saldi e stretti
in reliquia e riposo. Amen.



Poesie di Fernanda Ferraresso


aveva barbe lunghissime
la notte stanotte
e bargigli di luci insopportabili
il corpo della storia a pezzi lungo un fiume di fiamme
e la memoria come profondissime incisioni nella roccia
sulla superficie ruvida del volto degli uomini
niente aveva più un posto preciso
la lingua era un involucro vuoto
e la parola un frantoio senza macine di pietra
si era sedimentato il mondo
tutto era residuo dentro un minuscolo
guscio di voce

*

le mura mi ricordo
gli odori rinchiusi
oltre le porte le chiese sature di incenso e fiumi
fiumane di odori
per le strade di portici in corsa
erano scritture di un periplo lucente
l’oro delle mie giornate
da cui fu tolta giorno dopo giorno luce e
una guerra un poco per volta scoperta
dentro lo scorrere del tempo e lungo il filo
teso dalla Moira s’insediò dentro la pietra delle ossa
mutando la mia mente e la mia sorte.
Vinse alla fine il nome della morte
senza gloria e oscura cresceva come l’erba di ogni prato
l’orma di ogni passo.

*


chi sa
se si ferma sotto le nuvole o dentro
quei morbidi covoni di nebbia negli alti accumuli di pioggia
non ancora seminatasi in terra
si spoglia cedendo al vento ogni meraviglia
perché forse è così che poi
la parola perduta si ritrova e disegna
i prati con tutti i suoi pastelli e nel mortaio delle voci
caricando i pestelli dell’aria ingiallisce le foglie
incenerisce noi con i suoi draghi e le locuste
su tutto fa cadere la neve in tocchi di bianco ogni cosa sbranando
ogni cosa cancellando.
Chi sa se invece è come gli uccelli e si fa il nido sui rami più alti e poi
migrando in altra terra depone le sue uova sopra la testa di chi non parla la sua lingua.
Non ancora parola ma guscio di un calcare uguale all’osso
detta a ciascuno qualcosa e già dentro la bocca
lenisce del suo olio o ferisce di punta quel suo buio in chiaro
per troppa esibizione per non mancare che di rado la sua preda.

.

fernanda ferraresso

Poesie di Antonio Carano


I tuoi occhi, il tuo riso.
Lo sgomento improvviso,
poi, di ritrovarmi solo
a deglutire l’ansia del volo,
avido ancora
dell’elettrico balzo a piedi
scalzi, che
spettinava, irriverente,
la trama del niente.
Ed era appena marzo.

*

Indugia lo sguardo sul gorgo degli
occhi: equoreo accesso, ingorgo, recesso
schiuso all’ingenuo interludio del
giorno, all’inquieto ritorno tra
mosaici di luoghi spersi, di
sobborghi. Incubo o sogno - confuso
prodigio in un luglio di macerie
assorte, d’inesplorate porte,
di dèmoni, luci e acque
morte - è quest’ansia di lontananze,
di finzioni accorte: inespugnate
leggende di ali e voci dissolte.



Poesie di Andrea Crostelli

Io sono sempre altrove

1
Ho ribaltato le mie case
e le mie cose in mare
lo faccio ormai da quarant'anni
ogni mattina quando mi guardo allo specchio
e vedo il vuoto più assoluto
piombarmi addosso
naufrago di me stesso
e della malattia che mi porto appresso:
l'ancora delle mie pazzie
gettata nell'universo senza suolo

2
Sbatto le palpebre
che si riaprono
nel nulla è cambiato
la mano del mondo
non sa dove sono
e non può afferrarmi
sono invisibile
come palpebre mute
che fanno meno rumore
e ancora meno presenza
della quercia che pensa...
io sono sempre altrove

3
Inoltrato dal silenzio
nel mare può vogare
il mio verso,
suono di bassa frequenza
ecoscandaglio di balena
parole viaggiano a lungo
sotto il braccio del mare...
... e il mare
sfoglia libri...
intanto smemorato
il mio viaggio
porta me altrove
senza rileggermi


*

Ad Antonio Santinelli

L'onda, respiro del mare.
Soffiavano dalle nari i tuoi cavalli
un forte attaccamento alla terra,
un forte respiro di vento.
Voleva esser pieno il tuo passo
del giallo frumento verità,
dorato segreto dell'arte
a piccoli sorsi donato.
Appesa ai tuoi occhi e frapposta
l'atroce meridiana del tempo
fissava l'ora senza nome,
priva di sole e fughe d'ombra,
la somma di tutte le ombre.
Oggi guardo il pulviscolo dorato
nella fascia di luce: moscerini
in sospensione: catalessi del corpo
dell'arte, e penso a te, amico caro,
mentre passi ancora fra le nuvole
e sposti l'aria dei miei pensieri,
a te che mi gridasti aiuto senza voce...
riprendo a cavalcare in groppa
al tuo cavallo con la tua forza
in corpo, dopo che, per un attimo,
il tuo passo si fermò, il mare
ritrasse il suo respiro
e fu la secca.


