sabato 16 agosto 2014

Alle porte del mare di Felice Serino (Fantasia)

Alle porte del mare di Felice Serino (Fantasia)

Alda Merini: "HO BISOGNO DI SILENZIO" - Le videopoesie di Gianni Caputo

Georges Bataille

GEORGES BATAILLE


I
Cappello
di feltro
della morte
la brina
la sorella
di un singhiozzo
gaio

il candore
del mare
ed il pallore della luce
rapinano le ossa

l'assenza
della morte
sorride.

II
Il corpo
del delitto
è il cuore
di questo delirio.

III
Le leggi del gusto
assediano
la torre della lussuria.

IV
L'alcool
della posia
è il silenzio
defunto.

V
Ho vomitato
dal naso
il cielo aracneo
le mie tempie assottigliate
finiscono di arrotarlo
io sono morto
e i gigli
evaporano acqua distillata

le parole mancano

anch'io alla fine vengo meno.

VII
Il lampo uccide
rovescia gli occhi
la gioia
cancella
la gioia

cancellato
vetro di morte
ghiacciato
oh vetro
risplendente
d'un chiarore che si sbriciola
nell'ombra nascente

io sono
ciò che non è
apro
i denti ammassati
dei morti
e gli stridori della luce
che m'inebria
dell'amplesso
che si soffoca
dell'acqua
che piange
dell'aria morte
e dell'anima dell'oblio

ma niente
non vedo
niente
io non rido più
perché a furia di ridere
io trasparivo.

[trad. Roberto Carifi]





T. S. Eliot



T.S. ELIOT

Gli uomini vuoti




Un penny per il vecchio Guy

Noi siamo gli uomini vuoti
Noi siamo gli uomini impagliati
Che appoggiano l'un l'altro
La testa piena di segatura. Ahimè!
Le nostre voci rinsecchite, quando
Sussurriamo insieme
Sono fioche e insignificanti
Come vento nell'erba secca
O come zampe di ratti sopra vetri infranti
Nella nostra arida cantina

Figura senza forma, ombra senza colore,
Forza paralizzata, gesto privo di movimento;

Coloro che hanno compiuto la traversata
Con occhi aperti, verso l'altro Regno della morte
Ci ricordano - se lo fanno - non come perdute
Anime violente, ma solo
Come gli uomini vuoti
Gli uomini impagliati..

II
Occhi che in sogno non oso incontrare
Nel regno di sogno della morte
Questi non appaiono:
Là, gli occhi sono
Luce di sole su una colonna infranta
Là, un albero ondeggia
E ci sono voci
Nel canto del vento
Più distanti e più solenni
Di una stella che si spegne.

Non lasciate che sia più vicino
Nel regno di sogno della morte
Lasciate anche che indossi
Travestimenti così deliberati
Pelo di topo, pelle di corvo, aste incrociate
In un campo
Facendo quel che fa il vento
Non più vicino -

Non quel finale incontro
Nel regno del crepuscolo

III
Questa è la terra morta
Questa è terra di cactus
Qui le immagini di pietra
sono innalzate, qui ricevono
La supplica della mano di un morto
Sotto il palpitare di una stella che si spegne.
E' proprio così
Nell'altro regno della morte
Svegliandoci soli
Nell'ora quando noi
Tremiamo di tenerezza
Labbra che vorrebbero baciare
Formano preghiere per pietre infrante.

IV
Gli occhi non sono qui
Qui non ci sono occhi
In questa valle di stelle morenti
In questa valle scavata
Questa mascella spezzata dei nostri regni perduti
In questo estremo luogo d'incontro
Noi brancoliamo insieme
Evitiamo di parlare
Ammassati su questa riva del tumido fiume

Senza vista, a meno che
Gli occhi non ricompaiano
Come la stella perpetua
Rosa multifoglia
Del regno del crepuscolo della morte
La speranza soltanto
Di uomini vuoti.

V
Giro giro tondo
Attorno al fico d'India
Attorno al fico d'India
Giro giro tondo
Attorno al fico d'India
Alle cinque di mattina

Fra l'idea
E la realtà
Fra il moto
E l'atto
Cade l'Ombra

Perché Tuo è il Regno
Fra la concezione
E la creazione
Fra l'emozione
E la reazione
Cade l'Ombra

La vita è molto lunga
Fra il desiderio
E lo spasmo
Fra la potenza
E l'esistenza
Fra l'essenza
E la discesa
Cade l'Ombra

Perché Tuo è il Regno
Perché Tuo è
La vita è
Perché Tuo è il

E' questo il modo in cui finisce il mondo
E' questo il modo in cui finisce il mondo
E' questo il modo in cui finisce il mondo

Non già con uno schianto ma con un lamento.

