sabato 27 maggio 2017

Da LE VOCI REMOTE (1)


Felice Serino

Da LE VOCI REMOTE #1

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Ondivaghe maceri parole

quando ti rigiri tra le lenzuola
-ondivaghe maceri parole
dove latita il cuore-
somigli al gabbiano ferito
che solo in sogno ritrova
il suo mare - la vita altra

*


Sogno di Cupido

aleggiavo "per l'aere"
-io figlio di Venere- o
era il mio doppio incorporeo che
con molte frecce al suo arco
germinava amore

vedevo
nel tempo di Veneralia
in un cielo quasi dipinto
splendere carnale fiamma


[Veneralia: festività romana celebrata il I° aprile, dedicata a Venere Verticordia ("che apre i cuori").]

*


Fuoco azzurro

lascia che sia
più che naturale
da una forzatura un pastrocchio ne verrebbe
come l'idea di ritagliare lettere
per "confezionare" una poesia

fa' che sia lei
a visitarti col suo azzurro fuoco
ti salga fin dalle viscere
ti cali nell'humus della parola

*


La grande avventura la vita 

"marinaio col mal di terra"
se mai ne perdessi il gusto -della vita

dal cuore della zolla il verde grida
sempre vita rinasce
all'infinito

lei è mamma-chioccia
-travalica la morte col suo tepore-amore

*


Generazioni

eccoti un ectoplasma ovvero
un antenato
a sentenziare da un aldilà
-non sapete neppure vestirvi

-bella forza: voi con i vostri
doppiopetti
vi credevate dio in terra o guappi
noi
casual-cibernetici
della libertà siamo bandiera
grida il rosso
del nostro sangue nelle piazze

per le ginocchia aria di primavera

*


Elucubrazioni

dicono esce dalla testa
il corpo astrale parto della mente

è sempiterna la mente
come il reale che in sogno appare

liquida luce - oltre
la mente solo ombra o niente

*


Primavera canterina

di verde in chiome folte
natura si riveste

a specchio di sole -sangue
di primavera-
becchetta
l'immagine nell'acqua
il chiurlo e ti fa il verso
se abbozzi un motivetto

*


L'estro 

rischiava la galera chi
procurava cibo
ai fantasmi era l'editto
del castello

pure
l'intrepido ragazzino
Arthur R. giocava il tutto
per tutto pur d'avere in cambio
versi "divini"

o più probabile fosse
solo un sogno e lui stesso sogno
nel sogno e i versi
parto del suo estro

*



Mondo di luce

m'invitano i miei morti
a una uscita fuori porta
amano
farmi partecipe del loro mondo
m'avvedo
dagli occhi lucenti e i sorrisi complici
ch'è molto molto gradita
indispensabile quasi la mia presenza
ché senza orfani sarebbero
e tristi forse
pur essendo estraneo al loro mondo
di luce

*


Io sono il mare

danzi su creste d'onde
gabbiano Jonathan
io sono il mare l'immenso
desco su cui ti posi
-ti guizza nel becco preda lucente-
io sono il mare tua madre
se in burrasca
vieppiù in simbiosi siamo
ti abbraccia il mio cuore trasparente
di salsedine

poi per l'azzurra volta
ti vedo svettare - verso
profondità di cieli

verso quella
libertà che aneli

*


L'innocente

già l'immagino i titoli
"classe 41 - stecchito da una raffica"

ho a volte il pallino
-farneticare dell'età-
che d'improvviso qualcuno mi spari
da un'auto che rallenta e poi via
-come in una scena da gangsters
-è fantasioso ma
freddamente reale

dove -si sa- a pagare
è chi non c'entra un bel niente



© Felice Serino

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