mercoledì 28 dicembre 2016

Alessia verso Capodanno


Alessia verso Capodanno

.

Freddo materico, brivido non represso

per Alessia nel bere ossigeno. Di 18

grammi l'anima a gioire nell'aria di limbo.

Attende la felicità, i giorni prima della

gioia. Giovanni è partito e tornerà il 31.

Ansia a stellare Alessia nella fratellanza

per chi è nel giardino condominiale

volti senza nomi delle madri dei bimbi.

Verrà il 31 e lo faranno ancora, estasi

dei sensi e di Alessia squilla il cellulare.

Scende nella disadorna via serale.



Raffaele Piazza

martedì 27 dicembre 2016

A specchio di cielo (2) (di Felice Serino)

A specchio di cielo (2) (di Felice Serino): fraternizzo con Campana / se anelo al silenzio / in un gran porto chiuso ai mali / del mondo // dove a; poesia Creative Commons

sabato 24 dicembre 2016

Germano Mandrillo, "Solitaria fanciulla notturna"

Poesia di Jaroslav Seifert


Ho veduto solo una volta  

Ho veduto solo una volta 
un sole così insanguinato. 
E poi mai più. 
Scendeva funesto sull’orizzonte 
e sembrava 
che qualcuno avesse sfondato la porta dell’inferno. 
Ho domandato alla spècola 
e ora so il perché. 

L’inferno lo conosciamo, è dappertutto 
e cammina su due gambe. 
Ma il paradiso? 
Può darsi che il paradiso non sia null’altro 
che un sorriso 
atteso per lungo tempo, 
e labbra 
che bisbigliano il nostro nome. 
E poi quel breve vertiginoso momento 
quando ci è concesso di dimenticare velocemente 
quell’inferno.

jaroslav seifert




Da ASIMMETRICI VOLI (2)


Felice Serino

ASIMMETRICI  VOLI # 2

.


Come ostia di luce

[Ai martiri della cristianità, che hanno combattuto la buona battaglia.]

irta di rovi
la "parete" inclinata del cielo

vi lasciaste brandelli
d'anima e pelle
ora
il sangue a fiorire
come ostia di luce

*


Ulisside

ordito del tempo-maya
isso la vela
per terre
in sogno intraviste
risillabando
palpiti di soli
miraggi d'eldoradi
-la prua che fende
le onde
esce dalla coda dell'occhio

*


La grande avventura la vita

impastato di sole tu
senza paese
di terra e cielo sei
ricorda ti veste dignità

ancor giovane hai braccia
forti
per capovolgerla la vita
esci dall'inedia solleva
sulle larghe spalle i tuoi figli
fagli scoprire
gli orizzonti
dove grida la luce

*


Dell'eden

proiezione sei e lamento
come d'animale disperso

a trapassarti una spada di luce

riflesso di Vita vera
se dell'eden
ti abita solo
quella vaghezza come in sogno

*


La svolta

impalpabile
mistero è a volte la vita
come il sogno
coi suoi criptati messaggi
da decifrare

ti senti pedina
sulla scacchiera
in un magico sincronismo

ed è la svolta
che poi
ti rivolta la vita

*


Qui da dove guardi

gratifichi la stima
di te con un éclair
insieme le ingoi
quelle morti per acqua
tutto già visto già ingerito

pure
cos'è che d'irreale aleggia
nell'aria vitrea qui
da dove guardi
giro piatto d'orizzonte

*


Nella pienezza

asessuato angelo
dall'immarcescibile aureola
so chi sei ti riconosco
venendomi in sogno
angelo mio specchio
io di te riflesso
nient'altro anelo
che riunificarmi
a te nella pienezza

*


Levante (2)

[leggendo David Maria Turoldo]

quanta pena
-Cristo- per togliere
il pungiglione alla morte

quando
si apriranno i cieli

e l'alba
per noi sarà luce
frontale?

*



Nulla si perde

se
di sé
fu a innamorarti
una melodia ora smarrita
nel tempo

vedrai tornerà -
sì tornerà all'orecchio del cuore
viva come allora
valicando gli anni alle spalle

pure
ogni essenza potrai ritrovare
che ti appartiene
varcato che avrai il muro del tempo

come l'odore della salsedine
del legno bagnato

o -sublimati-
quello della pelle
dell'amore

*



L'essenza

inadeguati noi
gettati nel mare-mondo
legati ad una stella di sangue

noi siamo l'alfabeto del corpo
che grida
il suo esserci

noi essenza degli elementi

appendici della terra

labbra del cielo

*


Non domandiamo

non svegliamo le lune di vetro
assopite
nella valigia dei nostri spostamenti

da dietro il velario
esse non sanno
dirci se siamo assoluti

non domandiamo

tantomeno alle stelle
a sbiadire nella prim'alba

e noi
nomadi d'amore
non si sa dove poggiare il capo

*


Spalliera d'aria

s'adagia ad una spalliera d'aria
l'anima monca

in occhi di verdecielo
una luce analfabeta

invertigina l'essere in questo
slontanare

ma il nome è da sempre
nel seno di Dio




© Felice Serino

La migliore poesia

La migliore poesia: quella  che devo ancora scrivere -si dice così e sarà vero   è un brusio indistinto

lunedì 19 dicembre 2016

Alessia verso il mese del nevaio


Alessia verso il mese del nevaio

.

