sabato 29 novembre 2014

Eppure si Disse - Poesia di redent Enzo Lomanno

5 poesie di Raffaele Piazza







            CINQUE POESIE DI RAFFAELE PIAZZA

            da Del sognato
            


            IL MARE CHE CONTINUA


            Le ore passate a guardare
            la perfezione dell’acqua del mare,
            si scivola lungo l’infinità del sentiero
            dei sogni e delle veglia
            per giungere all’azzurro degli scogli
            leggeri a corrodersi al vento animato dalla salsedine,
            osservi le ombre tese degli alberi
            giungere alla dissoluzione
            del tempo serale con un raggio di sole
            aranciato che grida vita vegetale
            da trasformarsi per noi in liquida
            armonia di pensieri che si riproducono
            esatti e stampati da una mente con il materiale
            degli anni attraversati come foreste dense di senso.
            Il presagio di un pomeriggio passato
            con l’acquario di pesci
            corallini nella camera con le loro tinte
            si fa naufragio in questo mistico mattino di lavoro,
            si attendono le onde taglienti delle idee
            nelle pareti della mente,
            una nuova vita oltre la città e la campagna,
            un respiro ad angolo con un frammento di tempo,
            simile ad un residuo di mosaico parietale
            su un rudere vicino
            a questo mare che continua.





            LA ROTTA DEL MARE DOMESTICO

            E poi ti accorgi tra sentieri
            di quando la tua barca vince il mare
            foglio di carta velina verde
            resistentissimo
            dove mai affondare nelle maree dell’anima.
            Vedo te che entri nella stanza di materia
            e ti porti il tuo mare di parole senza male,
            non ci sono più naufraghi (neanche buoni)
            in questa estate di sogno
            velocissimo e presente tra comete afferrabili
            con la dolcezza delle mani.
            Si spiana la distesa acquorea e rimaniamo
            senza altre parole che quelle che solcano la liquidità
            della percorrenza rinata tra le cose di sempre,
            è il buon inizio che combacia con una gioia
            di estive fragole.
            Poi tutto inizia nella mente e si parte
            nella sera che ha un cominciamento
            e non una fine.





            FONDALI


            Sparsa nel sogno di marea attende lei,
            fondali di scrittura, liberazione
            di unità a farsi parole: testi
            di telefonate da brivido di pesca,
            film della vita nell’insieme
            esatto nel senso di una voce che dà oltre
            le liberazioni delle lune dei confini,
            da Occidente alla Patagonia
            al mondo alla fine
            nel mondo: nell’oggetto che ne resta
            di pietra (farsi sillaba).





            VEDERE

            Vedi (e il vedere lacera tutti i fili
            degli sguardi, il mare dopo la tempesta),
            lontano dall’accadimento, vive le nere durate,
            la casa nel visore l’apprende
            vivo. Non credere sia il tempo
            la compassione nella storia
            degli occhi
            a guardare lo sfibrarsi del tavolo dei giorni.
            È luce impura il viatico di platino,
            l’indifferenza in una goccia d’ansia,
            una goccia di sudore o sangue donata,
            invisibilità dei mattini dei volatili.





            1984

            Sera di primavera a sorgere dietro i vari
            strati dell’aria a sorgere ed incielarsi il sogno
            dell’arancia
            a striare il cielo nella camera
            escono i bambini dalle comete della scuola:
            parole esatte tagliano gli attimi:
            segnali, segnali: lì è la vita, la trasgressione minima
            nel numero di telefono,
            tenerezze in erotismo.
            Si chiama Alessia, percorre l’ufficio,
            lui si avvicina alla meta come un biglietto
            per la vita: lei prende la penna rosa e gli scrive sulla pelle.


