mercoledì 13 gennaio 2016

Nel fiume di luce (di Felice Serino)

Nel fiume di luce (di Felice Serino): forse / veleggiando nel fiume di luce / anche loro i morti ci sognano / per non annoiarsi // dove cade il giorno / come un vibrare in; poesia Creative Commons

martedì 12 gennaio 2016

Il fresco entra in Alessia


Il fresco entra in Alessia

.
Limite di sera. Sciarpa ritrovata
rossa per Alessia. Regalo di Giovanni
per Capodanno. Pensa cose nuove:
posti belli per fare l'amore
(il giardino a Piedimonte Matese,
il verde dell'erba di Telese,
il fienile della casa della nonna).
Sospeso nel cielo un rigo d'anima
a sottendere una continuazione
ad ogni passo sul pianeta Terra.
Ha telefonato Giovanni,
l'esame superato,
gli slip nuovi,
il cappotto per l'anima:
continua una felicità di luce
bianca come il nevaio.

Raffaele Piazza

lunedì 11 gennaio 2016

L'essenziale (2) (di Felice Serino)

L'essenziale (2) (di Felice Serino): molto dire con poco / degli elementi / solo un accenno / come una pennellata / lasciare immaginare / -l'acqua che canta alla fonte / lo specchio del ghiacciaio che acceca // non è detto potresti rinvenire / come in sogno lucido / tra il soffice manto; poesia Creative Commons

martedì 5 gennaio 2016

Alessia e l'esame d'Italiano 1


Alessia e l'esame d'Italiano 1

.
Sera nello sguardo di Alessia
nel contemplare Napoli
del bene e del male ad angolo
con la gioia invernale
sottesa a nella pelle il freddo.
Mani tremanti con il libro
d'Italiano (domani l'esame
già superato, ha sognato
30 e lode). Dante le piace,
Petrarca lo ama e anche
Boccaccio. Ripassa il
Decamerone e spera che
Giovanni non la lasci, la
vera prova. Squilla il telefono,
è lui... Ti amo!!! Trasale
Alessia e ride come una
donna.

Raffaele Piazza

Bitume d’intorno, di Luca Ariano :: LaRecherche.it [ eBook n. 193, Poesia ]

Bitume d’intorno, di Luca Ariano :: LaRecherche.it [ eBook n. 193, Poesia ]

domenica 3 gennaio 2016

Alessia e lo slittino


Alessia e lo slittino

.
Neve fresca per ragazza Alessia
sullo slittino rosso nello scendere
a valle, capelli di grano al vento,
nella resistenza del freddo
dell'aria. Sole a invaderla e
abbronzarla nella gioia fisica
del giorno. La mia vita è una
corsa in slitta, pensa Alessia,
sul viso brina sottile a pervaderla,
nella gioia che scende all'anima
nello scorgere di Giovanni
nerovestito gli occhi.

