sabato 30 maggio 2015

Ustionati - redent Enzo Lomanno

Sognare



Fernando Pessoa



Non ho fatto altro che sognare. Questo, e questo soltanto, è sempre stato il senso della mia vita. Non ho mai avuto altra preoccupazione vera se non la mia vita interiore. I più grandi dolori della mia vita sfumano quando, aprendo la finestra che si affaccia sulla strada del mio sogno e guardando il suo andamento, posso dimenticare me stesso. Non ho mai voluto essere altro che un sognatore. Non ho mai concesso attenzione a coloro che mi parlavano della vita. Sono appartenuto solo a ciò che non ho mai potuto essere. Ogni cosa che non è mia, anche la più vile, mi ha sempre parlato con poesia. Non ho mai amato che cosa nessuna. Non ho mai desiderato altro se non ciò che non riuscivo neppure a immaginare. Non ho mai chiesto altro alla vita se non che mi passasse accanto senza che io la sentissi. Dall'amore ho preteso soltanto che non cessasse mai di essere un sogno lontano. Perfino nei miei passaggi interiori, tutti irreali, è sempre stata la lontananza ad attrarmi; e il profilo degli acquedotti, nella lontananza di quei paesaggi sognati, aveva la dolcezza del sogno più delle altre parti del paesaggio: una dolcezza che me lo faceva amare. La mania di creare un mondo falso mi accompagna ancora, e mi abbandonerà soltanto alla mia morte. Oggi non metto più in fila nei miei cassetti rocchetti di filo e pedoni di scacchi (con un vescovo o un cavallo che sporgono)ma mi dispiace non farlo... E allineo nella mia immaginazione, come quando d'inverno ci riscaldiamo davanti al caminetto, figure che abitano nella mia vita interiore e sono costanti e vive.
Dentro di me ho un mondo fatto di amici con vite proprie reali, definite e imperfette. Alcuni attraversano difficoltà, altri hanno una vita da girovaghi, pittoresca e umile. Ci sono dei commessi viaggiatori (immaginarmi come un commesso viaggiatore è sempre stata una delle mie grandi ambizioni: irrealizzabile purtroppo!). Altri abitano in villaggi e borghi presso le frontiere di un Portogallo che esiste dentro di me; a volte vengono in città e io li incontro per caso e li riconosco abbracciandoli con commozione. E quando sogno tutto questo, passeggiando in camera mia, parlando ad alta voce, gesticolando; quando sogno questo, e vedo il me stesso che li incontra, mi rallegro e mi sento realizzato, salto, mi brillano gli occhi, apro le braccia e provo un'incomparabile felicità reale. Ah, non c'è nostalgia più dolorosa di quella delle cose che non sono mai state! Quando penso al mio passato avvenuto nel tempo reale, quando piango sul cadavere della mia infanzia fuggita, la mia emozione non ha il fervore doloroso e tremante col quale lamento l'inesistenza degli umili personaggi dei miei sogni, perfino di certi personaggi secondari che ricordo di aver visto una volta soltanto, per caso, nella mia pseudo-vita, girando un angolo delle mie visioni, davanti a un portone, in una strada che ho percorso lungo il sogno ....


Fernando Pessoa
(Lisbona 13 giugno 1888 – 30 novembre 1935




Il mistero


Il mistero che, nel sogno, fissa il suo sguardo su di noi, non è mai cattivo. E' sempre una sorridente carezza che ci viene dal cuore degli universi. Il normale patrimonio di cellule cerebrali perde il senso di orientamento mentre ci si addormenta. E' come se ci aggirassimo in una città ignota: il luogo che sta negli spazi dove non esistono direzioni codificate, leggi di gravità, dove tutto è follia nutrita di smisurata saggezza. Là, ci muoveremo davvero dopo la morte.

Alberto Bevilacqua – da: "Sorrisi dal Mistero"

Antinomia la morte

http://scri.re/p386436

Ulissidi

Ulissidi

venerdì 29 maggio 2015

Quaderni di Arenaria vol. 7

www.quadernidiarenaria.it/quadernidiarenariavolume7.pdf

In quest'aria stagnante

http://scri.re/p386325

Alessia e la caramella



Alessia e la caramella

 .
Treno azzurrino per Piedimonte
Matese, entroterra casertano,
di extracomunitari di colore
pieno, per ragazza Alessia.
Fabula o favola. Il lupo e
l’agnello, la volpe e l’uva.
Trasale Alessia, l’ansia a stellarla.
Sotto la lingua una caramella
a sciogliersi ad accompagnarla
se è il treno a portarla e non
il suo pensiero. La mente
di Alessia   La lettera
alla portineria dove si parla
di Berlusconi. Accade un mattino
di maggio il viaggio. Fresco
di Madonna Manto su Alessia.
il portiere è portiere, il condominio
dove gettare sale benedetto.
Napoli scompare. Binario 3.
Arrivo a Piedimonte, caramella
accompagnatrice svanita
in Alessia. L’anima nel corpo.
Ne mette una alla menta
in bocca Alessia.