           

            Fonte:
            Fili d'aquilone - num. 18, Raffaele Piazza, "Del sognato"








Recensione di Lorenzo Spurio




D’un trasognato dove – 100 poesie
di Felice Serino
Ass. Salotto Culturale Rosso Venexiano, 2014
Pagine: 124
Costo: 12€

Recensione di Lorenzo Spurio


Ha memoria il mare
Scatole nere sepolte nel cuore
Dove la storia
Ha sangue e una voce. (37)

D’un trasognato dove – 100 poesie scelte è la nuova densa raccolta poetica di Felice Serino, poeta nato a Pozzuoli nel 1941 che da molti anni vive a Torino.
L’autore mostra di aver compiuto una meticolosa operazione di cernita in questo “canzoniere dell’esistenza”, tante sono le liriche che ne fanno parte e tante le tematiche che Serino trasmette al cauto lettore. Il fatto che esse siano state raggruppate in filoni concettuali intermedi da una parte facilita al lettore la corretta comprensione delle stesse e dall’altra consente all’opera una struttura ulteriormente compatta e costruita organicamente. È così che questi microcosmi-contenitori delle liriche di Serino si concentrano attorno a questioni che hanno a cuore il rapporto con l’aldilà, il tema celeste, il senso dell’esistere, la potenzialità del sogno, l’inesprimibile pregnanza del tessuto semantico, l’impossibilità di dire (l’impermanenza) e si chiude con un nutrito apparato finale di poesie dedicate a personaggi più o meno famosi della nostra scena contemporanea dal quale partirò.
In questo apparato di dediche si concentra il fascino nutrito da Serino verso una serie di immagini-simbolo quali quello della luce e del sogno (nella lirica dedicata Elio Pecora), il tema della Bellezza (nella lirica a Papa Giovanni Paolo II), il risorgere (nella lirica dedicata a David Maria Turoldo) e lo specchio come proiezione e frantumazione dell’io (nella lirica dedicata a J. Luis Borges). Sono queste solo alcune delle liriche che compongono questo apparato finale poiché ve ne sono varie di chiaro interesse civile che affrontano disagi e tragedie dell’oggi quali i disastri per mare dei tanti immigrati che sperano di giungere in Italia, le precarie condizioni degli incarcerati o gravi casi di violenza in cui alcuni giovani hanno riportato la morte come Iqbal Masih, tessitore di tappeti portavoce dei diritti dei bambini lavoratori che venne ucciso nel 1995 all’età di 12 anni e del quale Serino apre la lirica in questo modo: “come un bosco devastato/ intristirono la tua infanzia/ di pochi sogni” (107).
Nell’intera opera di Serino si nota una pedissequa attenzione nei confronti di isotopie, immagini costruite nelle loro archetipiche forme, che ricorrono, si susseguono, si presentano spesso perché necessarie; esse non sono solamente immagini che identificano o denotano qualcosa, ma simboli, metafore, mondi interpretativi altri: il sogno, la luce, il cielo, il Sole, tanto che permettono di considerare la poetica di Serino come celestiale proprio per il suo continuo rovello sull’aldilà, onirica perché fondata sull’elemento del sogno del quale si alimenta tanto da non poter dire spesso con certezza quale sia la linea di demarcazione tra realtà e finzione. Si penserebbe a questo punto che il tema del tempo possa essere altrettanto centrale in questa silloge di poesie dove, pure, si ravvisa un profondo animo cristiano, ma in realtà il concetto di tempo è ristrutturato da Serino in maniera meno pratica, in chiave esistenziale, come costruzione della mente umana che però risulta avere poca rilevanza nelle elucubrazioni di una mente particolarmente attiva.
Il sogno, l’onirismo e il surrealismo (citato anche nel momento in cui viene nominato il pittore catalano Dalì) sono il nerbo fondamentale della silloge dove il trasognare ne identifica l’intero percorso di formazione e conoscenza. Non è un caso che in copertina si stagli un albero frondoso e, dietro di esso, uno scenario meravigliosamente pacificante di un cielo verde-azzurro tipico di una aurora boreale che fa sognare.
Dal punto di vista stilistico Serino predilige un’asciuttezza di fondo per le sue liriche (molte di esse sono molto stringate se teniamo presente il numero dei versi), dove il poeta evita l’adozione delle maiuscole anche quando queste dovrebbero essere impiegate ed ogni forma di punteggiatura, quasi a voler rendere in forma minimale il pensiero della mente proprio come gli è scaturito. Contemporaneamente il lessico impiegato è fortemente pregno di significati, spesso anche molteplice nelle definizioni, ed esso ha la caratteristica di mostrarsi evocativo, più che invocativo (anche se alcune liriche di invocazione sono presenti) o connotativo.
Sprazzi di ricordi salgono a galla (“in sogno sovente ritornano/ amari i momenti del vissuto”, 39) ma questi non hanno mai la forza di demoralizzare l’uomo o di affaticarne la sua esistenza poiché c’è sempre quella “comunione col sole” (47) che dà forza, garanzia e calore all’uomo che sempre ricerca risposte su sé, Dio e il mondo.

