giovedì 27 agosto 2015

Vele stanche di Felice Serino (Fantasia)

Vele stanche di Felice Serino (Fantasia)

Alessia sotto la pioggia agostana




Alessia sotto la pioggia agostana

.
Caldo d’agosto a toccare
di Alessia l’anima di 18
grammi, pioggia ad accadere
per nel tramonto
ad ogni passo resurrezioni.
Bagnati di Alessia i capelli,
attimi rosapesca nell’interanimarsi
Alessia con la spiaggia
di sabbia dove ha corso e
impresso impronte scalza
giocando alla California.
Si staglia in azzurro campita
una nuvolacavallo ad.
entrare in un rigo della mente
di ragazza Alessia,
in suadente continuazione
con la rosa rossa coltivata
nella camera con pazienza.

Raffaele Piazza

martedì 25 agosto 2015

eBook n. 188: Sul mare, di Giovanna Iorio [Poesia], LaRecherche.it

eBook n. 188: Sul mare, di Giovanna Iorio [Poesia], LaRecherche.it

Alessia guarda la luna




Alessia guarda la luna

 .
Nell’interanimarsi con la
distanza dal Parco Virgiliano
alla danza della luce
della luna ostia di platino
sospesa trasale Alessia
con Virgilio, cane spontaneo,
ricomponendosi l’affresco
della vita felice di ragazza,
l’esame superato e stasera
farà l’amore con Giovanni.
Luna mia fa che non mi lasci
scrive Alessia in un rigo
del pensiero.

Raffaele Piazza 

sabato 22 agosto 2015

Cielo amore di Felice Serino (Amore)

Cielo amore di Felice Serino (Amore)

"Un piccolo perpetuo sulla lingua" di Amina Narimi

Alda Merini "Le più belle poesie"


Alda Merini


Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da agenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello di Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.


In La Terra Santa, 1984








Cristina Campo


Cristina Campo
   
   
È rimasta laggiù, calda, la vita


.

È rimasta laggiù, calda, la vita,
l'aria colore dei miei occhi, il tempo
che bruciavano in fondo ad ogni vento
mani vive, cercandomi...

Rimasta è la carezza che non trovo
più se non tra due sonni, l'infinita
mia sapienza in frantumi. E tu, parola
che tramutavi il sangue in lacrime.

Nemmeno porto un viso
con me, già trapassato in altro viso
come spera nel vino e consumato
negli accesi silenzi...

                                      Torno sola
tra due sonni laggiù, vedo l'ulivo
roseo sugli orci colmi d'acqua e luna
del lungo inverno. Torno a te che geli

nella mia lieve tunica di fuoco.


Cristina Campo

da “Passo d’addio”, "All’Insegna del pesce d’oro", Scheiwiller, Milano, 1956

La vita a raccontarsi

La vita a raccontarsi

giovedì 20 agosto 2015

Alessia esce per le strade




Alessia esce per le strade

 .
Fuori dalla tenda dell’alba
dall’arnia dell’appartamento
ragazza Alessia esce per le
strade nell’interanimarsi
alle condominiali piante,
gli eucalipti e i pini nella
mente. Trasale nel fresco
dello sguardo Alessia
e spera che Giovanni non
la lasci. Veronica è stata
abbandonata dal ragazzo
e ha pianto con Alessia
nel folto del telefono.
Respira Alessia, si aggrappa
con il senso dello sguardo
al cielo, non crede alla chiesa
dei responsi ma solo in Dio,
che le sorride connivente,
alto un metro e settantotto
e a Gesù molto somigliante.

Raffaele Piazza

sabato 15 agosto 2015

Alessia e Ferragosto 2015



Alessia e Ferragosto 2015

 .
Mattinale calma per Alessia
rosalbavestita per di Ferragosto
la luce della festa.
A est il letto del sogno più
bello, a ovest la spiaggia
di sabbia candida dello scorso
anno. In bikini Alessia
accarezza l’onda e si tuffa
nella liquida storia infinita
del Mediterraneo. Viene
vicino Giovanni e le dice:
come sei bella.
Vicino l’albereto è fantastico.
Getta Alessia un pensiero
a rimbalzare sul mare.

Raffaele Piazza 

Vita di mare

Vita di mare

Scampoli di vita

Scampoli di vita

Cul- de- sac di Felice Serino (Riflessioni)

Cul- de- sac di Felice Serino (Riflessioni)

martedì 11 agosto 2015

Alessia protetta dalla pioggia




Alessia protetta dalla pioggia
 .
Casa rosafiorevole a proteggere
ragazza  Alessia nel secondo
di agosto mattino dalla pioggia.
E sta infinitamente il cielo tra
le braccia di Alessia ad accarezzarla
e di azzurro vestirla come una donna.
Avvicendarsi di stagioni nel caldo,
condizionata aria per l’anima
di 18 grammi.
Alessia, il tempo, la città.
La chiama gioia la freschezza
sulla pelle.


Raffaele Piazza

sabato 8 agosto 2015

Ida Travi | I fiori sono impazziti

Da NELL'INFINITO DI NOI (1)


Felice Serino

NELL'INFINITO DI NOI # 1

.