Poesie di Manuela Verbasi


D’istinto alla sera scesa sul collo


Equilibri su corda fra cielo e cielo
Così lontane, le panchine nei parchi.

Le rose stese sui davanzali pietra
strappano il profumo al grigio
e il freddo.

Verrà un rimedio al vuoto delle bocche
un cucchiaino di lucciole doratedolci

sguardi al di là d'un uscio socchiuso
d’istinto alla sera scesa sul collo.


-----

Cose così [foglie gialle]


Minuti raccolti in mezzi cerchi allungati
piroette dentro, slanci
nelle profondità delle carni
legami di sangue.
Il senso della farina
sulle pelli accaldate
acquaforte al di là delle lenti,
finestre sul temporale
ieri, foglie gialle
trascinate da stivali.

Mente l’allegro nelle gole seccate al ritorno.


-----

Non so dove


Il rumore blu
profuma lo scoglio
di salsedine

tormenta
i sensi superandomi

Prepotente immagine
affresca

incidendo di morsi
pelle| chiara| alla volta del seno

Strappata ti raggiungo

ferita| sogno rosso| marea su di te

bocca vorace
d'inguine e follia

calze a rete
attacco di tacco e vado


non so dove

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© Manuela Verbasi


Il giorno a schiarire di Felice Serino (Riflessioni)

Il giorno a schiarire di Felice Serino (Riflessioni)

giovedì 24 luglio 2014

Poesia di Raffaele Piazza



Alessa e il cielo polito


Sera azzurra a scendere
nell’anima e nel corpo
di ragazza Alessia rosavestita
per la vita.
Si sono schiuse le abetaie
che al Parco Virgiliano
portano in esatta armonia
(tanto Giovanni non mi lascia).

A poco a poco il volo radente
e di platino delle rondini
squarcia il cielo in un arabesco
di stelle e va la luna a detergere
ferite con lattescente balsamo.

La strada per l’albereto dell’amore.

La strada del per sempre.

Il cielo polito libera di Alessia
il pensiero e ci sarà raccolto.

Raffaele Piazza 

sabato 19 luglio 2014

S o l a di Nadezhda Slavova

Da TRASFIGURATI ANELITI (3)

Felice Serino

Da TRASFIGURATI ANELITI # 3




Forse un angelo


a trascendersi in me
è forse un angelo
nel punto dove l'anima vibra
come diapason
e in un mutevole cielo d'occhi
mi asseconda
a snudare la bellezza
da frammenti di parole e suoni

qui nel mio sangue
ecco si leva il fiore
che non so dire

*


Anche tu a precedermi

(all'amico Flavio)

anche tu a precedermi
sulla via dell'Inconoscibile

piena la valigia
avevi di falci di luna
e di balenii di vergini aneliti

te ne disfacesti insieme al corpo
per "vestire" una verità nuda

oggi dallo scrittoio del cuore
a te mi volgo
e i tuoi versi mi suonano
come una profezia

*


Oasi di verde

sul lato opposto un po' d'ombra
il solito giro poi
la panchina il libro
oasi di verde da respirare
vaghezza di nuvole a riflettersi
sulla pagina
e i gridi
dalla vicina scuola
di chi anela alla libertà degli uccelli
e la ragazza a fare footing
tempo quattro minuti tondi
e ecco da dietro l'isolato laggiù
ti rispunta la maglietta rossa

*


Come in sospensione

aria dolce della sera
unghia di luna
sovrastante
la linea cielomare
questo sentirsi
come in sospensione
un sognarsi altro da sé
a dilatarsi in un
ignoto spazio
mentre la vita impone
suoi ritmi

*


Ali di farfalle

sono emerso da profondità oniriche
come da abissi senza scafandro
lì ho incontrato i miei morti

la luna si bagnava nei loro sguardi
dai sorrisi spiccavano voli
improponibili farfalle
ali enormi mi avvolgevano
in un senso di pace
mentre mi perdevo
nei loro vertiginosi colori
come in un quadro di kandinski

*


Nel chiuso della stanza

le mosche assassine della mente
nel cantare il Tuo nome
nel chiuso della stanza

ah più breve sia l'arco
che da Te mi separa
e da questo naufragio di sangue
la Tua mano mi tragga

