martedì 28 aprile 2015

Questo giovane cuore

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Alessia e il flusso delle acque




Alessia e il flusso delle acque

 .
Sera di riva di fiume per ragazza
Alessia, battesimo di pioggia
nell’albereto fantastico di verde
gemmante, dove ha fatto l’amore
con Giovanni secondo natura,
pelle di Alessia tra le foglie
e il muschio sottesi a liquido
spessore. Umida Alessia nel
dei sensi l’incanto tra piacere e
orgasmo nel completare la gioia
nel del fiume le acque fredde
il bagno salutare.

Raffaele Piazza

giovedì 23 aprile 2015

Alessia sulla luna




Alessia sulla luna


Fiorevole viaggio verso
le cose della luna
per ragazza Alessia
seravestita nella navicella
nell’aria a galleggiare.
Incanto di galassie,
per Alessia nella liberazione
dalla terra a tendere
alla pietra selenica
nelle mani affilate
per prenderla e posarla
sulla mensola.
Allunaggio riuscito con
Veronica a darsi la mano,
orme ad imprimere
sul suolo della luna
per magia nel lanciare
il pensiero a Giovanni
(ti amo).

Raffaele Piazza

domenica 19 aprile 2015

Alessia e la verde domenica



Alessia e la verde domenica
 .

Prealbare incantesimo per Alessia
nell’intessersi del volto di madonna
rinascimentale nello specchio,
la linea della bocca, degli occhi
l’azzurro nell’ovale del viso di ragazza
al colmo della grazia gratis data.
Verde domenica di Alessia
nell’inalvearsi del pensiero nel
futuro anteriore (l’amore con
Giovanni è stato bello, l’ha
salutata sul filo del bacio nelle
cose del verde campo di un amore
profano)
Mette Alessia gli slip neri
per Giovanni in un raccolto
di stelle.

Raffaele Piazza.

sabato 18 aprile 2015

Nell'anima bambina


http://scri.re/p38382452

Aguaplano GP Senza titolo n 12 arr Voce Guit&Video Enrico Marra

Poesia di Tahar Ben Jelloun



Tahar Ben Jelloun

L’uomo che del deserto…



L’uomo che del deserto conosce il segreto non
può invecchiare.
La morte verrà, girerà attorno alla duna
poi ripartirà.
Il giorno sarà severo, ma la notte
non turberà per nulla lo sguardo profondo di quel
viso che costruisce dimore dentro la pazienza.
Con le mani terrà la vita sempre in alto,
inaccessibile alla sventura.

L’uomo che del deserto non saccheggia la leggenda
né può subire l’oltraggio.
Sarà depositario di una memoria oscura
intessuta d’enigmi e di bellezza.
Erede di un libro lasciato dalla notte.
I venti lo manterranno umile e fiero
dritto al di fuori di ogni disfatta.

L’uomo che del deserto sarà testimone,
maestro di un disegno consegnato dal dolore,
abiterà una casa in cui la fame non può entrare.
Sarà forse libero dall’odio, eterno nel coraggio,
bimbo che passa di secolo in secolo con un cerchio di stelle
che dorme nell’orgoglio dei rovi, sopra
la linea bianca, guardiana del cielo.

L’uomo che del deserto sarà il racconto
libero da ogni passione e perdono,
cuore aperto, grande come i paesi e il tempo,
uscirà come un cavallo brado dall’arido
e dall’impenetrabile.

Mescerà parole e sabbia per aprire porte
di città sotterranee e notti inafferrabili.
La libertà avrà il suo volto, la sua voce e la sua follia.
Ma il deserto è un malinteso, scomodo
letto per il sonno e il sogno, pagina
bianca per la nostalgia.
I beduini vivono nelle città, i cammelli nelle
leggende e i nomadi nei circhi dell’anima stanca.