Lo sguardo velato


dò i miei "occhi" a quel che passa
in questo scorcio di tempo che mi resta
d'intenerimento

la stessa
luce la losanga sul letto
la goccia pendente
dal ciglio lo sguardo velato

ora come allora

quando
"morte ti colse fior
di giovinezza" scrivevo
ventenne o giù di lì

-ah ridicolaggini

*


Come sbuffo di fumo


riconoscilo
l'hai tirata per i piedi
non un'immagine
viva che susciti
un tuffo al cuore
né metafore o
enjambements

se spazi nel tuo mondo trovi

-anche un
batter d'ali a ispirarti

invece
buttata lì

lei dal fondo
del bianco grida
la immeritata
striminzita vita

*


Vaghezza d'immagini


non un appiglio neppure
l'aggancio da un sogno

vaghezza d'immagini
preavvertite quasi
a scivolare di sguincio
nella immensità dei silenzi
senza il tempo di rubargli
l'ultimo fiato

-complice una quasi
misterica luce

boccheggia l'anima
nell'eco d'un grido
come di un frantumarsi di cristalli

*


Colui che intinge con me (2)


Gesù aveva i suoi "followers"
ma per nessuno vorresti la sua fine
(in)gloriosa

quale fuoco ti attraversa la carne
giuda-di-turno

nel laccio dell'inganno il mondo

la croce è la porta stretta che
ha chiavi d'aria

*


Quante piccole vite

(a Iqbal)

tra trame
di tappeti e catene lasciò
a terra la sua ombra e
s'involò

quante piccole vite
su di sé per farne
una

-indivisa-

la sua
firma di sangue su
un Sogno immenso

*


Spleen (4)

brusio di voci

galleggiare di volti
su indefiniti fiati

si sta come
staccati
da sé

golfi di mestizia
mappe segnate
dietro gli occhi

vi si piega
il cuore
nella sanguigna luce

*


Trompe-l'oeil

(l'ispirazione)

nella mezzaluce
t'invita l'occhieggiare
del trompe-l'oeil

la visione centrata
nell'intime corde
ti sale
da un remoto
di ancestrali lidi

*


Il Tuo splendere

su un remoto
di assonnate rive
-spiumata
di luce l'anima-
torna

a far breccia il Tuo splendere

settanta volte sette
ho conficcato i chiodi
altrettante non
basteranno
lacrime da versare

sulle Tue luminose piaghe

*


Il pensiero vola

il pensiero vola

quindi
volo

anche se zavorra
giù mi trattiene

le invidio tuttavia
per quegli ossicini cavi
le creature del cielo

noi
-peso di terra-
ossa come vetro
a sbriciolarsi con gli anni

*


Nudità

(di un sogno ricorrente)

labirintici corridoi

ti vedi venire contro
traversandoti una
moltitudine

ti fa strano che
non fan caso che giri nudo

poi come un ladro ti trovi a spiare
dentro stanze ottocentesche
aspettandoti semmai
un incontro piccante

*


Chimera


vaghezza di nuvole a stracci

tu
nella mezza luce mi chiami
poesia chimera

mi conforta la tua ala
vellutata d'angelo

quando come in sogno
visiti
le vuote stanze
di quest'anima vagante

*


I passi all'indietro


nell'ora dolente
Ti consegno i passi all'indietro
le volte
che ho svoltato l'angolo
davanti all'ingiustizia

al cuore sperso
dona corazza
di verità senz'alibi

rivestimi Signore
con veste di fuoco


© felice serino





Emil Nolde





Cesare Pavese - La Notte


La notte

   Ma la notte ventosa, la limpida notte
che il ricordo sfiorava soltanto, è remota,
è un ricordo. Perdura una calma stupita
fatta anch'essa di foglie e di nulla. Non resta,
di quel tempo di là dai ricordi, che un vago
ricordare.
    Talvolta ritorna nel giorno
nell'immobile luce del giorno d'estate,
quel remoto stupore.
           Per la vuota finestra
il bambino guardava la notte sui colli
freddi e neri, e stupiva di trovarli ammassati:
vaga e limpida immobilità. Fra le foglie
che stormivano al buio, apparivano i colli
dove tutte le cose del giorno, le coste
e le piante e le vigne, eran nitide e morte
e la vita era un'altra, di vento, di cielo,
e di foglie e di nulla.   
          Talvolta ritorna
nell'immobile calma del giorno il ricordo
di quel vivere assorto, nella luce stupita.

(16 aprile 1938)

Cesare Pavese, Le poesie aggiunte e Appendice,
Lavorare stanca 1936 - 1943, Einaudi

deliri

deliri

lunedì 3 agosto 2015

Alessia e la chiarità




Alessia e la chiarità

 .
Sera a inalvearsi nelle cellule
dell’anima di Alessia.
Interanimata con di Venere
e della luna la luce, la chiarità
infinita, sorride ragazza Alessia
nella serra tra di fragole
le piante, il rosso e il verde
gemmanti e la pianta
fantastica senza nome.
Barlume di ametista.
Si abbevera alla chiarità
Alessia, lucore a pervaderla,
desiderio di Giovanni,
telefonino che squilla.

Raffaele Piazza