Distese di bianco immense

per ragazza Alessia prima di

gennaio del nevaio il mese

più freddo a portare nel futuro

anteriore rigenerazione

in di Alessia l'anima. Come

una donna Alessia con le

amiche a giocare tra i monti

a palle di neve a ridere

senza farsi male. Prosegue

e sta infinitamente la vita

di Alessia tra le cose di sempre

a iridarsi il sole nel cammino

abbacinante tra corse in slittino

su campi infiniti e stasi

nel fondovalle senza pensare

agli esami e alla del ritorno

città che sale.


Raffaele Piazza

Delta (di Felice Serino)

Delta (di Felice Serino): dove è grido rappreso / la voce del deserto // si dirama; poesia Creative Commons

mercoledì 14 dicembre 2016

Alessia e la vigilia di Natale


Alessia e la vigilia di Natale
.


Attimi tra felicità e gioia

vigilia a casa di Giovanni

a fare l'amore. Freddo fuori.

Dal visorefinestra lucore

di luna piena sul mare.

Sotto il piumone lo guarda

Alessia negli occhi

(è lui il mio regalo di Natale)

e tra le verdi sclere legge

sincerità e vero amore Alessia.

(Quello che voglio è lui

che mi ha anche donato una

rosaconfetto maglietta).

Poi sudata e contenta Alessia

nuda allo specchio e lui

l'abbraccia allegro.

Ride Alessia.



Raffaele Piazza

Chi può dire (di Felice Serino)

Chi può dire (di Felice Serino): non certo beata / gioventù / -chi può dire / cosa s'agita in un profondo fitto / di grovigli freudiani // volevi uscire da te / ti attrasse il salto nel vuoto // 'non entrambi i polsi legati / un'intera nottata a fissare il soffitto / no; poesia Creative Commons

sabato 10 dicembre 2016

Scartafacci di vita di Michela Zanarella.avi

Recensione su Il sasso nello stagno


Felice Serino, Nell’infinito di noi (2015-2016) letto da Angela  Greco


Nell’infinito di noi (2015-2016)  è la nuova raccolta di Felice Serino pubblicata su Poesie in Versi, uno spazio web ad accesso libero, con presentazione di Giovanni Perri, che raccoglie le poesie scritte a cavallo degli ultimi due anni e suddivise in due sezioni da quarantacinque testi ciascuna: “Lo sguardo velato” e la omonima “Nell’infinito di noi”.
Da sottolineare è la generosità di Felice Serino, autore più volte e con gioia ospitato su  Il sasso nello stagno di AnGre  per stima reciproca; generosità espressa non solo nel numero di testi proposto, ma anche nell’aver affidato questo suo nuovo lavoro alla gratuità della rete, a beneficio di tutti coloro avranno voglia di incontrarlo sul sito sopra indicato. Felice Serino, nato a Pozzuoli e residente a Torino, autodidatta, è un poeta che ha ottenuto numerosi consensi critici, che ha vinto molti premi letterari, pubblicato diverse raccolte di poesia ed è stato tradotto in otto lingue; gestisce diverse realtà letterarie on-line, dove condivide con passione poesie e autori di livello e da tempo usa il mezzo telematico per affrontare il mondo non sempre docile e benevolo della poesia, senza scomporsi o intimorirsi, ma accettando il bene e il male ed anche i limiti che il mezzo offre e a sua volta offrendo a ciascun lettore o detrattore che approdi ai suoi lidi, un ringraziamento.
La poesia di Felice Serino anche nella nuova raccolta mantiene saldi i temi del rapporto con Dio, del tempo che passa, della visione del reale sulla base dell’esperienza vissuta e degli autori cari al poeta, come ad esempio Dino Campana, a cui è dedicata “Le vele” o Rafael Alberti a cui, invece, è dedicata “Angeli di carta”, creature, gli angeli, che ben si accordano con la voce di Serino sempre protesa verso il cielo e verso Dio. Perché un poeta di fatto è le sue letture ed è i suoi autori, quelli che, anche dopo la stesura di un testo e l’abbandono della penna o della tastiera, gli rimangono accanto e dentro per diventare a loro volta nuova materia, in un circolo vitale a cui Felice Serino non si sottrae. E ogni volta che leggo una selezione delle poesie di Felice, i suoi versi asciutti e brevi, domati dall’esperienza e solo in apparenza freddati per quella decantazione benefica a cui la poesia va drasticamente sottoposta, ritrovo sempre un colore, una luce, una scia positiva e benefica, capace di restituire serenità e fiducia.
Nell’infinito di noi  si pone nel solco della poesia novecentesca, come tanta buona poesia italiana, assumendo toni e connotazioni care alla maggior parte dei lettori; mittente e destinatario dei versi sono evidenti e l’Io accompagna ogni composizione, rientrando tra gli elementi non eliminabili e delineando una presenza, che, però, non disturba, ma si fa compagna di esperienza pronta a porgere la mano a chi è accanto;  molti i rimandi ai testi sacri, alla dottrina cattolica e alla mistica occidentale; netta la percezione della ricerca data anche dal numero abbondante di testi raccolti, mentre la dimensione onirica, evidente in molti testi, conferisce levità agli argomenti tra i quali non sfigura nemmeno il tema della morte.
(Angela Greco)
poesie tratte da  Nell’infinito di noi (2015-2016)  di Felice Serino