Jesi, 28-10-2014







*


Considerazione di Lorenzo Spurio su quali sono le ragioni per cui ritiene la mia poesia "di grado superiore".

.
Come ho avuto più volte modo di osservare nei miei commenti critici ravviso nella sua poesia un animo molto profondo e la liricità che ne scaturisce è particolarmente accentuata nelle liriche che condividono una dimensione più marcatamente trascendentale.
Con oculatezza mostra le minuzie di una realtà comune e abitudinale a molti, ma difficilmente riscontrabile negli altri e le liriche sono fonte di riflessione sul mistero della Vita e delle sue multiformi caratteristiche.

Lorenzo Spurio










Più d'una vita

Più d'una vita

mercoledì 26 novembre 2014

Alessia e la luna cangiante




Alessia e la luna cangiante


Attimi rosapesca per ragazza
Alessia nel contemplare il vivido
sembiante, acqua azzurra
a scendere nel’anima di Alessia
di grammi 18. Il grano dei
capelli bagnato nel novembre
consecutivo prima che si accenda
Venere nel giocare con la luna
ostia sottile per poi virare al rosso
la tinta mistica e sensuale
nell’attendere dell’amore il piacere.

Raffaele Piazza

L'ora che dall'alto - Poesia di Felice Serino (Riflessioni)

L'ora che dall'alto - Poesia di Felice Serino (Riflessioni)

martedì 18 novembre 2014

Incanti di Alessia




Incanti di Alessia


Casa di campagna per Alessia
rosavestita per la vita,
pari a una donna. Il sagrato
della chiesa dei responsi,
ansia a stellarla, via serale
con gli eucalipti in forma
umana. Esce dalla doccia
ragazza Alessia, nuda allo
specchio:: gli occhi feritoie
sul mondo, tolta dalla tenda
della notte o per la gioia
fisica il piumone. Trascrive
il sogno con mani affilate
prima del raccolto
prima della vita nell’amplesso
felicità con la forza di
Giovanni (tanto non mi lascia)..

Raffaele Piazza

La casa delle nuvole - Poesia di Felice Serino (Impressioni)

La casa delle nuvole - Poesia di Felice Serino (Impressioni)

sabato 15 novembre 2014

Mi Fumo Via - redent Enzo Lomanno - Voce Vera Bonaccini

Recensione di Giovanni Perri



Recensione a “D’un trasognato dove” di Felice Serino (Giovanni Perri)