Commenti a cinque poesie



Eldorado

aneliti annodi al tuo giorno
novello ulisside
voci di conchiglia echi
si fondono
col sangue in luce
nel sogno di eldorado
rammendi la tua vela stracciata

© flymoon (felice serino)

*

 piazzaraffaele@outlook.it • 7 2 15

Poesia alta, bella e concentratissima, ben risolta in un unico respiro. E' centrale un "tu", il novello ulisside, al quale l'io-poetante si rivolge. L'interlocutore, presunto viaggiatore per mare, anela a qualcosa (gioia, pace), a un sogno che si realizzi portandolo nel mitico Eldorado, luogo di paradiso e rigenerazione, nuovo Eden. Sembra di intravedere come protagonista l'Ulisse omerico e l'eldorado potrebbe essere l'Itaca del ritorno fatidico, da Penelope, sconfiggendo i proci.

Raffaele Piazza

* * *


Nell'indaco cielo del sogno 

 a Walt Whitman

(rifacimento di una poesia del 2000)

nell'indaco cielo del sogno
odo l'aedo
cantare le tue odi
con sottofondo di musica celeste
mentre
fluttuante nel mare d'erba del cielo
tornato fanciullo ti vedo
giocare coi capelli di Dio

© flymoon _ felice serino

*

 piazzaraffaele@outlook.it • 21 2 15

Poesia alta, bella e molto mistica, felicemente risolta in un unico respiro. L'atmosfera è quella di un sogno ad occhi aperti. Emerge un "tu" al quale l'io-poetante si rivolge. A questo "tu" (un angelo, una presenza?) l'aedo canta le lodi. Inoltre il poeta lo vede giocare con i capelli di Dio. Bellissima la sinestesia "mare d'erba del cielo".
Raffaele Piazza

* * *


Un appiglio


giorni sui precipizi
vivendo
in braccio a capricci del vento
... un appiglio sarebbe il cielo
a rinascere
in echi d'inchiostro?

© flymoon

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piazzaraffaele@outlook.it • 7 3 15

Poesia alta, bella,e concentratissima ben risolta in un unico respiro. Nell'incipit si rivela tutta la precarietà della vita (giorni sui precipizi).. Ma se è vero che l'uomo è canna al vento, ma canna pensante, come afferma Pascal, il poeta si domanda se un appiglio potrebbe essere il cielo stesso, cioe la trascendenza, che lui stesso con l'inchiostro della penna rivela scrivendo poesie.
Raffaele Piazza

* * *


Borderline


la tua carne dolorante
tu crocifisso alla
sopravvivenza
non un tetto un letto d'amore
i figli
sconosciuti
cieli caduti nel fondo degli occhi
ti perdi
tra i rifiuti dove
sembri cercare brandelli
di quella vita che ti ha tradito

 © flymoon

*

piazzaraffaele@outlook.it • 21 3 15

Poesia bella, alta, concentratissima, risolta in un unico respiro. Raffigurazione del dolore più atroce in modo controllatissimo. Il "tu", al quale l'io-poetante si rivolge, è un diseredato che si trova nelle più umilianti condizioni materiali e spirituale. L'interlocutore, come dal titolo, è affetto dal disturbo borderline,, con instabilità pervasiva dell'umore, delle relazioni interpersonali, dell'immagine di sé.
Raffaele Piazza

* * *


Alzheimer

i suoi giorni
come un vortice di foglie
a dilatare deliri
gioca
con le ombre sui muri
vuole afferrare
la biancaluna
incorniciata nella finestra
alle prime luci riaffiora
un barlume
di quell'io bifronte
che ha perso la strada di casa

 © flymoon

*

piazzaraffaele@outlook.it  4 4 15

Poesia bella, alta, concentrata, efficacemente risolta in un unico respiro. Una sequenza di immagini icastiche e ben riuscite nel descrivere le sensazioni di una persona indefinita, colpita dal morbo di Alzheimer.. La figura detta vorrebbe afferrare la biancaluna e ha perso la strada di casa, forse nella sua innocenza primordiale, è virtualmente un poeta.