Raffaele Piazza

sabato 2 gennaio 2016

Dove i giochi


Poesia di Alda Merini


Recensione di Guglielmo Peralta





FRAMMENTI DI LUCE INDIVISA

di Felice Serino




Il titolo di questa raccolta di poesie di Felice Serino è un ossimoro. Indiviso è, letteralmente, ciò che non è stato diviso, che non è possibile frazionare. Eppure, qui, la "luce" è stata ridotta in "frammenti". Dunque, sembra esserci una contraddizione nel titolo, il quale, tuttavia, suggerisce il tema fondamentale che attraversa tutta la silloge, e cioè la difficoltà di rappresentare, di tradurre in parole, in versi ciò che si dà solo nascondendosi e che lascia di sé delle tracce, dei "frammenti" restando "presenza" inespressa, unità indivisibile e inafferrabile nella sua pienezza, nella sua misteriosa, "oscura" luminosità. E qui l'ossimoro caratterizza la natura della "luce": di essere essenza aletheica 1), manifesta e, al tempo stesso, ineffabile. Fuor di metafora, la "luce" è la creazione, la poesia stessa ed è la bellezza che essa emana, in quanto sorgente da cui sgorgano le immagini, le visioni, i lampi che aprono al poeta il cammino lungo i "bui corridoi di parole dove/ una quartina balenante e poi indistinta/ vuol farsi luce ma quasi per sfida/ inafferrabile si fa/ gioca a nascondino con lui preso/ di sorpresa nei suoi vortici...ahi!/ sprovveduto poeta che non sa/ raccogliere in tempo un sangue vivo". Questi versi, insieme con altri testi, appartengono alla sezione "Ladro di parole": titolo che, se da un lato, sintetizza quell'impossibilità di cogliere pienamente la Bellezza, la quale è "spirito vitale" che nutre la sua vena creativa e gli "ribolle" dentro come sangue, dall'altro lato, indica il "mestiere" del poeta, il quale, sognando e agognando l'irraggiungibile meta, si ritrova a percorrere e a inoltrarsi nel bosco del linguaggio in cerca delle parole più adatte a rendere l'amore e la passione che lo governano e che egli tenta di catturare, di sottrarre, di strappare all'oscurità che sempre incombe lungo i sentieri della creazione. Ma ciò che egli coglie sono appunto i "frammenti" di una "luce" che filtra tra i rami inestricabili dell'impenetrabile foresta dei segni che, diventando simboli, partecipano di quella oscurità luminosa, di cui rimandano appena un lucore che non lascia rifulgere l'angelica bellezza, in virtù della quale il nostro poeta si sente trascendere senza però che riesca ad esprimerla. ("a trascendersi in me/ è forse un angelo/ (...) mi asseconda/ a snudare la bellezza/ da frammenti di parole e suoni/ qui nel mio sangue/ ecco si leva il fiore/ che non so dire"). In Serino, il desiderio d'infinito è più forte del dolore, del senso d'impotenza, del sentirsi preda del caos degli eventi. Una grande fede lo sorregge nel faticoso cammino esistenziale e non lo fa desistere dalla ricerca dell'assoluto, dal quale l'atavica caduta ha allontanato l'uomo gettandolo nel "mare-mondo", in una distanza che sembra incolmabile. Ristabilire il contatto col cielo è possibile "se il precipitare/ in se stessi è in vista di risalita". Fede e speranza permeano questa silloge, ma è la poesia a determinare quello slancio verso l'infinito. Perché essa è brama, è quella sehnsucht, quel tendere, alla maniera dei romantici, verso qualcosa d'inattingibile che, per Serino, è la "luce indivisa" della creazione: l'origine divina da cui tutto si è generato e verso cui tutto tende a ritornare. Ed è quell'oltre, dove "non c'è ombra", dove la visione sarà chiara; dove, secondo l'insegnamento di San Paolo, guarderemo "faccia a faccia" e non più "per speculum in aenigmate". Lì, l'uomo conquisterà la piena conoscenza, prenderà posto nella verità, si riconoscerà parte del Tutto che è in lui. Sarà come specchiarsi nell'Aleph, in quell'unità, in quel principio, in quel punto che per Borges è l'inizio, il tutto, la fine. E, dunque, secondo l'intuizione di Serino, la vita e la morte non sono l'una il contrario dell'altra, e viceversa; non si contraddicono; anzi, è dalla morte, dalla creazione ex nihilo che scaturisce la vita, e perciò "la vita non è prima/ della morte".


Questo stretto legame tra la vita e la morte è presente, soprattutto, nella prima sezione: "Di luce indivisa", che riprende il titolo della raccolta. In parallelo con la morte - con la quale la vita si accompagna ("la vita ha in tasca la morte") e che è il tessuto di cui la vita stessa è fatta, un "perpetuo/ tramare/ "cospirazioni" del nascere" - è il tema del dolore: "non solo quello/ da carne-urlo animale/ ma sublimato", sentito, vissuto soprattutto come sacrificio, nello spirito e sull'esempio del Cristo, come "Passione per la porta stretta": quella che, come c'insegna il Vangelo, conduce alla vita e alla salvezza. La figura del Cristo è ricorrente ed è presente nei martiri della cristianità, in Agostino, in Madre Teresa, in Gino Strada, ai quali Felice Serino dedica alcuni testi appassionati, densi di spiritualità. E non manca, accanto alla fede, alla fiducia piena nel Signore, al quale egli chiede di plasmarlo secondo il Suo volere offrendosi ai Suoi piedi come "sgabello di gratitudine", la terribile domanda dell'uomo del nostro tempo: quel "Grido" d'angoscia e di risentimento, al tempo stesso, lanciato forte verso il cielo e rivolto a un Dio assente o indifferente di fronte alle immani tragedie e ai mali che affliggono questo nostro povero mondo. Un "Grido" che, per la sua carica di dolore e di sgomento, tanto ricorda l'urlo di Munch. Esso si ripete più volte, come se volesse percuotere e scuotere le addormentate coscienze e sollecitarle a "rigenerarsi nell'urlo/ della Croce". E quest'urlo che sembra squarciare il silenzio di Dio, scostare il velo del mistero, fa sì che il nostro poeta si affidi all'angelo custode perché lo "aiuti a scalzare/ ogni giorno la morte", si senta sollevato dalla precarietà del vivere e si abbandoni al sogno fino a contemplare il "fiume di luce" oltre la morte, la quale egli finisce per negare, nella certezza di essere da sempre nella mente di Dio e, dunque, di godere già di una vita eterna, alla quale è impossibile morire. In Serino, il sogno ha questa funzione "rivelatrice", escatologica, ma è anche il tuffo nel passato, il nostalgico "ritorno" alla "verde età fuggitiva", che il poeta "rivive" in "lampi di visioni".