Raffaele Piazza

mercoledì 20 maggio 2015

Alessia e il gelsomino





Alessia e il gelsomino

 .
Meridiano incantesimo per ragazza
Alessia rinascita ad ogni passo
in limine con la vita. Attende
la composizione del mondo, del tempo
e del paesaggio nel suo iridarsi.
La linea del termometro dell’anima
incielata a poco a poco
azzurra pari al cobalto delle cose,
nel sottendere la visione dei gelsomini,
il profumo bianco a intessersi
nell’aria senza fiato in levigante
avvolgerla in dei vestiti l’involucro.
Alessia al colmo della grazia
nel respiro vegetale a farsi donna.

Raffaele Piazza    

sabato 16 maggio 2015

Non è Facile - redent Enzo Lomanno

Recensione a -D'un trasognato dove- su Il Convivio




RECENSIONE SU -IL CONVIVIO-

n. 60 - gennaio-marzo 2015


Felice Serino, D'un trasognato dove (100 poesie scelte), (libro edito dall'ass. Culturale Rosso Venexiano, pp. 124, euro 12,00)

"... e ti sorprendi a chiederti chi sei", scrive Felice Serino nella poesia Sconnessione. Questa domanda indiretta accompagna volutamente tutta la silloge. D'un trasognato dove, dove il dove trasognato traspare durante il sogno. Infatti, in altre due poesie: "Dal di fuori" e "In sogno ritornano", scrive: siamo come volti che galleggiano sulla superficie di un sogno, in sogno sovente ritornano amari i momenti del vissuto ... emerge dai fondali dell'inconscio... I momenti del vissuto, scrive Serino e non i momenti di questo vissuto. C'è un dilatarsi dell'essere in uno spazio-tempo, come dice lo stesso poeta nella poesia "Senza titolo": al di fuori di me - io stesso luogo-non luogo mi espando, per cui questi momenti non appartengono ad uno spazio  e ad un tempo definiti, ma al "lago del mio spirito". Il lago con la sua forma ben definita che raccoglie l'acqua per sussistere, come l'Essere accoglie lo Spirito con la sua memoria animifica e eternizza. In "Maya" chiarisce meglio questa idea affermando: il di qua non è che proiezione nel prisma azzurro del giorno e la perfezione è la carne che si fa spirito... ecco, la luce nella carne si oscura... la luce verde della memoria scuote la morte... Come non pensare a Platone e al suo mito della caverna, dove le immagini che appaiono reali non sono altro che il riflesso di un'altra realtà. Quindi, la verità non è nel riflesso che appare reale perché essa ha delle zone opache, ma nella fusione del singolo spirito con l'immenso corpo cosmico, dove tramite il sogno l'irreale tende a rivelarsi reale, cioè l'eco spirituale suona la sua nota più alta : la poesia, Io pensiero dilatato a spolverare le stanze dell'oblio... sulle pareti la memoria metteva in luce emozioni dipinte su volti che furono me. Il poeta ritrova il filo di Arianna che gli permette di risalire il tunnel che conduce alla luce, quella luce che come egli stesso dice: nella carne si oscura, aspettare di nascere, uscire da una vita a rovescio.
Ebbene, la realtà temporale presente farà ritenere sempre l'altra realtà un rovescio, ma è proprio il presente che raddrizza la realtà che, pur nelle sue apparenti deviazioni è lineare per permettere di immergerci nell'eterno-presente. Felice Serino se la pone come domanda: e si è immersi in un eterno presente? L'umana presenza crea il dubbio, quel dubbio che come scrive Descartes conduce alla presa di coscienza dell'esistenza. Ricorrenti nelle sue poesie sono le parole-simbolo: sangue, occhi, luce, sogno... sono parole che manifestano la sua ricerca, una ricerca compagna e guida. Ed egli come poeta-profeta guida se stesso e i lettori a percorrere i meandri dell'anima alla ricerca di un'immanenza che giustifichi la contingenza. Il Poeta riesce con fluidità linguistica a rendere visibile quello che egli stesso definisce: ... e certo la fiamma che dentro ci arde sottile, ma c'è come scintilla di quella luce che riesce a manifestare nonostante il velo.

         Pina Ardita







Diego Valeri



Diego Valeri

Metamorfosi dell’Angelo 



.
Se mi sporgo a guardare dentro il pozzo
degli anni morti, vedo, in fondo all'ombra,
dilatarsi il chiarore del mattino
azzurro e bianco; e te, viso di perla,
occhi d'ambra dorata,
splendere, luce nella luce, arcana
verità del divino amore,
dolcissimo Angelo.

