sabato 25 ottobre 2014

Alessia e la camera calcinata




Alessia e la camera calcinata


Incontro oltre la chiave
della nebbia per aprire
la porta per emergerne
uscire nel lago dell’azzurro
del pullover di Alessia
e del cielo di un sembiante
freddo di stelle semispente
e ci sarà raccolto
per ragazza Alessia a
percorrere di campagna il viale a
portarla nella camera calcinata,
dove la vita accade e sta
infinitamente nell’unirsi
a Giovanni, quattro pareti
e dove fare l’amore
un letto in una duale
resurrezione.

Raffaele Piazza

eBook n. 166: aqua mater, di Michela Duce Castellazzo [Romanzo breve], LaRecherche.it

eBook n. 166: aqua mater, di Michela Duce Castellazzo [Romanzo breve], LaRecherche.it

Charles Baudelaire: "INNO ALLA BELLEZZA" Le videopoesie di Gianni Caputo

Recensione a D'UN TRASOGNATO DOVE




Felice Serino – Di un trasognato dove (100 poesie scelte)
Rosso Veneziano – Roma – 2014 – pagg. 124




Felice Serino, l’autore della raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede, è nato a Pozzuoli e vive a Torino.
E’ un poeta tradotto in sette lingue, cura numerosi blog e ha vinto diversi premi letterari; ha pubblicato molti libri di poesia.
Il testo è composito, scandito in cinque sezioni, ed è ben articolato architettonicamente divenendo un libro compiuto.
Tutti i componimenti de Di un trasognato vivere sono risolti in unico respiro, iniziano con la lettera minuscola, elemento che dà il senso di un’arcana provenienza e presentano quasi sempre un azzeramento della punteggiatura.
Cifra distintiva della poetica del Nostro, in questo libro e nei precedenti, è quella di una vena spirituale, che si realizza in un misticismo moderno, luminoso, che s’invera nell’immanenza, che è spesso il mare magnum della quotidianità.
Anche le frequenti descrizioni naturalistiche, come anche la corporeità dell’io-poetante sono pervase da una forte vena mistica.
Programmatica la prima poesia del testo intitolata In una goccia di luce, che ha per argomento i temi del limite, della morte e dell’oltre, inteso come uno sperdersi nell’universo, divenendo, appunto, una goccia di luce.
Chiarezza e nitore del dettato connotano i versi di Serino che procedono per accumulo e in lunga ed ininterrotta sequenza, emergendo gli uni dagli altri, quasi per una sorta di gemmazione.
Già dal titolo del libro Di un trasognato dove si può intuire il carattere saliente delle poesie di questo testo e cioè quello di una ricerca che avviene come un sogno ad occhi aperti, ricerca di Dio e del trascendente che s’inverano nella natura e nella creatura umana che diviene persona grazie proprio al valore salvifico della parola poetica detta con urgenza, ma sempre controllata.
Il dettato è leggero, icastico e fluido e, nel tessuto linguistico, si realizzano magia e sospensione attraverso la densità metaforica e sinestesica, che permea i testi.
Le poesie presentano diversi registri espressivi.
In Non ricordo la voce poetante è quella di Dio stesso che parla dell’albero di sangue del Figlio che espande nei secoli le sue radici in un abbraccio totale.
Il sacro, nella sua fusione con il contingente, è l’etimo segreto che alimenta la fonte dalla quale emergono i versi di Felice Serino.
A volte compare un tu del quale ogni riferimento resta taciuto nell’accrescersi dell’alone di mistero.
E’ presente il tema della creazione di Eva in un componimento molto alto, tra i tanti connotati da un tono biblico.
Particolarmente bella la poesia Oasi di verde. nella quale è detta l’atmosfera sospesa ed idilliaca della lettura di un libro en plein air, in luogo ameno di alberi, mentre passa una ragazza che fa footing.
Il mondo poetico di Serino, nel panorama attuale,è veramente originale per la sua sete di trascendente e per i suoi contenuti potrebbe essere paragonato a quello di Turoldo.

Raffaele Piazza










Poesie di Redent Enzo Lomanno





Redent Enzo Lomanno

Da: scrivere.info





Cadute


Poi, è come se cadessimo:
le braccia aperte nello spazio indecifrato
e il contraccolpo della carne
che ci uccide

Ancora
ad un passo dalla libertà
arroccato
su quel circolo di tendini
che ci ama e che ci teme

E poi?

