sabato 10 dicembre 2016

Commenti di R.Piazza e altri


Commenti su
www.rossovenexiano.com
(di R. Piazza e altri)
.

Non era questa la vita

non era questa
la vita che volevi
bambole in panno lenci un amorino
più avanti negli anni poi
il male che covava nascosto

sedicianni:
vita breve ma abbastanza per dirci
se davvero hai amato e quanto

da angeli ora sei accolta
lì nella casa del cielo
non bambole o un amorino
per il tuo non-tempo
nel mistero di luce corteggi
le stelle

*

piazzaraffaele@outlook.it • 17 9 16

Poesia neolirica alta, bella e ben risolta in tre strofe fluide e controllate. Centrale è il "tu" al quale l'io-poetante si rivolge, presumibilmente una figura cara al poeta, una ragazza, che ha lasciato la terra, la vita, a soli sedici anni. C'è tenerezza nel nominare le bambole di panno lenci e un amorino cari alla fanciulla, dolcezza. Non era questa la vita che la ragazza voleva, così breve, anche se Felice la immagina ora tra gli angeli nella casa del cielo, nel non tempo, a corteggiare le stelle. Il mistero della vita stessa è il protagonista del componimento.

Raffaele Piazza

* * *



Luce ed ombra

luce ed ombra rebus in cui siamo
impronte di noi oltre la memoria
forse resteranno o
risucchiati saremo
ombre esangui nell'imbuto
degli anni

guardi all'indietro ai tanti
io disincarnati
attimi confitti nel respiro
a comporre infinite morti

flymoon (felice serino)

*

1 10 16
Il tema della cognizione del dolore sotteso alla finitezza della vita umana, giocata nel dualismo luce - ombra, felicità - dolore, pienezza e perdita, in questi versi belli e alti. Gli anni passano e risucchiano memorie nel loro imbuto. Il pessimismo cosmico si evidenzia nel guardare indietro ad attimi che non torneranno più, ma, se le morti sono infinite esiste anche l'infinito stesso che è Dio, essere e felicità.

Raffaele Piazza

* * *



La separazione

alla fine del tempo
è come ti separassi da te stesso
in un secondo ineluttabile strappo
simile alla nascita
quando
ti tirarono fuori dal mare
amniotico
luogo primordiale del Sogno
stato che
è casa del cielo

*

piazzaraffaele@outlook.it • 15 10 16
Poesia alta, bella, onirica e mistica. La separazione è qui intesa come nei confronti di se stessi, alla fine del tempo della vita o del tempo del mondo. E' come un secondo strappo, dopo quello della nascita, con l'uscita dal grembo materno, dove già si sognava la Vita. Immagini forti e icastiche, risolte in modo elegante e controllato nella musicalità del ritmo..

Raffaele Piazza

* * *



Questo improbabile azzurro

(risposta da un corrispondente immaginario)

che ne so di questo
improbabile azzurro
rarefatto e mutevole
scandaglio il mio tempo-clessidra
di sangue emotivo
attendo
giungano da un dove un'eco
un nome
guardo in fondo
al pozzo degli anni
l'ombra dei miei io perduti
o semmai vi tremi
sospeso
l'angelo che dici

felice serino aka flymoon

29/10/2016

 •
piazzaraffaele@outlook.it
Poesia come risposta da un corrispondente originario, scrive lo stesso Serino. Versi rarefatti che hanno un'arcana provenienza nella loro vena surreale e criptica. Nell'incipit il poeta si riferisce ad un vago azzurro che resta nel mistero.Poi solipsisticamente l'io-poetante scava in se stesso (scandaglio il mio tempo clessidra). E c'è attesa di un'eco nel ripercorrere gli anni perduti non per vana nostalgia ma per riattualizzarli. Congiungere l'inizio della vita con il presente imprendibile. Forse con l'aiuto di un angelo che trema.  Bel testo con sospensione e magia avvertite come cifre dominanti.

Raffaele Piazza

* * *


Conosco le voci

conosco le voci che muoiono
agli angoli delle sere

conosco le braccia appoggiate
sui tavoli nel risucchio
delle ore piccole
l'aria densa e le luci
che lacrimano fumo
e lo sferragliare dell'ultimo tram
la nebbia che mura le strade
conosco
i lampi intermittenti della mente
i singulti che accompagnano
quel salire pesante le scale
la morsa che afferra e non sai
risponderti se la vita ti scava

e il freddo letto poi fuori
dal tunnel
un altro mattino

per risorgere o morire


*

12 11 16

Livia
conosco le voci che muoiono
agli angoli delle sere

già solo questo è poesia.
Il 'riconoscere' intensamente quei momenti in cui i lumi sono bassi; si soffre pulsando, si identificano in voci interiori che scavano col loro peso dentro le anime vive, solo così, magari anche attraversando un grande vuoto-freddo ci si lascia 'scolpire' dalle cose, dalle voci, dalle assenze. È come subire dentro una fermentazione, che deve sedimentare in qualcosa di positivo o negativo. (risorgere o morire) son sincera, l'ultimo rigo l'avrei omesso anche se spiega il cammino di queste voci.
mi è piaciuta.

flymoon  Livia
Ringrazio per l'attenta lettura e l'esaustiva analisi.

 *

piazzaraffaele@outlook.it
Poesia altissima come esibito esercizio di conoscenza tout-court. Splendido il distico iniziale. Icasticità raggiunta attraverso le tripla anaforica ripetizione di "conosco". Densità metaforica e sinestesica attraverso immagini che passano dalla concretezza alla visionarietà. Senso materico della percezione che si fa parola poetica detta con urgenza. Venature neo orfiche nell'originalissima composizione che sembra un sogno ad occhi aperti. Le voci conosciute del titolo si fanno visione fuggente.

Raffaele Piazza

*

selly
i minimi gesti, gli oggetti che parlano e ci dicono facendo da cassa di risonanza al sentimento

bella, sì

*

Nessun commento:

Posta un commento