Una giornata di
.
suvvia eccedi
a chi pensi
dare la colpa
come si dice è stata una giornata
così
.
esageri se pare
ti si spalanchi
d’instabilità un baratro
viola in fondo agli occhi
.
.
.
L’oltraggio
.
perso nelle forme strane
delle nuvole mi sento
lontano da un mondo estraneo
.
assisto all’oltraggio
della rosa che si
perpetua
.
sono esposto alla vita
.
.
.
Spleen
.
brusio di voci
.
galleggiare di volti
su indefiniti fiati
.
si sta come
staccati
da sé
.
golfi di mestizia
mappe segnate
dietro gli occhi
.
vi si piega
il cuore
nella sanguigna luce
.
.
.
Il Tuo splendere
.
su un remoto
di assonnate rive
-spiumata
di luce l’anima-
torna
.
a far breccia il Tuo splendere
.
settanta volte sette
ho conficcato i chiodi
altrettante non
basteranno
lacrime da versare
.
sulle Tue luminose piaghe
.







Commenti di R.Piazza e altri


Commenti su
www.rossovenexiano.com
(di R. Piazza e altri)
.

Non era questa la vita

non era questa
la vita che volevi
bambole in panno lenci un amorino
più avanti negli anni poi
il male che covava nascosto

sedicianni:
vita breve ma abbastanza per dirci
se davvero hai amato e quanto

da angeli ora sei accolta
lì nella casa del cielo
non bambole o un amorino
per il tuo non-tempo
nel mistero di luce corteggi
le stelle

*

piazzaraffaele@outlook.it • 17 9 16

Poesia neolirica alta, bella e ben risolta in tre strofe fluide e controllate. Centrale è il "tu" al quale l'io-poetante si rivolge, presumibilmente una figura cara al poeta, una ragazza, che ha lasciato la terra, la vita, a soli sedici anni. C'è tenerezza nel nominare le bambole di panno lenci e un amorino cari alla fanciulla, dolcezza. Non era questa la vita che la ragazza voleva, così breve, anche se Felice la immagina ora tra gli angeli nella casa del cielo, nel non tempo, a corteggiare le stelle. Il mistero della vita stessa è il protagonista del componimento.

Raffaele Piazza

* * *



Luce ed ombra

luce ed ombra rebus in cui siamo
impronte di noi oltre la memoria
forse resteranno o
risucchiati saremo
ombre esangui nell'imbuto
degli anni

guardi all'indietro ai tanti
io disincarnati
attimi confitti nel respiro
a comporre infinite morti

flymoon (felice serino)

*

1 10 16
Il tema della cognizione del dolore sotteso alla finitezza della vita umana, giocata nel dualismo luce - ombra, felicità - dolore, pienezza e perdita, in questi versi belli e alti. Gli anni passano e risucchiano memorie nel loro imbuto. Il pessimismo cosmico si evidenzia nel guardare indietro ad attimi che non torneranno più, ma, se le morti sono infinite esiste anche l'infinito stesso che è Dio, essere e felicità.

Raffaele Piazza

* * *



La separazione

alla fine del tempo
è come ti separassi da te stesso
in un secondo ineluttabile strappo
simile alla nascita
quando
ti tirarono fuori dal mare
amniotico
luogo primordiale del Sogno
stato che
è casa del cielo

*

piazzaraffaele@outlook.it • 15 10 16
Poesia alta, bella, onirica e mistica. La separazione è qui intesa come nei confronti di se stessi, alla fine del tempo della vita o del tempo del mondo. E' come un secondo strappo, dopo quello della nascita, con l'uscita dal grembo materno, dove già si sognava la Vita. Immagini forti e icastiche, risolte in modo elegante e controllato nella musicalità del ritmo..