Vita di mare

Vita di mare

domenica 10 agosto 2014

Alessia e la lucciola, di Raffaele Piazza





Alessia e la lucciola

Sera di campagna per Alessia
luogo segreto dove era già stata,
nel buio nell’auto a fare l’amore
con Giovanni. Freddo inverno
a pervaderla: dai finestrini la
lucciola a inondare di luce
il corpo e l’anima di Alessia
e ci sarà raccolto in quell’
intermittenza ai lati della
camera della mente. Dopo
l’orgasmo esce ragazza Alessia
nuda dall’auto (tanto non c’è
nessuno) a godersi il fresco
una doccia di vento ad accadere
nelle cellule di Alessia.
nerovestito Giovanni non la lascia.


Raffaele Piazza

venerdì 8 agosto 2014

Alessia e il vestito nuovo, di Raffaele Piazza





Alessia e il vestito nuovo


Dono di Giovanni
di Alessia il nuovo
vestito pronta per
la festa: gioia nelle
abetaie dell’anima
di ragazza Alessia
al colmo della grazia
dopo vivificante doccia
nell’indossarlo e poi
uscire di soglia in
soglia, dalla casa
a quella degli amici.
Vestito rosapesca
di Alessia nel folto
delle camere della festa
smarrirsi e ritrovarsi
negli occhi di Giovanni.
Poi nel delta del ritorno
in auto lui la spoglia
e a fare l’amore
(tanto non mi lascia).

Raffaele Piazza

domenica 3 agosto 2014

Quel che sono di Felice Serino (Introspezione)

Quel che sono di Felice Serino (Introspezione)

Alessia e la rinascita, di Raffaele Piazza





Alessia e la rinascita


Parco Virgiliano, vegetale
incantesimo delle piante
da rinominare, le alberate
dei pini in forma umana:
raccoglie ragazza Alessia,
una pigna portafortuna
per di latino l’esame,
per l’amore per le cose
di Giovanni dove era
già venuta la zona dell’
abetaia nel respirare per
la rinascita l’ossigeno a
scendere nell’anima e nel
corpo di Alessia per altre
della mente migrazioni
fino alla camera dell’amore
di ieri dove ha fatto
nuda l’amore con l’amato.
Trascrive nell’agenda
il sogno più bello:
(l’angelo le ha detto:
non ti lascia).

Raffaele Piazza  

sabato 2 agosto 2014

Giordano Genghini da Ritorni



GIORDANO GENGHINI

Da RITORNI



40.
Forse, un ricordo. Tracce delle forme,
rintocchi neri di cose svanite
tra cieli e orme: ricordo rincorse,
di luci e ponti oltre i bruni confini
del tempo, e bianchi tramonti di nevi
dissolte, e monti grevi.
Forse, un ricordo. Oltre ogni altro, ruota
l’aria fra i lumi, e intreccia la memoria
delle prime parole, in traccia vuota
oltre il battito sordo
del maglio sulle mura: oltre la dura
sagoma in pietra della foglia, e l’anima.
Nel vetro ancora ti rivedo: bevi
con mani a conca immense, nubi e fiumi,
e invisibile corpo regge l’anca
arco vivo fra i venti: quando i voli
si alzavano dai lenti campanili
quando la notte tramontava soli
e lune. Forse attendi, e forse brevi
raggi illuminano resti alla deriva
e legni avvinti, e di navi e di ore
e di naufragi lento andare stanco
da vite ad altre vite, e da universi
forse, a un bagliore bianco.

Oppure vedo solamente il sogno
minuscolo, di un tempo
lontano come l’astro più lontano
quando da te sorgeva la sorgente
del palpito del cuore e della mente.
Oppure, tutto è forse umano niente.
E verrà con il sole, o nella sera,
o nella neve o di notte o un mattino
breve, che nebbia stinge,
o fra le ombre lunghe del tramonto
quell’ultimo pensiero, nel ritorno
o nel rimpianto
di un altro giorno, di ere senza inverni
in altra vita, in un altro pianeta
quando, nell’alba lieta e in aria chiara
stavamo accanto stesi nella strana
marina, e insieme ridevamo, cara,
stringendoci la mano nella mano.
Sarà forse domani, con il fioco
soffio di queste mani, o con un fuoco
di specchi spenti: accanto a me rimani
ancora un poco
fra questi specchi della pioggia, o al lieve
cielo bianco di stelle capovolto,
o al sole stanco del giorno. Col canto
delle parole, e il volto, nelle ore
belle del tempo, oltre il nero bagliore:
fino al ritorno. O fino al niente, amore.

Pablo Neruda: "ABBIAMO PERSO ANCHE QUESTO CREPUSCOLO" - Le videopoesie d...