Ma qui, se qui ti cerco
fra terra e cielo, in questa
serenità del tardo tempo, nella
limpidezza del dì che si fa sera,
più non ti trovo, e invano
t'invoco, Angelo. Forse
t'ho per sempre perduto. O forse splendi
ancora, senza forma, nella vuota
aria d'intorno; sei la poca luce
che ancora dura...Questa
luce attonita; e l'ombra così lieve,
che vi trema sospesa,
come uno sguardo d'occhi bruni, come
un passar d'ali nere.



da "Poesie", "Lo Specchio", Mondadori Editore, 1967

Al parco

Al parco

Critici

Critici

domenica 10 maggio 2015

Alessia e la nave nel cielo




Alessia e la nave nel cielo

 .
Scia di lampioni sul lungomare
si disseta l’anima di Alessia
con l’acqua marina a bagnare
di ragazza Alessia di 18 grammi
l’energia. Alza in alto gli occhi
Alessia e una nave campita
nell’inchiostro del cielo scorge
tra le stelle, margherite infiorate
e l’ostia di luna.
Nella nave entra Alessia
leggera pari a vela, soave notte
del sogno più bello
da non raccontare
per scaramanzia.

Raffaele Piazza

lunedì 4 maggio 2015

Alessia a cavallo




Alessia a cavallo

 .
Sera fiorevole al maneggio
Alessia: la palizzata la salta
il bianco del cavallo amico.
Poi nel costeggiare il
Mediterraneo azzurro intenso
linea dell’orizzonte
conca di tramonto d’arancia
per Alessia al galoppo
nelle cose di sempre.
Arriva Giovanni e l’amore
a farlo nel fieno afrodisiaco,
negli occhi lo guarda Alessia
(comprende: non mi lascia).

Raffaele Piazza

sabato 2 maggio 2015

Schegge di stelle

http://scri.re/p384006

Chiara De Luca, animali prima del diluvio

Da PALPITI DI CIELO – 2015 (2)



FELICE  SERINO

Da PALPITI DI CIELO – 2015 # 2

.

A darti l'abbrivio


a darti l'abbrivio
sarà forse l'urlo
del fiore che s'apre

creare
è del funambolo senza rete o
è come andare su vetri

una parola un taglio

*


Resurrezione

rinfranca
il Tuo offrirti in croce
chicco che germoglia
in esplosione di vita

ma il silenzio del cuore
si fa abisso:
duemilanni e la pietra
sepolcrale come non fosse
rimossa:

al primo canto
a rinnegarti

*



Ti cadevano gli occhi

capre e cavalli di nuvolette pigre
in un cielo dilatato nel respiro
ecco da dietro l'angolo apparire
la ragazza dalla maglietta rossa
a fare footing nella luce
lattiginosa del mattino

poi t'accorgi d'aver solo sognato
-desiderio fatto pensiero allucinato-
e nel ritrarsi quel cielo
la ragazza s'è come sovrapposta
a quella vista la prima volta
al parco or sono trentanni

quando
dovunque guardavi
ti cadevano gli occhi su quella figura
esile nell'alone
di luce lunare

ma tant'è che stasera
ti "cadono" gli occhi davanti
al teleschermo

*



Controllare il sogno


è diventata la sua arte
ne sa uscire
e rientrare quando vuole
e secondo l'umore persino
programmarlo

mentre prende sonno
basta che si concentri
e in vividi colori le appaiono
pesci uccelli fiori
vasta varietà di flora e fauna
finestra su cui s'affaccia
un mondo altro

nel suo luogo di degenza
un bell'evadere dal grigiore è vivere
questo exo-esistere
parallelo

lei divenuta oggetto di scherno
un libro aperto
lei amica-madre dei gatti
col loro gnaolìo alla luna

*


Spleen

ali e croci dell'esistere
sono il veliero che attende il buonvento
sotto i mille occhi di un cielo allucinato
a farmi il verso un gabbiano
in volo da un dove non so dire

*


Blasfemìa

ricusi l'abisso capovolto
intriso
del Suo sangue

dall'orlo della luce
ti distanzi
in vaghezza dell'effimero

vanagloria leva al cielo
un pugno d'aria

*


Pasqua
del Suo olocausto
ha ribaltato il fondo
rovesciato la pietra
che teneva in scacco la Vita