Poi ugualmente, si scende.
Come il vomere che s'infrange

Spazio da dissodare,
tempo fluido.

La terra
è senza riserve.

nulla più,
del solo desiderio.

*



I Fiumi di Porpora


solo tacciono
le spine conficcate nel cuore
senza parole né respiro sono i dolori
che sovente incontrano croci affini
lungo i viali alberati dello zoo

ingressi freddi nelle sinagoghe defunte
e piramidi innalzate come schermo protettivo
hanno incrinato il dolce sortilegio
che rendeva infine la vita degna del suo nome

tra le sue oscillazioni
diventate senso unico
distruggiamo il bello
che ancora deve venire

rimane il rimpianto
un piccolo sputo d'amore
rigurgitato felino
di una palla di pelo

*



Lontani Occhi Vicinissimi

ho visto occhi
occhi che hanno tramontato
smeraldi
che innocenti hanno palpato
sentenze
e nella verde meraviglia si son
sciolti in lacrime

ho visto occhi
occhi che hanno tracciato ellissi di dolore
nel turbamento feroce
dell'incredulità
e che dell'abbandono fanno sola
certezza solitaria

ho visto occhi
occhi accarezzare angeli che
riposavano nei grembi
mani tremanti che s'affidavano
fiduciose in oceani materni
piccole luci leggere e così delicate,
da proteggere

ho visto occhi
occhi attraversare spazio
ed incoscienti della loro forza
rifulgere luce in cuori lontani

ho visto occhi
occhi che hanno cercato al buio
la propria grandezza riflessa nei miei
brancolando vie d'uscita
forse
un solo abbraccio...

*



Ore 7. 00


Così, innanzi a me
lo stesso binario di sempre

[Una fermata,
mozziconi antichi riversi
tra una traversina e l'altra
e poco di più]

Qui
attendiamo il treno
tutti, nudi e disarmati

Qui
siamo la speranza
per la prossima stazione

o la fine
di qualche viaggio
in bocca a un capolinea 

*



Volendo il nostro eroe


Volevo aprire una sola
solitaria finestra
una porta per precipitare
ridendo a squarcia gola
ballando come un pazzo
sul male
e sullo squallore intrinseco
in ciò che c'è di vivo
volevo sbirciare come un bimbo
affogando nelle sensazioni forti
volevo cancellare il senso
opprimente di appartenenza
imposto
volevo far urlare il mio sangue
aprire gli occhi come un neonato
innocente e privo di scrupoli
volevo far scivolare su di me
la colpa del mondo
dell'universo
e alla fine implodere
nella singolarità del mio peccato

*



Nella Morte del Fiore


in un fiore che sboccia
racchiudo e detergo l'ignoto

meraviglia ed incanto
mentre sfoglio nitide immagini
chiarificatrici

lo splendore
che porta corona
impera svettante
con guglie di petali
armonizzante in seta

leggera l'anima si fa scivolosa
e sguscia liquida in un brivido di perfezione

a regger la volta del cielo
pure la corolla tua
che forte calca
su raggi e meccanismi
sentendo nella quiete
cosmici motori
ad un ritmo senza tempo
e perpetuo

scandisce

secondi di causa neutra
nella giostra imbrigliata
da catene d'effetti
e danzano solari
nell'eremo infinito

l'universo scoperto
in un fragile guscio d'uovo
come coperta calda
mi copre da paure invernali
recondite
ataviche
che si mostrano nell'orrore
del mostro dipinto di nulla

