sabato 2 aprile 2016

L. Orati - "La sera cade lenta" e altre


LORETO ORATI
[da Facebook]

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LA SERA CADE LENTA

La sera cade lenta, sulla cenere del giorno,
perchè abbiamo bruciato così tante ore, tra gli angoli di strada e le bestemmie,
nell'incendio dei marciapiedi e dei sorrisi di circostanza,
ma la sera è destinata a disperdersi, dentro il richiudersi delle rose,
a noi basta aprire una porta, e un abbraccio, per rinascere,
per dimenticare quel fumo acre in cui si agita il sopravvivere...
*

OGNI RUGA E' UN VERBO

Nel romanzo dello specchio, ogni ruga è un verbo,
un solco che tracima memoria, un gesto, un dire,
così nella prima che appare a vent'anni, appena visibile,
ecco il germoglio delle notti insonni, a rigirarsi sopra un nome,
così a trenta, se quel nome ancora pesa così tanto,
ecco la traccia profonda della vita che strappa, a inciderlo ancora,
così a cinquanta, in un giardino d'inizio autunno,
i ciclamini sparsi ci raccontano storie già dimenticate, il costruire,
l'aver perduto, forse l'amare,
e poi nei giorni che ci avvicinano a qualche risposta,
ecco i campi arati del ricordo, sterminati, come sul viso di un dio,
e tutte quelle cose fatte, fogli appena leggibili, pieni di lettere confuse,
e qualcosa ancora da fare, un saluto, una valigia da preparare,
una ruga ancora, improvvisa, come quel lieve timore prima di ogni viaggio...
*

ASCOLTA LE PAROLE DI UN SOPRAVVISSUTO

Ascolta le parole di un sopravvissuto,
che la vita è tentativo di volo, e possibile caduta,
ed io sono caduto, dalle alte mura della sua roccaforte,
e con le ossa spezzate mi sono rialzato
davanti all'ennesima torre da conquistare,
con il nome di altra meraviglia inciso sul cancello,
con le spade sguainate dell'amore ad aspettarmi, ancora una volta,
ad aspettare me, ombra di soldato con un frammento di scudo
ma lo sguardo alto, coraggioso, a preparare l'incoscienza di un nuovo volo,
di un nuovo, possibile precipitare, dal torrione della bellezza...
*

LE ROSE DI SANGUE

Una carezza non può farsi catena,
succede solo a chi è già prigioniero
e ne conosce la ruggine sul cuore,
prigioniero dell'ombra, del delirio,
e di quell'addio che non rende folli, ma lucidi tra i lucidi,
e sfodera lame, e colpi implacabili come un "ti voglio",
finchè resta solo il silenzio, quella dannata quiete che precede il dolore,
finchè resta solo chi dovrà cogliere rose di sangue, nel giardino dell'amore malato,
là, dove fino a ieri camminava una figlia, vestita solo di primavera...
*

NEL CHIEDERE AL VUOTO "COME STAI?"

Nel chiedere al vuoto "come stai?"
io maledico l'assenza,
e lo lascio qui,
a incidere i giorni che dovranno arrivare
con la lama del tuo silenzio,
ma senza dolore,
senza rimpianto o strada di ritorno,
solo un bagliore,
il bagliore di ciò che siamo stati...

*

ALLE CUPE OMBRE

Alle cupe ombre, io provo a contrapporre luce di parole,
fragile tentativo di poesia, dove la notte è senza stelle,
e che sia dell'inchiostro su fogli immacolati, l'unico nero,
che sia del verso sanguinante, l'ultimo scarlatto di ogni tramonto,
che non c'è oscurità che possa cancellare la bellezza,
non c'è tempesta che possa far dimenticare la quiete,
e proprio lì, mi sono fermato,
dove oscurità e tempesta diventano ricordo
e le cose del mondo ritornano al bagliore,
la bella casa in cui sono nate, prima di quelle ombre inevitabili...
*

...le ore non sono che catene di sabbia,
si agitano nella clessidra, come serpenti senza incantatore,
io vivo di vetro in frantumi, e della risacca dei tuoi occhi...






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