Commento di G. Perri



La vita a raccontarsi


volti
galleggianti sul mare del sogno
nella composizione
della luce
aprirsi di corolle
palpitanti anemoni
la vita
a raccontarsi
con la bocca dei morti
col sangue delle pietre

Felice Serino

*

Commento di Giovanni Perri
[su fb]

Parole a scolpirsi, in una simiglianza di umori, a scavalcare l'ombra e la materia, a farsi nettare del tempo. Ondeggi l'anima: si compia il miracolo d'esisterle in un solco della carne, nel silenzio greve dei cieli, nel raccordo dei nomi e dei ricordi che combinano di vita e di morte queste mani, a sentire, a toccare.












L. Orati, 14 poesie



LORETO ORATI
da facebook




LE ROSE STRAPPATE AI GIORNI DI MAGGIO



I giorni di maggio si fanno tempesta

quando cuori d'inverno strappano le rose,

e non resta che il raccolto del sangue,

la semina negata al futuro,

tutte le spine del mondo conficcate nel ventre,

le mani dell'oscurità a graffiare ciò che resta della luce,

e resta un dolore,

un dolore che ammutolisce anche il silenzio,

un orizzonte crollato sulle spalle di un figlio,

carne di bambina maciullata, tra le mani di una madre,

e resta l'agonia dell'Amore,

disteso in un angolo buio, muto,

mentre il profumo delle rose svanisce lentamente

e comincia a nevicare, ancora una volta, nello stesso giorno di maggio...

*


FINO AL CAMPO APERTO DELLA TUA CARNE



Alla tua fonte torno a dissetarmi, ancora,

alle tue acque di rosa e desiderio,

umore aspro di miele appena raccolto,

e circondo i tuoi fianchi,

e lascio libere le mani, a riconoscerli ogni volta,

a farne mare per il mio estuario in alluvione,

e aspetto, paziente, il tuo tremare che mi scuote,

e che mi libera, finalmente,

nel solo abisso che non mi fa paura,

quello in cui precipito, esausto,

fino al campo aperto della tua carne...

*


E RITORNO


E ritorno,

da un tempo in cui non sono stato,

che le ore erano spine, ed io una rosa appassita,

e ritorno solo per le tue mani,

perchè mi hanno indicato un rifugio, un germoglio d'avvenire,

ed io non ho potuto che chiamarlo amore,

ed è tempo in cui sono,

tempo di spine ormai rattrappite, nel gelo in cui le ho abbandonate,

perchè adesso le ore si fermano a sorridermi,

e sei tu la rosa che trafigge i miei occhi...

*


UNA COSA RICORDERO' PER SEMPRE



Gli anni ci lasciano,

e lasciano memoria, a volte,

ma tante cose passano, e si dimenticano,

come tutti i giorni di pioggia,

certi dolori poco importanti,

un ritardo della primavera,

migliaia di sorrisi appena sfiorati

e qualche libro inutile,

ma una cosa ricorderò per sempre,

l'istante in cui ho fermato la mia auto

per lasciarti attraversare,

quelle strisce sbiadite, e i miei occhi storditi...

*


IN UN IMMOBILE RIPETERSI DELL'INCANTO



Il Tempo s'arrende ai paradossi dell'Amore,

svanisce nel lampo della Presenza,

dilata ombre e lontananza, quando l'Assenza è abisso,

e s'arrende a me, alla lama affilata dei miei occhi,

che t'imprigionano,

e ti proteggono,

e ti fanno scudo,

e ti vedono bambina, e donna, e fiamma d'amante,

radice che si fa azalea, e azalea che torna radice,

in un immobile ripetersi dell'Incanto...

*


...e dirò ancora grazie all'Amore,
all'istante dell'Incanto,
ai giorni delle fondamenta,
al giardino dei desideri,
e alle crepe, e alla caduta, nel volo spezzato dell'addio,
... e poi al tremare della memoria,
alle notti senza armistizio,
al faro, in lontananza, vaga intermittenza di assenza e di ritorno,
e dirò ancora grazie a te,
perchè sarei stato nulla, senza il miracolo di questo dolore...

*



LE PAROLE RINCHIUSE NEL SILENZIO DEI MIEI ANNI



Ti porto in dono i miei occhi,

madre,

perchè il tuo orizzonte si fa tramonto

mentre io vivo ancora di un Sole maturo,

e sarà luce a rischiarare i giorni dell'ombra,

quelli che verrano, decisi,

di inevitabili lentezze e una nuova tenerezza,

e tu, padre,

ti guardo e vedo me,

e il tempo che piega, e quasi spezza,

e invita a carezze da troppo rimandate,

e racconta di prossime notti d'insonnia,

di stanze ancora in fiore, destinate all'inverno,

il tempo che ancora vi accarezza, con mani consumate,

il tempo che mette con le spalle al muro, e mi suggerisce parole,

quelle ancora rinchiuse nel silenzio dei miei anni...

