sabato 7 novembre 2015

3 poesie di Dylan Thomas


"Resta immobile, dormi nella bonaccia, o tu che soffri

Con una piaga in gola, bruciando e rigirandoti.

Tutta la notte a galla sopra il tacito mare udimmo il suono

Della ferita avvolta nel lenzuolo salato.

Sotto la luna oltre un miglio tremavano ascoltando

Il rombo del mare fluire come sangue dalla piaga sonora,

E quando il lenzuolo salato proruppe in un uragano di canti

Le voci di tutti gli annegati nuotarono nel vento.

Apri un varco nella lenta, nella lugubre vela,

Schiudi al vento le porte del vascello vagante

Perché inizi il mio viaggio verso la fine della mia ferita,

Intonò il rombo del mare, disse il lenzuolo salato.

Resta immobile, dormi nella bonaccia, nascondi in gola la bocca,

O dovremo obbedire, e cavalcare con te fra gli annegati."

 

Traduzione di Ariodante Marianni

 

*

 

Prima che io bussassi

Prima che io bussassi ed entrasse la carne,

Con liquide nocche battute sul ventre,

Io che ero informe come l’acqua

Che formava il Giordano vicino alla mia casa

ero fratello della figlia di Mnetha

e sorella del verme generante.

Io ch’ero sordo a primavera e estate,

che non sapevo il nome della luna e del sole,

Sentivo il tonfo sotto l’armatura

Della mia carne, forma ancora fusa,

Le stelle plumbee, il maglio piovoso

che mio padre sferrava dalla cupola.

Conobbi il messaggio dell’inverno,

le frecce della grandine, la neve infantile,

e il vento corteggiava mia sorella;

il vento balzò in me, la rugiada infernale;

le mie vene fluivano con il clima d’oriente;

non generato conobbi il giorno e la notte.

Ancora ingenerato, subii il martirio;

il cavalletto dei sogni le mie ossa liliali

attorcigliò in un vivo monogramma,

la carne fu tagliata incrociare le linee

di croci del patibolo sul fegato

e le spine dei rovi nel cervello grondante,

La mia gola ebbe sete prima della struttura

di pelle e di vene intorno al pozzo

dove parole e acqua formano una mistura

che non fallisce finché scorre il sangue;

il mio cuore conobbe l’amore, il mio ventre la fame;

sentii l’odore del verme nelle feci.

E il tempo sospinse alla deriva

o in fondo ai mari la mia creatura mortale

avvisata della salata avventura

di maree che mai toccano le rive.

Io che ero ricco fui reso più ricco

sorseggiando alla vite dei giorni.

Nato di carne e spirito, non ero

né spirito né uomo, ma un fantasma mortale.

E fui abbattuto dalla piuma della morte.

Io fui mortale fino all’ultimo

lungo sospiro che recò a mio padre

il messaggio del suo morente cristo.

O voi che v’inchinate alla croce e all’altare,

abbiate memoria di me e pietà di Colui

che usò per armatura la mia carne e le ossa

e usò doppiezza al grembo di mia madre.

 

Traduzione di Ariodante Marianni

 

 

*

 

A volte, di notte, all’improvviso

io sono

una ferita

Di solito fuggo

temo

forse

ne esca

tutto il mio sangue

Una volta sono stato

suo compagno

carezzandola






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