e mi desto

illuminando l'ombra di me celata
mentre osservo la sacralità
dell'estremo gesto

sorridente al sole
tu
t'immoli appassendo
perché tutto abbia un senso
una fine

in un cerchio
che si conclude

perfetto



Redent Enzo Lomanno




Nell'aria vegetale

Nell'aria vegetale

mercoledì 22 ottobre 2014

Rigenerazione mistica di Alessia




Rigenerazione mistica di Alessia


Sera di plenilunio al Parco
Virgiliano per ragazza
Alessia. Sono venute le fate
a fare cose buone e il cane
Virgilio a proteggere la vita.
Attimi disadorni, il tempo
attende la via serale per
tornare a casa nell’afrore
di Giovanni nell’auto
nera a tagliare le vele dell’
esistere. A poco a poco
sale del Mediterraneo la
marea (sul suo bordo ha
acceso Alessia una candela).
Nel respirare salsedine
fino alle benedizioni ottenute
per i doni fatti da un Cielo
ottimo. Regge in mano Alessia
di Giovanni la cosa data,
il fiore d’erba azzurro da mettere
nel dei capelli il grano.
Corre Alessia nel prato
lunare giocando alla California,
piedi nel verde di linfe
a tendere a una gioia inaudita,
prima che passi il gioco
di un minuto, la feritoia
dell’ossigeno per rigenerarsi.

Raffaele Piazza

mercoledì 15 ottobre 2014

D'un trasognato dove



FELICE SERINO


D’UN TRASOGNATO DOVE
(100 poesie scelte)


Rossovenexiano, ottobre 2014


Pagine 128

Euro 12,00









 

martedì 14 ottobre 2014

Alessia e il cielo trasfigurato



Alessia e il cielo trasfigurato


Fulmine a irrorare di bellezza
il cielo sottile, temporale
estivo nell’accadere lucore
mistico e sensuale a ridestarsi
natura o salvezza al varco
della vita di ragazza Alessia
nel protendersi nuda nella
luminosità nel fare l’amore
con Giovanni nelle cose del
Parco Virgiliano nel nero
dell’auto con una cesta di
fragole e fortuna nell’accadere
del piacere sulla terra se
non è angelo tra le segrete
trame nella camera della mente
o della stanza da ripetere
domani il giglio dell’amplesso.

Raffaele Piazza

Nella fragilità dei giorni - Poesia di Felice Serino (Introspezione)

Nella fragilità dei giorni - Poesia di Felice Serino (Introspezione)

sabato 11 ottobre 2014

Alessia e la casa di campagna



Alessia e la casa di campagna


Alessia in limine con la vita
campagna di Telese con il lago
a fare l’amore con Giovanni
nella casa del nonno sottesa
ad una gioia inaudita (tanto
non mi lascia) ha lasciato
i panni al sole ragazza Alessia
al colmo della grazia nuda
nell’albereto della camera,
la linea del piacere poi
il giglio dell’orgasmo in poche
parole ansimando sussurrate
in plein-air per giocare alla
resurrezione.

Raffaele Piazza

Algernon Charles Swinburne

Da TRASFIGURATI ANELITI (5)



Felice Serino

Da TRASFIGURATI ANELITI # 5


[inedito]


Il guardiano


il mostro è guardiano
del labirinto interiore

oh quale dispendio
della mente in sudari di calce
anelante alla riva
primigenia del sangue

l'angelo è di cenere
dove grida
la carne
le ustioni della luce

*


Spazi aperti

(a Danilo Dolci)

palestra di vita
a formare allievi
aperto seme
l'anima che s'infinita
nei colori del cielo

sognavi la "città terrestre"
di là delle notti
che si spaccano alla volta
del cuore

al rango della luce
spazi aperti
sognavi
per un'alba che sa di nuovo

*


La maschera strappata



ti scoprirai alla fine
vulnerabile
offrendo il costato alla lancia
dell'amore

dallo squarcio il sangue redento
non ti darà adito
di scaricare
la tua croce addosso al vicino

la tua maschera
la strapperà per sempre
l'amore che ti av-vince

*


Non era questa la vita

non era questa
la vita che volevi
bambole in panno lenci un amorino
più avanti negli anni poi
il male che covava nascosto

sedicianni:
vita breve ma abbastanza per dirci
se davvero hai amato e quanto

da angeli ora sei accolta
lì nella casa del cielo
non bambole o un amorino
per il tuo non-tempo
nel mistero di luce corteggi
le stelle

*


Luce ed ombra

luce ed ombra rebus in cui siamo
impronte di noi oltre la memoria
forse resteranno o
risucchiati saremo
ombre esangui nell'imbuto
degli anni

guardi all'indietro ai tanti
io disincarnati
attimi confitti nel respiro
a comporre infinite morti

*


La separazione

alla fine del tempo
è come ti separassi da te stesso
in un secondo ineluttabile strappo
simile alla nascita
quando
ti tirarono fuori dal mare
amniotico
luogo primordiale del Sogno
stato che
è casa del cielo