Vita contromano

Vita contromano

sabato 4 aprile 2015

redent Enzo Lomanno - Selvatico

da “Il passaggio delle ore” – Fernando Pessoa



da “Il passaggio delle ore” – Fernando Pessoa



[...]

Porto dentro il mio cuore,
come in uno scrigno troppo pieno per chiudersi,
tutti i luoghi dove sono stato,
tutti i porti a cui sono arrivato,
tutti i paesaggi che ho visto da finestre o da oblò,
o da casseri, sognando,
e tutto questo, che è molto, è poco per quello che voglio.

[...]

Ho viaggiato per più terre di quelle che ho toccato...
Ho visto più paesaggi di quelli su cui ho posato gli occhi...
Ho provato più sensazioni di tutte le sensazioni che ho sentito,
perché, per quanto sentissi, mi è sempre mancato qualcosa da sentire
e la vita sempre mi dolse, fu sempre poco, e io infelice.

[...]

Non so se la vita è poco o è troppo per me.
Non so se sento troppo o troppo poco, non so
se mi manca  scrupolo spirituale, punto d'appoggio dell'intelligenza,
consanguineità col mistero delle cose, scossa
ai contatti, sangue sotto i colpi, sussulto ai rumori,
o se per questo c'è un altro significato più comodo e felice.

Sia come sia, era meglio non essere nato,
perché , con tutto l'interesse che ha in ogni momento,
la vita arriva a dolere, a nauseare, a tagliare, a sfiorare, a stridere,
a dar voglia di gridare, di saltare, di restare per terra, di uscire
fuori da tutte le case, da tutte le logiche e da tutti i balconi,
e andare a essere selvaggi verso la morte fra alberi  e dimenticanze,
fra cadute e pericoli e mancanza di domani,
e tutto ciò dovrebbe essere qualche altra cosa più simile a ciò che penso,
a ciò che io penso o sento, che non so neppure cosa sia, oh vita.

Fernando Pessoa

(Traduzione di Antonio Tabucchi)

da “Poesie di Álvaro de Campos”, Adelphi Edizioni, 1993



interactive crocheted playgrounds _ tosciko horiuchi



Commento a due poesie


Poesia onirica

il sogno sfoglia
spirali di memoria
al lume di luna
disegna
il sonno delle cose

*

Poesia cosmica

io-non-io:
lasciare che mi superi
la luce

sentirmi espandere
nell'amore
infinito sparso per il cielo

Felice Serino

*

Commento di Giovanni Perri aka Aguaplano GP

(Facebook)

alla mia lettura, alla mia percezione, sonno e sogno coprono due diverse accezioni dell'onirico: formulano due distinti momenti dell'animo, uno speculare all'altro, forse, eppure pensati diversi nelle figurazioni del reale: essere qui e altrove in un istante fuori del tempo, fermo e dinamico; protendersi e rincorrersi al di qua di una linea che appena ci contiene come se quello fosse il vero snodo dell'enigma: risalire memorie e farne pietre sotto una livida luce lunare: ecco, questo secondo me il punto di attrazione più alto della lirica che è pensata come prodromo della seconda nella rivelazione d'una forza che ci espande, oltretutto, definendoci. Sogno è creazione, certo, "costruzione" anche di senso nel percepirsi a strati di coscienza: moltiplicarsi d'attimi volubili che fecero la vita tremebonda sfera del fare: ma quanta vita è ferma di strato in strato, ora, che un occhio aggalla tra i lembi ora che il vento rallenta e una luce calda e dorata è messa li a indagare? Felice perdonerà queste mie, forse ingenue, immersioni, ma questo registravano i miei occhi e questo traducevo, fintanto che i significati suoi credevo contenessero i miei.

Alzheimer

Alzheimer