sabato 25 luglio 2015

Alessia sulla luna splendente




Alessia sulla luna splendente


Luna splendente, ragazza Alessia
a percorrerla. Dal mare della tranquillità
a scendere nel della di Alessia
di 18 grammi l’anima. Dono dell’
amica Veronica a portarle fortuna
ha con sé nel viaggio librata
come in una fabula a divenire favola,
esistere e poi finalmente vita.
E sta infinitamente Alessia,
passi a imprimersi sulla della luna
la superficie. Trova la bandiera USA
di Armstrong e ride così
infinitamente.

Raffaele Piazza

IDA TRAVI Audio Poesia | L'erba ci chiede scusa.m4v

Le rose


Le rose
di Luigi De Rosa


Rosa rosa nel vento di gennaio

Rosa rosa che penzola nel vento
nevoso di gennaio
sospesa a picco sullo sciabordio
dell'onda.

Fuggevole promessa di bellezza
nella fredda illusione
che tutti ci circonda.

*


Rosa bianca sul ciglio del fossato


Rosa bianca sul ciglio del fossato
solitudine splendida
sospesa
sul futuro sul passato.

Quanto al nostro presente
è come un funambolo
che esita
sopra una corda tesa.

*


Rosa rossa nell'arsura di luglio

Rosa rossa a raggiungere il cielo
sul suo tremulo gambo irto di spine
nella sfida al destino.

Con i suoi baci dolci di velluto
offre la sua bellezza
sperando di sopravvivere
in altre rose rosse.

Al tramonto il sollievo dell'acqua.
La vita è lunga, ancora qualche goccia.
Domani si potrà anche iniziare
ad appassire.

*


Cos'è una rosa?
         (a Giorgio Caproni, 1912 - 1990)

Caproni, Poeta amico,
anch'io, nel mio piccolo,
in una o l'altra sera
mi addormenterò deluso, per sempre,
dopo aver scritto in versi e in prosa
per una vita intera,
senza essere mai "riuscito a dire
cos'è nella sua essenza, una rosa".

E se l'uomo non può conoscere e capire
l'essenza di una piccola cosa
vivente, precaria,
come può capire la Vita,
o, addirittura, il Dio che sembra assente?




Fonte:
da IL CONVIVIO - n. 61, aprile-giugno 2015












Poesia per Iqbal (a cura di Luca Rossi)




Quante piccole vite
(a Iqbal)

tra trame
di tappeti e catene lasciò
a terra la sua ombra e
s'involò

quante piccole vite
su di sé per farne
una

-indivisa-

la sua
firma di sangue su
un Sogno immenso

Felice Serino

*

Critica alla poesia di Felice Serino

Quando si parla di sacralità, non si deve pensare a ciò che ha a che fare solamente con  l’assoluto, nel senso latino del termine, ma a quello che rende le cose di ogni giorno, le fatiche di ogni giorno, la nullità oserei dire dell’essere che vive il suo quotidiano, un inno alla sopravvivenza, a dispetto di coloro che sciupano il resto della loro vita.
Il poeta arriva a testimoniare tutto ciò affermando che Iqbal  quando morì lasciò cadere a terra la sua ombra (io mi domando se mai avesse avuto un corpo, certamente quello della persona sfruttata, ma non quello del bambino che visse i suoi sogni).
Nella seconda terzina egli diviene l’emblema, materiale e anche mistico, che attrae il mondo su di se per testimoniare lo sfruttamento dei piccoli lavoratori  morti, per essere uno solo a nome di tutti, l’eroe caduto a causa dell’irrazionalità e dell’odio, dello sfruttamento, delle multinazionali e dei grandi marchi, dove più nulla conta, neppure la vita stessa.
Firmato col sangue il suo sogno,  rinasce  a vita nuova, dove nessuno oramai lo avrebbe più potuto trattenere dietro i cancelli chiusi del mondo da cui non potere fuggire, se non pagando con la vita il biglietto per l’infinito e di quella libertà mai goduta, persa per sempre come per la maggior parte dei suoi piccoli compagni ad una stazione del tempo, ma resa unica dalle gesta eroiche di quel coraggio tipico degli eroi e dei martiri. 

Luca Rossi
15.07.2015

*

Della poesia a Iqbal scritta dieci anni prima, questo il link:

Ali di farfalle

Ali di farfalle

sabato 18 luglio 2015

Alessia vestita di luna




Alessia vestita di luna


Selenica Alessia lucelunavestita
nel senso fiorevole del mare
a contemplarlo. Infinita è la distanza
dagli albereti. Chiostra di monti
azzurrini. S’inalvea la strada della
fabula per l’amato raggiungere
e fare l’amore. Tessuto di suono
d’argento di campane. Aria pura
nel bosco delle querce.
Tra le foglie Alessia si congiunge.