*


Sarebbe forse un cadere

sarebbe forse un cadere in demenza
meno devastante
che questo abbuiarsi del sangue
mostro della mente che
come un gioco m'intrappola
in un giro vizioso ed io
a mordere il giorno
come sfuggirgli dove nascondermi
uscire da me stesso
annullarmi
ah trafiggetemi stelle mare avvolgimi
nel tuo fresco lenzuolo
oggi è un penare che non sostengo più

*


Un levarsi d'ali

stato celeste antimaterico
in sogno un levarsi d'ali
fiammante fiore
di sangue
disincarnato

*


Fiore di sangue

vuoi bastare a te stesso
il tuo "assoluto" è polvere
che abita nella bocca dei morti
pazzia fare a meno di Lui
quattr'ossa in croce
altro non sei nella vastità di cieli
ma a un tempo quel fiore
di sangue del divino
in te profuma e canta
-urla la radice se la strappi

*


Le radici del cuore

[Spunto tratto da una poesia del 2005]

cogliere una piccola morte
nello strappo di radice
dove altra ne nasce
dal suo grido

cogliere l'inesprimibile
di questo morire
che s’ingemma d’eterno



(c) Felice Serino





Poesia selezionata


Il brano degli Autori - Nuvole vaghe di Felice Serino
Mercoledì 16 Luglio 2014

Scritto da Redazione




Nuvole vaghe




le nuvole vaghe a guisa di pegaso
o capra e in pacato risveglio
il sangue del tuo ieri connesso
alla vista del bimbo nel levarsi
dei piccioni in volo davanti
ai gridolini acuti e
più a lato
della piazza il vecchio
in carrozzina
tornato bambino a ricordarti
l'esistere parabola
di carne
nel pulsare dell'universo
e il conto degli anni
i voli pindarici del
sognare

Felice Serino

*

La motivazione di mettere in evidenza il brano selezionato:

Lo stile di Felice Serino è inconfondibile, a volte sintetico ma profondo, ermetico eppur così chiaro al cuore del lettore, molto raffinato, privo di una forzata ricercatezza.
I temi trattati nelle sue opere sono vari e tutti degni di ammirazione.

Nel brano scelto di questa settimana Nuvole vaghe affronta un tema sociale, che disegna un arco temporale attraverso l’esistenza umana.
Nella saggia riflessione esprime pensieri, sensazioni ed emozioni molto densi.
L’uso delle metafore rafforza il senso delle parole, donando a chi legge una chiara visione dell’opera fin dal titolo.
Siamo come nuvole che si spostano da un luogo all’altro, in diverse direzioni, assumendo variegate forme secondo lo stato interiore.
Lo scorrere delle nubi rappresenta il tempo, pronto a sorprendere, a riportare la mente al passato. Il verso tenero di un bimbo dinanzi ai primi contatti con il mondo equivale alla vista di un anziano in carrozzina, entrambi degni di amore, attenzione, rispetto.
Sono entrambi bambini!
Si nasce per percorrere un ciclo, una strada che converge al punto di partenza, ed ecco che il cerchio si chiude!

Il pensiero del nostro stimato autore esorta a numerose osservazioni, siamo una parabola di carne, ossa e cuore. Fluttuiamo fra i palpiti dell’universo e il conto degli anni trascorsi, fra i sogni sperati in quei voli lirici che non sempre ci hanno condotto nei luoghi e fra le persone che desideravamo.
L’opera di Felice racconta la realtà del nostro essere, pennellata da sottile malinconia, nel sacro e consapevole giudizio di dover cedere il cielo ad altre nuvole che il vento della vita trasporta oggi nel luogo di ieri e in quello di domani.
Questa splendida poesia induce a riflettere sulla vita, al suo senso, sfuggente a molti.

Complimenti di cuore Felice, con infinita stima

Gelsomina Shayra Smaldone

* * *


Commenti


Una splendida poesia, molto intensa, accompagnata da una profonda ed empatica recensione.
Complimenti a Felice e Shayra per questa vetrina!

Dany
Daniela Giorgini

*
   
bellissima questa poesia che ascolta la vita attraverso le sensazioni del cuore.
L'eccellente recensione di Shayra ne sottolinea i tratti, facendosi parte di un sentimento che nasce oltre la fragile linea della vita.

Complimenti ad entrambi, ottima vetrina
Massimo Verrina

*
 
belle riflessioni intense in un testo molto ricco e ben approfondito in ogni sua parte da Shay. Complimenti
Felice Longo

*

Veramente lieto di essere stato selezionato con questa poesia da me molto sentita e oggetto della vostra attenzione.
Un ringraziamento sentito alla Redazione e in particolare alla bravissima Shayra!
Felice

*

Una poesia riflessiva di vita e oltre, molto bella in immagini e sensazioni questa di F.Serino. Curata e d'intensa emozione poi, la recensione di Shayra che ne esplora attraverso pensieri, il cammino stesso dell'esistenza raccolta in versi. Complimenti ad entrambi!
NellAnimaMia

Nuvole vaghe

Nuvole vaghe

Le radici del cuore di Felice Serino (Brevi)

Le radici del cuore di Felice Serino (Brevi)

sabato 5 luglio 2014

Risveglio di Nadezhda Slavova

Poesia di Piero Lo Iacono



SEI RIMASTA DAPPERTUTTO ANDANDOTENE

di piero lo iacono

[da facebook]


Sei rimasta dappertutto andandotene.