*


ANCHE LA DOMENICA HA UNA SUA LUCE


Stento a trovare il senso della domenica,

di questo tempo che s'infrange sulle strade vuote,

sul rintocco di campane stonate,

e guardo scorrere i minuti

come acqua invisibile in un fiume in secca,

come vento di ponente tra alberi che restano immobili,

ma abbraccio questo silenzio, è un caro amico che vedo poco,

e sorrido alle urla dei bambini in festa, anche se manca il mio,

e forse capisco che anche la domenica ha una sua luce,

perchè mi volto, appena di lato,

e posso vederla nascere dal tuo risveglio leggero...

*


E IL SALENTO ANCORA MI CHIAMA, CON VOCE MUTA


Ho sabbia nelle scarpe, di spiagge che non conosco,

ho sale sulle labbra, di un mare nascosto ai miei occhi,

ho voci sussurrate, di notti quasi dimenticate,

e il respiro della donna-salice, sul mio respiro,

come un contorcersi del desiderio,

di lontananze dovute alla vita, mai al cuore,

ho questo silenzio, inchiodato ad un muro,

al mio canto spezzato,

e sabbia, e sale, e mare,

e il Salento che ancora mi chiama,

con voce muta...

*


CHISSA' PERCHE' CERTE PAROLE NASCONO DI NOTTE



Chissà perchè certe parole nascono di notte,

nel frutteto del silenzio,

nell'assenza d'alfabeto,

proprio quando ogni cosa si fa muta,

muta la casa,

mute le strade,

muta quella bocca che ami,

forse perchè certe parole vivono d'insonnia,

e strappano sillabe alla lingua del sogno,

e ne fanno carne,

tormento,

ritorno di stupore,

e tentativo di poesia, per abbagliare le ombre...

*


lasciare che questa poca luce illumini la strada,
che l'inverno prenda il nome della speranza,
entrare nei giorni indecifrabili, in bilico, senza timore,
lasciare che la rupe ci chiami, e scendere a valle,
lasciare che l'amore ci chiami, ed essere già lì, da sempre...

*


IL GESTO DEL SOLLEVARSI


Siamo terra,
a volte radice, quando vinciamo ogni irrequietezza,
siamo possibilità d'incontro,
incrocio di strade che costringe ad una scelta,
siamo ipotesi di cielo, di sguardo alto,
troppe volte paura del volo,
ma oggi non temere le grandi altezze,
amore mio,
indossa le ali che ti ho portato in dono
e sfida finalmente ogni vertigine,
perchè l'amore è il salto dei coraggiosi,
e vive con cuore di albatro, sopra le amarezze del sale,
nel gesto del sollevarsi...

*


LE PAROLE RINCHIUSE NEL SILENZIO DEI MIEI ANNI


Ti porto in dono i miei occhi,
madre,
perchè il tuo orizzonte si fa tramonto
mentre io vivo ancora di un Sole maturo,
e sarà luce a rischiarare i giorni dell'ombra,
quelli che verrano, decisi,
di inevitabili lentezze e una nuova tenerezza,
e tu, padre,
ti guardo e vedo me,
e il tempo che piega, e quasi spezza,
e invita a carezze da troppo rimandate,
e racconta di prossime notti d'insonnia,
di stanze ancora in fiore, destinate all'inverno,
il tempo che ancora vi accarezza, con mani consumate,
il tempo che mette con le spalle al muro, e mi suggerisce parole,
quelle ancora rinchiuse nel silenzio dei miei anni...

*


LE ROSE DI SANGUE

Una carezza non può farsi catena,
succede solo a chi è già prigioniero
e ne conosce la ruggine sul cuore,
prigioniero dell'ombra, del delirio,
e di quell'addio che non rende folli, ma lucidi tra i lucidi,
e sfodera lame, e colpi implacabili come un "sei mia",
finchè resta solo il silenzio (quella quiete dannata che precede il dolore)
finchè resta solo chi dovrà cogliere rose di sangue (nel giardino dell'amore malato)
là, dove fino a ieri camminava una figlia, vestita solo di primavera...

Cieli bianchi

Cieli bianchi

venerdì 1 agosto 2014

Sale la luce di Felice Serino (Riflessioni)

Sale la luce di Felice Serino (Riflessioni)

Alessia e la passeggiata nel bosco, di Raffaele Piazza




Alessia e la passeggiata nel bosco


Sera stellante per l’anima
nel corpo di ragazza Alessia.
Oltre la campagna il bosco:
vi entra con Giovanni al colmo
della grazia, il fiume da guadare
scalza ragazza Alessia
giocando alla California.
Si affaccia sul suo volto il sole,
anima danzante nella pioggia
dei desideri: l’albereto a
congiungersi con il cielo,
a due tiri di sasso levigati
dall’attesa.

Raffaele Piazza