*


Questo improbabile azzurro

(risposta da un corrispondente immaginario)

che ne so di questo
improbabile azzurro
rarefatto e mutevole
scandaglio il mio tempo-clessidra
di sangue emotivo
attendo
giungano da un dove un'eco
un nome
guardo in fondo
al pozzo degli anni
l'ombra dei miei io perduti
o semmai vi tremi
sospeso
l'angelo che dici

*


Conosco le voci
conosco le voci che muoiono
agli angoli delle sere

conosco le braccia appoggiate
sui tavoli nel risucchio
delle ore piccole
l'aria densa e le luci
che lacrimano fumo

e lo sferragliare dell'ultimo tram
la nebbia che mura le strade

conosco
i lampi intermittenti della mente
i singulti che accompagnano
quel salire pesante le scale
la morsa che afferra e non sai
risponderti se la vita ti scava

e il freddo letto poi fuori
dal tunnel
un altro mattino

per risorgere o morire

*


Nomade d'amore

la Tua luce
abita la mia ferita
che trova
un lieto solco
nel suo risplendere

Tu
a farti bambino ed ultimo

per accogliere
il nomade d'amore
dalle aperte piaghe

*


Uno di quei sogni

quando sai
essere un sogno e ne esci

o vorresti trattenertici

trovandoti davanti a un mare
sconfinato
fasciato di luce
vivissima

dai colori caldi
da far vibrare
l'anima e i sensi

quasi un flash

frammento di sogno
vigile

come fosse solo dipinto



(c)  Felice Serino












Poesie di Lady Rose





Poesie di Lady Rose (Maria Russo)

Da: scrivere.info

.


La sconosciuta



La finestra mi è nemica.
Divide l’alba dai miei passi.
Solo la notte abita la mia casa.
Una biro e un foglio di carta.
Uniche braccia a dare
corpo al mio cuore. Piove là fuori.
I salici non hanno più occhi.
L’acqua è radice in fondo ai pozzi.

Chiede profondità l’anima
prima d’afferrare per il bavero la luce?

Le rose si sono addormentate dentro i diari.
Hanno smarrito chissà dove la fragranza
e dai vasi un urlo di trionfo.
Stendardi vitrei di solitudine.
Sulla parete bianca
la luce rossa tenta di disegnarmi
ma sono poco più che un’ombra.
Domani mi cercheranno ancora
ed io non ci sarò.


«tratta dalla silloge "Voci del mio corpo di rosa" Aletti Editore.»

*



Misteri

            
Ha fari spenti la malinconia
e una parola dura
incastrata alle labbra
che ostruisce il fluire
sulle acque del tempo.

Poche righe a un foglio bianco
un bicchiere di latte caldo
e un pianoforte che non suona più.

Il mio ventre racconta
la sua ignara maternità
Senza semina d'uomo
ha concepito piaghe di germoglio

Figli sconosciuti, ofidi d'amore
hanno strisciato deserti roventi
in seno alla terra.

Ha fronte imperlata di paura
e sospiri d'affanno
che trafiggono le palpebre
con schegge di riflesso
Corpo, sacco vuoto
L'alacre fuoco di follia
lo percuote ai gradini
di templi di vita.
Come la Maddalena, io
ho stretto le braccia
del Cristo risorto
contando le rose
nel giardino dei giorni
mentre i rovi
misteri divini, baci d'amore,
s'infittivano dentro.

*



Negano la quiete le mie parole


Se non sono diventata un grido
l’ultima goccia sul fondo di un bicchiere infranto
se non sono diventata una chimera
un singhiozzo legato allo strascico di una cometa
lo devo ad una ragione soltanto.
Tutto cedeva al dolore. Tutto.
I giunchi si piegavano sottili
sotto la sferza del vento.
A capo chino solcavano la terra.
Accoglievano i fiori delle mie trasformazioni.
Negano la quiete le mie parole, non vedi?
Sono rami che battono sovente le pozzanghere.
Per risvegliare la vita. Per uccidere la morte. 