E sei ora sparpagliata nell’aria

dietro ogni segno.


Non eri qualcuna tra tanti. O di un istante.


Sei rimasta qui in ogni cosa

che non basta un posto soltanto

per ricomporti e ritrovarti.

Ed è te che io ora cerco ovunque.

Un rumore che odora.

Un colore che profuma

della tua spregiudicata improntitudine.


Ci sono oggetti dove tu hai nascosto

una parte della tua anima

e l’anima vi continua a vivere.


Ho tutto nel cuore ma non riesco a dirlo.

La testa è piena ma non so come cominciare.

L’anima è gonfia ma spillo non trovo

per srotolartela parola per parola.

Teso tra l’arco e la corda.


Le mie parole come mani nella tua mente

plasmavano un tempo le radici del tuo sangue.

Ora non trattengono più neppure le speranze

che si lasciano sfuggire.


Non voglio rime in questa poesia.

Non voglio edulcorarla con armonie

e smancerie.

Chi capirebbe che sono mezzo morto?






Da TRASFIGURATI ANELITI (2)




Felice Serino

Da TRASFIGURATI ANELITI # 2



In divenire


appoggiato alla spalliera
d'aria del divenire
tu -
arcoteso
futuro anteriore o
tempo che ti mastica
sangue del pendolo

*


Memoria di volo


conserva memoria di volo
l'angelo caduto
nostalgia d'un'armonia
familiare che strugge e
taglia l'anima in due da quando
invidioso del bene il fratello disse
andiamo pei campi

*


Vita contromano

(a James Dean)

teso sul grido
d'una vita contromano
animo di ragazzo bruciato
a perderti in un oceano di
spleen
brami ti visiti in sogno
nel risalire dagli anni
la dolce madre
-profondità celestiale-
le dita affusolate
nei capelli

*


Nell'arco degli occhi

andare come su cocci
la pelle dell'anima
tesa come tenda
oltre le stanze viola della mente
vedere
infine quel male oscuro
uscire dal tuo specchio e
il fiore della grazia
aprirsi a ventaglio
nell'arco degli occhi

*


Sulle labbra

(ad un interlocutore immaginario)

come dire ferire di penna
tu a dileggiare il vero
intingendo nell'azzurro
eludendo l'angelo

poi svanirai nella luce
anche tu
qualcuno al tuo capezzale
forse potrà leggere il verso
più bello
sulle labbra morenti
mentre invochi la madre

*


Altra veste

(rifacimento di una poesia inizio 2014)

un vedermi lontano
io che vesto parole
di carne
alfabeti di sangue
da me lontanissimo
ché ad altra
sembianza anelo
per voli su mondi
ultraterreni

*


La notte laterale

[rifacimento di una poesia del 2006]

è il gravitare dell’ombra
che ti segue a lato
o l'orbitare dell'unghiuta morte
questo saperti
enigma
vederti come
in una vertigine di specchi 
a scalare la notte

*


I ricordi del cuore


quel po' di stordimento
dopo un bicchiere di troppo
è la vita che scorre al contrario
la brezza marina la mente a vagare
resuscitando fantasmi
ti risalgono dal profondo abbozzando
la smorfia del pianto
il loro grido a confondersi
con quello dei gabbiani
bianche creature danzanti
sulle onde crestate
che a beccate ti sembrano 
straziare
i ricordi del cuore

*


Anelito


vorresti davvero
buttare tutto alle ortiche
anche questa maschera che indossi
e
nullificato il peso
del mondo sbalestrato
tuffarti nel blucielo
a corteggiare le stelle
tutto che ti lega di terreno
così si disferebbe
come la tronfia ruota da
pavone
di quest'io a cui credi appartenere

*


Magnetici occhi ha la notte
(a Hemingway)

[rifacimento di una poesia del 2002]

come una morte tenuta in vita
questa vita
compagna la bottiglia
che almeno stanotte allenti
quel suo morso
a ricucire lo strappo infinito
domani un colpo e
ti adagerai nell'ombra
occhi in liquido cielo
capovolto


Al parco

Al parco

Ali di farfalle di Felice Serino (Fantasia)

Ali di farfalle di Felice Serino (Fantasia)