Non mancano in questa raccolta le poesie a tema sociale. In "Hikikomori", "l'oriente/ dove cresce la luce" si perde con la poesia del mondo dietro "le spalle" dei ragazzi che, fagocitati dalla rete informatica, s'illudono di vivere esperienze reali senza rendersi conto di "precipitare" nel vuoto dei rapporti virtuali, di vivere "vite separate tra l'ombra e l'anima", ovvero, quella condizione di «solitudine multipla» che il sociologo Aldo Bonomi ha sintetizzato efficacemente nel concetto di uomo glocale, condannato alla solitudine, pure essendo a contatto con tutto il mondo attraverso il sistema di comunicazioni in cui è immerso. In "Borderline", il poeta rivolge uno sguardo pietoso ai miseri, ai diseredati, ai poveri "cristi" traditi dalla vita, prima ancora che dall'indifferenza degli uomini. Nell'ultima sezione: "Dediche e trasfigurazioni", sono ricordati eventi tragici (l'11 settembre), le vittime per la giustizia, e personaggi, ovviamente cari al poeta, come l'amico Flavio, i poeti Ungaretti, Alda Merini, Rimbaud, Whitman; lo scrittore Hemingway; il filosofo mistico Swedenborg; l'attore James Dean; S. Francesco. E ritornano gli emarginati nella figura del clochard, "puntato a dito/ quest’uomo fatto/ torcia/ per gioco". In questa silloge, che può essere considerata una "biografia" dell'anima del nostro poeta, troviamo, proprio tra le dediche, una poesia in cui egli parla di sé, del proprio "male di vivere" che riesce a respingere, a ricacciare indietro, come un "satana", trovando la forza nella nuova luce dello sguardo dell'anziano con il quale si accompagna e i cui semplici gesti, un sorriso, una parola gli fanno riscoprire il senso e il piacere della vita. E questa riscoperta è la meta, che dà inizio e valore al cammino dell'uomo e del poeta Felice Serino.



(Guglielmo Peralta)



1) il termine è mio, derivato dal greco aletheia: svelamento, rivelazione, nel senso heideggeriano di non essere nascosto dell'ente.


Da LO SGUARDO VELATO (1)




Felice Serino

LO SGUARDO VELATO # 1

 

.

 

Dove l'angelo

falesie di pensieri

nella fragilità del giorno

quando alta

s'eleva la parola - dove

il senso di sé t'innamora

dove l'angelo

perde una piuma

*

 

Vaghezze di luna

vola nel sangue della parola

l'anima gemmante


un'alba cadmio

accoglie

in vaghezze di luna

l'erratico cuore

*

 

 

Cul-de-sac

tu che deambuli come

su inclinati piani

dimmi che vedi in questa

bolla d'alcool e droga

se mondi immaginifici o

sorta d'inferni


ti scagli sulla madre per la

giornaliera dose

tu potenziale omicida

su strade d'asfalto allucinate


ahi che non vede mai giorno

il tuo cul-de-sac

è rovi e croci

sangue pestato nei tuoi vaneggiamenti

*

 

 

Vertigine di specchi

un'incognita ti resta la vita

nebulosa sogno o cos'altro

che ti avviluppa in una bolla

o forse solo velo da strappare

col beneplacito del tuo angelo


vedi

alle spalle i frammenti di te

in una vertigine di specchi

aggrapparsi al vuoto

ricacciati

indietro

dall'unghiuta morte

*

 

Di luce l'abbaglio

(testimonianza)


colma la bocca

di luce l'abbaglio

della veste


sentivo nelle ossa un fuoco


come lazzaro

mi sono levato

e andavo leggero come nell'aria

*

 

Di fosfeni e nubi

a labbra di luce poesia mi desti

da assonnate rive


vaghezza

vi transita di fosfeni e nubi


ove intoccabili sogni

dimorano

*

 

Vivere in volo

fantasia questo vivere

in volo

nella liquida luce

notti acrobate

a fare incetta di sogni

per un'alba d'inchiostro

*

 

 

Blu marino

sciami di pensieri

sparpagliati

in riflessi di luna fantasma

ore dilatate un'alba fitta

d'inchiostro blu marino


altri me a sciorinare

-tenerezze in sorrisi di fiori-

della vita anteriore

*

 

La tentazione

è innegabile

abbiano avuto debolezze i santi

prima d'involarsi


risalendo in strenua lotta

luce dopo luce

alla parte angelica

*

 

 

Il filo dei ricordi

aprire a ventaglio la mente

su pindarici voli e lucidi

sogni


vi ci trovi tra vaghe

nuvole un nugolo

di uccelli a farti corona


riportandoti

nel becco il filo dei ricordi

e i versi

amati e persi

*

 

 

Come monnalisa

dove trovarti nudità

di poesia tu assisa nell'olimpo

degli aedi


abiti forse nel puro

sguardo del neonato o nel bagliore

della lama

uscito da una novella di borges


imprendibile sei e sdegnosa

mi segui come lo sguardo

di monnalisa

esci dal quadro e

sguinzagli i malcelati sogni

*

 

 

Una certa luce a flettersi (2)

una certa luce a flettersi

nella dimora della mente:

quel tuo ostinato cercare

tra i naufragati ricordi

il volto amato

reciso dalle forbici del tempo


nell'assedio degli anni

oggi ti sorprendi

a dar corpo alle ombre


di fantasmi inanelli il tuo presente

 

© felice serino

 

E' da giorni

E' da giorni