sabato 19 marzo 2016

Antonia Pozzi - Rinascere



Antonia Pozzi
Rinascere

I
Devi essere solo la mia
gioia: di là
dalla mia carne greve,
lungi anche
dal cimitero muto fra le rocce, la neve,
dov'è
il mio amore sepolto.
Chiuse
tante vite.
E tu sei nuovo,
al sole, sulla terra
smossa –
come un seme che forse
non si vuole che germogli –
ma cosí basta
a nutrire un uccello.
Uccello lieve
il mio cuore
ed ogni tuo sguardo
un suo volo profondo
in un remoto tempo
azzurro –
solo la mia
gioia
e rinascere in te.

II
Rinascere – non sai:
una sera
che tutte le lampade sembrano
infrante
e le mani sono un lungo peso
– il senso delle cose toccate
nessuno ti cancellerà piú
dalle dita –
una sera
viene il vento,
con la veste piena di stelle,
di foglie rubate all'autunno,
di uccelli salvati –
e te li libera sul viso,
dice:
– Vola via,
tu sei nuova,
io ti porto –
«Tu sei nuova»: ti accendi nella notte
come dall'ansito di antiche vigilie,
come all'origine dei giorni,
sull'informe sonno
un albore –
Rinascere – non sai:
come la prima carezza vergine
della luce
sul volto di una terra cieca –
e nelle grotte il destarsi dei pastori,
il dolce moto
del gregge che si svincola dall'ombra,
ch'esce –
con i suoi agnelli nati
nell'ultima notte,
con i suoi campani
lavati all'ansa
del fiume –

Antonia Pozzi

Milano, 24 ottobre-8 novembre 1934
da “Parole: diario di poesia”, “Lo Specchio” Mondadori, 1964


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