sabato 23 luglio 2016

Due poesie di J. L. Borges


Jorge Luis Borges 

Assenza

 Dovrò rialzare la vasta vita
 che ancora adesso è il tuo specchio:
 ogni mattina dovrò ricostruirla.
 Da quando ti allontanasti,
 quanti luoghi sono diventati vani
 e senza senso, uguali
 a lumi nel giorno.
 Sere che furono nicchie della tua immagine,
 musiche in cui sempre mi attendevi,
 parole di quel tempo,
 io dovrò formularle con le mie mani.
 In quale profondità nasconderò la mia anima
 perché non veda la tua assenza
 che come un sole terribile, senza occaso,
 brilla definitiva e spietata?
 La tua assenza mi circonda
 come la corda la gola
 il mare chi sprofonda.
da Fervore di Buenos Aires

*

1964

 Addio alle mutue mani, addio alle tempie
 Che amore avvicinava. Non hai più
 Che il fedele ricordo e i vuoti giorni.
 (...)
 Un oscuro miracolo si cela:
 La morte, un altro mare, un’altra freccia
 Che ci fa liberi da sole e luna
 E dell’amore. Il bene che mi desti
 E mi togliesti devo cancellarlo;
 Ciò ch’era tutto dev’essere niente.
 Solo mi resta il gusto d’esser triste,
 L’abitudine vana che m’inclina
 Al Sud, a quella porta, a quel cantone.



elaborazione di
Giordano Genghini

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