sabato 1 aprile 2017

Poesia di T. S. Eliot


Che mari che spiagge che scogli grigi e che isole
Che acqua a lambire la prua
E profumo di pino e canzone di tordo nella nebbia
Che immagini ritornano
O figlia mia.

Coloro che affilano il dente del cane, significando
Morte
Coloro che risplendon con la gloria del colibrì,
significando
Morte
Coloro
che siedono nel porcile della soddisfazione,
significando
Morte
Coloro che soffrono l’estasi delgli animali, significando
Morte

Son divenuti irreali, ridotti a nulla dal vento,
Da un respiro di pino, e la nebbia del canto dei boschi
Di questa grazia dissolta in spazio

Cos’è questo volto, meno chiaro e più chiaro
Il pulsare del braccio, meno forte e più forte –
Donato o dato in prestito? più lontano delle stelle e più
vicino dell’occhio
Bisbigli e breve riso fra le foglie e i piedi
Affrettati dal sonno, dove tutte le acque si incontrano.

Il bompresso schiantato dal gelo e il colore scrostato dal caldo.
Ho fatto questo, ho dimenticato.
E ricordo.
Le sartìe afflosciate e i ferzi fradici
fra un certo giugno e un altro settembre.
Ho fatto questo senza saperlo, semi-cosciente, sconosciuto,
mio.
La travatura dei torelli fa acqua, c’è bisogno di stoppa per le falle.
Questa forma, questo volto, questa vita
Vive per vivere in un mondo di tempo che mi supera;
potessi
Rimettere la mia vita per questa vita, la mia parola per
ciò che non è detto,
Il risvegliato, le labbra aperte, la speranza, i bastimenti nuovi.
Che mari che spiagge che isole granitiche verso i miei legni
E il tordo che chiama fra la nebbia
Figlia mia.

T.S.Eliot
Marina (da Ariel Poems)



Ferlinghetti


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