Raffaele Piazza

Cieli bianchi

Cieli bianchi

sabato 11 luglio 2015

RESTA FINO AD AVERMI

Emily Dickinson


Con un suono di corno
il vento arrivò, scosse l'erba;
un verde brivido diaccio
così sinistro passò nel caldo
che sbarrammo le porte e le finestre
quasi entrasse uno spettro di smeraldo:
e fu certo l'elettrico
segnale del Giudizio.
Una bizzarra turba di ansimanti
alberi, siepi alla deriva
e case in fuga nei fiumi
è ciò che videro i vivi.
Tocchi del campanile desolato
mulinavano le ultime nuove.
Quanto può giungere,
quanto può andarsene,
in un mondo che non si muove!

Emily Dickinson- La Tempesta

Traduzione Eugenio Montale




 

Da PALPITI DI CIELO (4)


FELICE SERINO 

Da PALPITI DI CIELO # 4


.

Vanagloria

vita che mi mastichi
mia vita
dagli equilibri spezzati
e anse d'ombre
dove annegare il grido

difendimi
dal mio profondo

uccidi in me quel capriccio
aureolato
solo
da esibire

*


Volare basso

volare basso
per dare tanto con poco

lei a volte si cela
nello specchio o nel buio del divano

luce affebbrata
la parola che ti tiene avvinto

celeste fuoco

*


Dal giardino dei sogni


forse quando
il tuo orizzonte è a chiudersi
sullo scenario del mondo
e tutto è consegnato all'evidenza
della fine

dal giardino dei sogni
ti strizzerà l'occhio
ancora qualche verso

lo vergherai in fretta
su un tovagliolo al bar
prima che si disintegri nell'aria

come i tuoi io
dagli anni risucchiati

*


La nudità del sangue

pindarici voli
leggevo nel tuo cielo
e i tumulti del sangue
in cadenza di note
sul pentagramma di sogni
rubati e franti

oltre quel fatuo fuoco
è ora un discendere
nel tuo specchio
incrociare la nudità del sangue

dal profondo ti vedo
riavere il cielo
veleggiando sicuro

ed è la corazza che indossi
a darti la forza del perdono

laddove
ti appariva debolezza

*


In linfa d'alfabeti

manca poco possano piovere
lettere
nel tuo sogno controllato
e tu
ti veda
riflesso in pozzanghere
a cogliere parentesi unghie-di-luna
e il grido
delle a le sospensioni delle e

poco manca
sia la musa un donarsi in linfa
d'alfabeti
di cui s'imbeve il tuo sogno
lucido

*


Spleen (2)

lo scoglio
e tu
come un tutt'uno
quasi sul ciglio
del mondo avvolto
in una strana luce

labbra di cielo
questo
contatto di sole

vedi nell'aria
marina
un gabbiano planare
su una solitudine
che ti lacera
all'infinito

*


Un dove
trafitto
da ustioni di luce
quasi a difesa avvolto
in un mantello di vento

vano
interrogare un dove

in bianchi cieli
l'angelo è di pietra

l'anima un buco
nell'immenso

*


Quell'uomo che

quell'uomo che
"incurante"
della tempesta dormiva

che ha diviso il mare
che è uscito dalla morte
squarciando i cieli

quell'uomo che
se il granello
di senape non muore

uomo-dio fattosi
bambino ed ultimo
Dio incarnato

trascinato dal cielo
dal peccato

*


Asimmetrici voli

parole
colte e frante
nella febbre d'un grido

aperte ali dei sensi
contro
pareti di cristallo

scrivere sul sangue
di un sogno kafkiano

*



Kandiskij

sfilacciano sogni
di ragno
graffi di luce

a destarti un'alba
bagnata di colore

quel giallo
spalmato
nel canto della tela

*


Dall'oblò


la poesia quella di lungo
respiro dà vertigine

è come
prendere il mare e non vedere
che l'orizzonte e mai la terra

le immagini vedi dall'oblò
del cuore sovrapporsi
fare ressa e

infine sbarchi
boccheggiando
col mar di terra

*

© Felice Serino


giovedì 2 luglio 2015

Alessia e l’edera verde




Alessia e l’edera verde

 .
Composizione dell’ossigeno
nell’entrare nell’anima e nel
sangue di ragazza Alessia,
tra le alberate del Parco
Virgiliano, la sete della vita
dissetata all’acqua della
sorgente, dopo prove di danza
a tentare di uscire dall’esistere,
rosavestita per la vita.
Estasi nell’edera colta nel verde
con gli occhi a intessersi
con di Alessia le linfe
a rigenerarla.

Raffaele Piazza

Lo sguardo velato - Poesia di Felice Serino (Impressioni)

Lo sguardo velato - Poesia di Felice Serino (Impressioni)