25 ottobre 2014



Capita raramente di imbattersi in poeti in cui vocazione lirica e pensiero filosofico si fondono così perfettamente da riuscire saldati in un unico corpo come in Felice Serino, la cui voce è tanto più seducente quanto maggiormente risulta isolata nel panorama contemporaneo. Egli rappresenta, forse, la continuità, nel solco di una tradizione tipicamente novecentesca, di pensare la  poesia come antitesi e attrito con la modernità e filtro da cui trascendere nel segno d’una rivelazione;   in lui, senso del tempo e dello spazio, spiritualità e vita, verità intangibile e immanenza, mistero,  trovano la medesima via su cui la poesia accomoda il sentimento, insieme umano e divino, d’essere in sé origine e fine di tutto; e nel mezzo, ricerca passionale e tensione dell’amore puro; (Amore: altissimo e di sangue, lamento quasi siderale degli occhi, fiume alle mani ): dove quel sentimento arriva  e la voce si espande, e l’umore improvvisa emozioni che non trovano il punto, oppure lo invocano sapendo che un urto, anche il più invisibile, può farsi carico di tutta quanta la specie dei sogni di cui è composta la vita.
leggere sull’acqua
lettere storte
camminare nel mistero a volte
con passi non tuoi
nella parusia entrare nella luce
goccia
che si frange nel sole
– che contiene un mondo
Impresa affatto anodina dunque, introdurre Serino: farne passare il battito, la folgorazione; additare nel segno delle sue epifanie, come volendo scottarsi: sentirsi addosso la luce, vivida e sanguigna di un verso che trasloca bucandoci. Perché viene sempre nel segno della carne la sillaba che in lui svanisce: questa croce di vento sulla pelle. E sono spasmi. Cieli a difendersi. Occhi per seminare: amore per la parola sorgiva da cui bagnarsi e bere, a piene mani, quasi fossimo noi quel punto imprendibile l’altrove, che cuce il corpo alla memoria e tace, profondo e innato silenzio:  
sangue del pendolo
tempo-maya dagli occhi
di giada
capovolti
nell’oltre è cuore
del sole abisso
di cielo – antimondo
C’è in Serino un’attitudine all’amore che è soglia, dunque, attracco e mancamento: visionarietà al limite del corpo, come una metafisica della bellezza. Una specie di vizio a perdere la vista per meglio pensare. Viene in mente Democrito; e Borges che lo nomina nel buio. Nelle sue tanto aeree apprensioni, Serino ausculta pungendo, sembra quasi addirittura ch’egli tiri dalla vena una goccia di lontananza e ne faccia presenza aromatica, unguento a lenire ferite. Sono sempre afflizioni, le sue, da cui sgorga dolcezza: l’essere qui e altrove come dato fondante d’una vita:
un vedermi lontano
io che vesto parole
di carne
alfabeti di sangue
da me lontanissimo
ché ad altra
sembianza anelo
per voli su mondi
ultraterreni
Il preziosissimo volume appena pubblicato (d’un trasognato dove)  porta quest’attenzione al luogo come segnale viatico, sintomo d’attraversamento, quasi paura: l’attesa di un dove che ci tiene, mi piace dire, anatomicamente, nel nervo della poesia, in un flusso cosmico, segnato a ferite, di tempo e spazio, appunto, e di memoria:
giro di luna bivaccante nel sangue
baluginare d’albe e notti
che s’inseguono
dentro il mio perduto nome
per le ancestrali stanze un aleggiare
di creatura celeste
che a lato mi vive nella luce
pugnalata

Oppure ancora:
espansione a irradiare
poesia a labbra
di luce
indicibile fiore
del sangue
Quale che sia il trasognato dove, quel che posso dire è che qui l’amore s’avverte, terragno e trascendente, nel segno di una luce vivida e irrisolta, cavata dall’occhio di un uomo sospeso, solo e multiplo,  invocata e  assolta nel dono di un verso pulsante, tangente, bellissimo, quasi tenuto nel fiore di un enigma e consegnato al tempo, come un bacio dato alla terra, questa sacra parola illuminante.
Ecco forse Serino è tutto questo, o tant’altro che ancora non so; che ancora non m’è dato di sapere.

Giovanni Perri (aka Aguaplano)







Da LA COMPOSIZIONE DELLA LUCE (1)




Felice Serino

LA COMPOSIZIONE DELLA LUCE # 1






La migliore poesia


quella
che devo ancora scrivere
-si dice così e sarà vero

è un brusio indistinto
a volte
come un moto del cuore

a ispirarmi: forse un angelo
la cui ala si libra
nel mio sangue

ma lettere storte
restano scritte sull'acqua

fermentano
in me alfabeti
che attendono sempre
di nascere

*


L'indefinito


è nello spazio delle attese
nel bianco del foglio
nel buco nero del grido di munch

l'indefinito
è nell'aprirsi del fiore
nel fischio del treno in un lancinante addio
nell'intaglio
dello scalpello su un marmo abbozzato

l'indefinito è in noi
sin dallo strappo
di sangue della nascita

*



Ancora a sorprenderci


dici non siamo che ombre
al sole della morte
indossiamo l'inverno
di un corpo caduco

ma dai muri il verde grida
in folti ciuffi e gli alberi
si cambiano d'abito e
al guaiolare dei gatti s'affaccia
pettegola la luna

ancora a sorprenderci
in fermento la vita

e tu che vai
filosofando

*



Sei altro


forse meglio l'attesa
a dipanare e sdipanare le ore
che l'appagamento
senza più desideri: il libro
di poesie fresco di stampa
fra le mani     e ti ritrovi
ora in una sorta
di vortice
le parole vive strappate
all'anima vagano leggere
non più
tue ma del mondo
mentre tu sei altro