«tratta dalla silloge "Voci del mio corpo di rosa" Aletti editore»

*



Nuvole


Mi chiedi se ho patito la fame.
S'arenavano le barche sulle acque saline
e nessun pescatore veniva di buonora a
riprendere i suoi remi.
Il sole era un orologio spento.
Le stelle sanguinavano luci mai accese.
La tramontana imputridiva sulla strada.
I sogni zoppicavano sui viali.
La maschera di carne e i sorrisi scordati
tra le pieghe delle braccia e delle mani.
La primavera sbarcava le sue rondini
sulle case ormai assuefatte all'inverno.
E tu mi chiedi se ho patito la fame.
Avevo fame Io. Si fame.
Ho munto latte di cielo sul ventre torbido
dei davanzali. Due occhi neri, sgranati, consunti
e uno stomaco colmo di nuvole.

*



 Quando t'espandi eco


Qui, dove il mattino è neve sul respiro delle rose
l’erba accoglie il passo fermo delle pietre
e le pagine del tempo sono prigioni bianche
che rendono invisibili le lacrime di un poeta.

Senza te, il sole ha fiato troppo corto
e non lambisce le colline
Solo un freddo aspro nella sera
si erige dalla conca dei miei seni
in questo buio che è rovo allo sguardo
e il vuoto è crepa sulle mura della pelle.

Sapessi quanto è vivo il tremore delle foglie
quando t'espandi eco
tra i centimetri quadrati di quest'anima infinita.
Tu che sei nota, canto e voce
mentre la notte deglutisce il sogno
e sputa gli ultimi avanzi delle stelle.

Qui, dove la nebbia allunga il collo
tra le fronde sparse di una betulla
non c'è veliero che solchi le acque
solo un sordo grido di morte
ad osannare i sacramenti infranti del mio ventre.

In quest'ora esangue
dove un profumo si fa sapore e corpo
sono culla nel silenzio delle mani.
Un frammento d'aurora che arde
in mezzo a mille montagne
in un vento che non ha più ali.



Lady Rose

Il tuo detrattore

Il tuo detrattore

Sei altro - Poesia di Felice Serino (Impressioni)

Sei altro - Poesia di Felice Serino (Impressioni)

martedì 7 ottobre 2014

Alessia e la falce di luna



Alessia e la falce di luna


Sentiero tra i campi di Alessia
nel raggiungere La Gaiola, vetrata
di casa sul mare dove fare
con Giovanni l’amore,
il mitico dell’anima luogo,
pesa l’anima di ragazza Alessia
grammi 18, la sostanza è
imprendibile. Alessia nel suo
afrore, bagnata lì, attende.
(e se mi lascia? E se non viene?).
Urla il gabbiano contro il cielo
frontale: attenzione!!!

Raffaele Piazza

sabato 4 ottobre 2014

Raffaele Piazza, Alessia e il ventaglio




Alessia e il ventaglio


Caldo di primo ottobre per ragazza
Alessia azzurrocielovestita al colmo
della grazia. Nuvole a sfioccarsi
in forma di cani e di cavalli, esatta
traiettoria ai confini dei venti sul
cielo su Napoli da via Petrarca
contemplato. Lentamente un barlume
di ostia di luna a intessersi con
l’ovest della mente di Alessia,
anima di ragazza nel farsi fresco
con il ventaglio dei giorni.
Tanto non ti lascia: ha detto
Veronica. Poi nella farmacia
a iridarsi d’immenso, ragazza
Alessia.

Raffaele Piazza

La migliore poesia - Poesia di Felice Serino (Impressioni)

La migliore poesia - Poesia di Felice Serino (Impressioni)

mercoledì 1 ottobre 2014

Uno di quei sogni - Poesia di Felice Serino (Impressioni)

Uno di quei sogni - Poesia di Felice Serino (Impressioni)

Anima di Alessia




Anima di Alessia


Anima di Alessia con
con il corpo di ragazza
congiunto. Anima senza
peso di Alessia al colmo
della grazia trasfigurata
dall’orgasmo dopo l’amore
con Giovanni (e se mi lascia?
Veronica è stata lasciata
dopo d’amore la prova).
Attimi rosapesca, svettano
i pini altissimi al Virgiliano
Parco in forma umana,
nelle cose della casa
frontale di Alessia il
telefono squilla, scavalca
Alessia la ringhiera entra,
risponde, lui dice ti amo!!!.

Raffaele Piazza