Raffaele Piazza

* * *



Questo improbabile azzurro

(risposta da un corrispondente immaginario)

che ne so di questo
improbabile azzurro
rarefatto e mutevole
scandaglio il mio tempo-clessidra
di sangue emotivo
attendo
giungano da un dove un'eco
un nome
guardo in fondo
al pozzo degli anni
l'ombra dei miei io perduti
o semmai vi tremi
sospeso
l'angelo che dici

felice serino aka flymoon

29/10/2016

 •
piazzaraffaele@outlook.it
Poesia come risposta da un corrispondente originario, scrive lo stesso Serino. Versi rarefatti che hanno un'arcana provenienza nella loro vena surreale e criptica. Nell'incipit il poeta si riferisce ad un vago azzurro che resta nel mistero.Poi solipsisticamente l'io-poetante scava in se stesso (scandaglio il mio tempo clessidra). E c'è attesa di un'eco nel ripercorrere gli anni perduti non per vana nostalgia ma per riattualizzarli. Congiungere l'inizio della vita con il presente imprendibile. Forse con l'aiuto di un angelo che trema.  Bel testo con sospensione e magia avvertite come cifre dominanti.

Raffaele Piazza

* * *


Conosco le voci

conosco le voci che muoiono
agli angoli delle sere

conosco le braccia appoggiate
sui tavoli nel risucchio
delle ore piccole
l'aria densa e le luci
che lacrimano fumo
e lo sferragliare dell'ultimo tram
la nebbia che mura le strade
conosco
i lampi intermittenti della mente
i singulti che accompagnano
quel salire pesante le scale
la morsa che afferra e non sai
risponderti se la vita ti scava

e il freddo letto poi fuori
dal tunnel
un altro mattino

per risorgere o morire


*

12 11 16

Livia
conosco le voci che muoiono
agli angoli delle sere

già solo questo è poesia.
Il 'riconoscere' intensamente quei momenti in cui i lumi sono bassi; si soffre pulsando, si identificano in voci interiori che scavano col loro peso dentro le anime vive, solo così, magari anche attraversando un grande vuoto-freddo ci si lascia 'scolpire' dalle cose, dalle voci, dalle assenze. È come subire dentro una fermentazione, che deve sedimentare in qualcosa di positivo o negativo. (risorgere o morire) son sincera, l'ultimo rigo l'avrei omesso anche se spiega il cammino di queste voci.
mi è piaciuta.

flymoon  Livia
Ringrazio per l'attenta lettura e l'esaustiva analisi.

 *

piazzaraffaele@outlook.it
Poesia altissima come esibito esercizio di conoscenza tout-court. Splendido il distico iniziale. Icasticità raggiunta attraverso le tripla anaforica ripetizione di "conosco". Densità metaforica e sinestesica attraverso immagini che passano dalla concretezza alla visionarietà. Senso materico della percezione che si fa parola poetica detta con urgenza. Venature neo orfiche nell'originalissima composizione che sembra un sogno ad occhi aperti. Le voci conosciute del titolo si fanno visione fuggente.

Raffaele Piazza

*

selly
i minimi gesti, gli oggetti che parlano e ci dicono facendo da cassa di risonanza al sentimento

bella, sì

*

Uno di quei sogni

Uno di quei sogni: quando sai essere un sogno e ne esci   o vorresti trattenertici   trovandoti davanti a un mare

venerdì 9 dicembre 2016

Spalliera d'aria (di Felice Serino)

Spalliera d'aria (di Felice Serino): s'adagia ad una spalliera d'aria / l'anima monca // in occhi di verdecielo / una luce analfabeta // invertigina l'essere in; poesia Creative Commons

lunedì 5 dicembre 2016

Alessia tra le onde


Alessia tra le onde

.
Gocce d'acqua infinite
a fare il Mediterraneo
anche ad Anacapri nel
nuotarne le liquide
distese ragazza Alessia
al colmo della grazia.
Attimi azzurromare Alessia
senza paura tra le onde
a incantare Alessia senza
paura nel levigarsi alla
marea che sale. Si fa sera
e atmosfera tersa. Emerge
Alessia sugli scogli.
Le squilla il telefonino.


Raffaele Piazza

venerdì 2 dicembre 2016

Non domandiamo (di Felice Serino)

Non domandiamo (di Felice Serino): non svegliamo le lune di vetro / assopite / nella valigia dei nostri spostamenti // da dietro il velario / esse non sanno / dirci se siamo assoluti // non domandiamo // tantomeno alle stelle / a sbiadire nella prim'alba // e noi / nomadi d'amore / non si sa; poesia Creative Commons

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