-escono lucenti raggi
da acqua e sangue del costato

al canto d'osanna
l'angelo
si china sul giorno umano

*


Nell'anima bambina


come non ricordare il rifugio
del passerotto intirizzito
le mani a coppa e il caldo fiato

o il micino di pochi giorni
lucido di saliva
portato in bocca da mammagatta

come non riconoscere
le tracce lasciate
sul sentiero teatro di giochi
e l'acuto
richiamo della madre
la tavola apparecchiata
inondata da sciabole di sole

immagini vive custodite
nell'anima bambina

che ancora ti chiamano dal buio
fondo degli anni

*


L'estro

dicono abbia avuto
da piccolo
"familiarità" con le feci

-oddio! strillava la madre
e le comari:
-niente paura è roba sua

e già l'estro emergeva
ché ci scribacchiava per terra
tra losanghe di luce

*


I cieli del jazz


capricci di note
facce ondivaghe in acque del sogno
la nausea lungo
i corridoi di latrine
il gemito del sax le gonfie gote
tempo
rallentato avvitato
nel marasma di umori

poi il mattino li raccoglie
spugne
e l'anima della musica che attraversa
muri di separazione

*


Senza titolo

ho sognato d'essere
un bosco devastato

e in me cadevo
cadevo
con schianti d'alberi


© Felice Serino













I CIELI DEL JAZZ







Poesie di Loreto Orati


LORETO ORATI

[da Facebook]

.


...nell'assenza della luna
nuda è la notte,
così, nell'adagiarsi della vela
svanisce il senso del mare,
nel tuo chiudere la porta
il mio tempo migliore...

*


HO SENTITO LE MIE BRACCIA GUARIRE


Ho sentito le mie braccia spezzarsi

ad ogni abbraccio mancato,

ad ogni abbraccio negato,

quando vivevo nel fragile rifugio dell'egoismo,

roccaforte di cartapesta sotto le piogge dell'esistenza,

ho sentito la fiamma di ogni sguardo opposto,

la fitta di ogni gesto sbagliato, e voluto,

il sapore del sangue sulle labbra,

ad ogni bacio mai restituito,

ho sentito le mie braccia guarire

quando tu hai bussato alla mia porta,

e sono venuto ad aprirti,

in un mattino di luce nuova e redenzione...

*


COSI' SI DILATA L'AMORE



Così si dilata l'amore,

nei coltelli di vento,

nelle onde che non ritornano,

nella carne maciullata dalle notti in trincea,

nel perdono mancato, a colpe mancate,

così si dilata l'amore, e ci strappa,

mentre sarebbe divenire radice, il suo destino,

un vento immobile,

un'onda di ritorno da sabbie d'argento,

carne di fiamma per bruciarsi le labbra,

nessuna colpa, nessun bacio mancato...

*



A QUESTA VITA NON CHIEDO MOLTO


A questa vita non chiedo molto,
solo che la primavera arrivi a primavera,
che mia madre possa avere finalmente un figlio
e mio padre scenda ancora una volta in piazza,
per gridarmi dietro che il pranzo è in tavola,
che le Parole non si facciano silenzio
e il tentativo della Poesia mi porti ancora alla fatica,
che io possa tornare nel Salento, dove non sono mai stato,
e che tu mi stia pensando, sotto la torre a mare,
con gli occhi a cercare una vela di montagna,
quella che sto provando a cucire, con le mani coperte di ferite...

*


LA RADURA CHE COSTEGGIA IL LAGO


E' la tua rosa notturna a privarmi del sogno,
perchè il sogno si fa carne, al suo dischiudersi,
e arrossiscono le stelle stesse, sopra il nostro passo a due,
e si voltano le ombre, a rivelare di nuovo il bagliore,
e svaniscono le ansie, le imboscate, il danno del tempo,
siamo miele e rugiada,
fatica e gemito,
intreccio di arditezze,
labbra sulle labbra, e fiamma,
radice di quercia ferma, profonda,
piantata dentro la radura che costeggia il lago...

*



SOLO D'AMORE


E' un lento precipitare, questa vita,
per noi che siamo fatti di cielo e torniamo alla terra,
ma non sempre con dolore,
perché si può cadere su acque in calma, o tra le braccia sognate,
e anche se sarà una distesa di pietre, non importa,
io credo in tutte le guarigioni, e accarezzo le mie cicatrici, come fratelli ritrovati,
e non piango quasi mai,
solo d'amore...

*



Non esiste oceano che possa competere
con il sale della tua pelle sulle mie labbra,
risacca di sangue in tumulto che mi spinge dentro te,
in questa stanza lontana dal mare
ma travolta da ogni possibile burrasca...

*


DANZA

Ti vedo arrivare,
come il vento di rose che annuncia primavera,
e respiro a fondo, per preparare il cuore,
perchè la mia vita si fa palcoscenico della meraviglia
e giunge il tempo della danza,
delle mie mani sui tuoi fianchi, sicure,
a sollevarti da terra nel tentativo di un volo...

*


IPOTESI SUL VOLO DEGLI ANGELI


E' difficile guardarti con gli occhi di questo mondo
e vederti davvero,
tu sei stordimento e stupore,
un vago capogiro,
io un semplice viandante fortunato,
è quasi impossibile cogliere il volo degli angeli...

*


Rinverdire

Rinverdire