*



Vele


acqua mutata in vino
perché continui la festa

così al banchetto del cielo
con l'Agnello sacrificato
acqua e sangue dal Suo costato
dal sacro cuore vele
le vele rosse della Passione
nella rotta del Sole
per gli erranti della terra

*



Nella fragilità dei giorni


un sé
perduto
nella fragilità dei giorni
e questa
insaziabilità dell'anima
da vivere come
una croce

laghi d'occhi vaganti
in cieli di spleen
sull'eco d'un io
espanso

e in sé disperso

*

Maremondo


gettato dentro il maremondo
a masticarmi kronos

avevo smesso di capriolare
in quel naturale mare materno

tornerò ad essere un grumo appena

come quando
impastato di una luce di mistero
mi fondevo
col respiro del cosmo

*



Sogno travestito


dove generi
giorni dissipati
dove non ti travolgano
le acque del dolore
la realtà è sogno travestito
da clown dal perenne riso
-dietro la maschera
una tristezza che
invade

*



Qui ci sta bene uno spazio


ecco vedi
la poesia deve respirare
nascendo dal bianco
innalzarsi come
cresta d'onda per poi
immergersi fino allo spasimo
in profondità d'echi e ancora su
con lo slancio felice d'un
enjambement

vedi
la poesia è una tipa
selettiva
sfoglia scandaglia spoglia
immagini le riveste a sua
somiglianza

porta
sogni e nuvole al guinzaglio

*



La Poesia

in luce di sogno
ti seduce la vita altra

nella dimora del sangue
veleggiano
navi di nuvole

un ventaglio di palpiti
apre la casa della mente

*



Nell'infinito di noi

(visione)

abbracci senza
mani
di corpi immateriali

i nostri
volti unificati

noi fatti d'aria

tu ed io

una sola persona

*



Il posto riservato


chi mai ti toglierà quel posto
da Lui riservato
secondo i tuoi meriti
altro è la poltrona
accaparrata a
sgomitate
trespolo che pur traballa
come in un mare mosso
finché uno tsunami
non la rovescia la vita

*


© Felice Serino


La tua stagione

La tua stagione

sabato 8 novembre 2014

Alessia e la spiga




Alessia e la spiga


Sera di platino, ostia
di luna,  cobalto infiorato
da stellemargherite.
(Fra parentesi la notte
d’amore ieri sera con
Giovanni).
Davanzale della camera
della notte con l’olivo
bonsai della pace e i
pesciolini portafortuna.
Trasale Alessia
( tanto non mi lascia),
rosavestita per la vita.
E’ giugno campo di
grano profano dove
l’amore fare con Giovanni.
Attimi di ametista e scende
nell’anima di diciotto
grammi il senso della
vita nel rigenerarsi con
un filo di spiga nella bocca.

Raffaele Piazza

Nell'inquieto mio cielo - Poesia di Felice Serino (Spiritualità)

Nell'inquieto mio cielo - Poesia di Felice Serino (Spiritualità)

martedì 4 novembre 2014

Alessia e l’inizio di novembre 2014



Alessia e l’inizio di novembre 2014


Piove di nuovo dal cielo acqua:
dissolta è la nebbia dall’anima
di ragazza Alessia rosavestita
per la vita e s’incammina per
fiorevoli gioie del segreto giardino
(il sogno più dolce incorniciato
alle pareti della mente a inalvearsi
nel della serenità il mare).
Vengono rondini da ovest
dell’iridato. delle fragole paesaggio
e resta Alessia nel campo
animato in perfetto ascoltare
dei volatili le liquide voci.
Pensiero a sfuggirle dalle mani
e ad entrarle dagli occhi
nell’orizzonte pervaso dalla
stretta dell’abbraccio di Giovanni.

Raffaele Piazza