sabato 22 luglio 2017

Gli addii ( Nadezhda Slavova)

Alda Merini - Se avess'io


Da LE VOCI REMOTE (2)


Felice Serino

Da LE VOCI REMOTE #2

.


Fumatori d'oppio

figure inconsistenti
come carta bruciata
sbriciolata d'un soffio

e
alberi che camminano
capovolti e navi
di nuvole

visioni aleggianti nelle
stanze del tuo sangue

Jonas
preso nella rete dei
fumatori d'oppio

*



Se qualcuno è a spiarti

lasciartele scivolare addosso -dici-
distaccarti sempre più dalle cose
finanche da questo

corpo: vederti presente
a te
come nel sogno - quasi
evanescente

sogni
e sei sognato -
mondi speculari

vedi: se
qualcuno è a spiarti

non sei che tu
da un altrove

*



Sognarmi

sull'otto orizzontale
librarmi etereo

piume d'angelo a coperta
di cielo

*


Se lasci che la vita

il moscerino che taglia nella luce
del monitor
l'ultima tua poesia riveduta

sembra imbeversi
del sangue delle sillabe

in questo minuscolo essere
smarritosi
nella sua realtà-sogno

vedi te stesso se lasci che la vita
ti conduca lungo
i labirinti viola della mente

*


Trasmigra il tuo giorno

compiacerti dei tuoi beni?
ma dimmi cosa ti porti
di là?

lasci pure questa veste
oggi affidata nelle mani
dei "restauratori"

-la vecchiezza un obbrobrio!

ecco vedi trasmigrare
il tuo giorno
in sudari di calce

*


Ed è sangue in luce

esilio di carne
anse d'ombre

ed è sangue in luce
l'ancestrale fiorir
d'appigli

a schiudere il giorno

*


Simbiosi

di notte sto bene con me e l'altro

sono io l'altro che -c'hai mai
pensato?- non proietta ombra
ombra di me è il sogno

come un bambino
avvolto dal regno delle ombre
affido tutto me stesso alla notte

*


Complice l'ombra

non un posto al sole
non m'ispira il tipo lucertola

ora dove sosto
un venticello spira
che mi pettina i pensieri
aggrovigliati
nel cielo della mente

dove un abbozzo
di poesia inizia
a mettere ali

*


Il là propizio

quando sperimenti il fantastico e
non focalizzata l'immagine salta
sul video della mente

quando magari
è Borges a darti l'abbrivio
il là propizio
dal suo cielo d'esagoni e sfere


[ultimo verso: ispirandomi a "Finzioni", di Jorge Luis Borges]

*


Dove palpita il sogno

da una dimensione parallela
il Sé in me rispecchia
la sua primaria origine
punto dell'eterno
dove palpita il mio sogno
di carne e cielo

*


Testimoni

di sole indorate
distese a maggese
ricamate di fiori di sangue
per mano assassina
tramante nell'ombra

vòlto al cielo: testimone
non "profeta" di
panegirici
fulminato a due passi
dal luogo di culto
le mani ancora nell'atto
di benedire

-come in un tempo sospeso
l'oscillare di grani
di rosario




© Felice Serino

Commenti da L'Oceano (6.1)


Commenti dalla Redazione
oceanonellanima.it
(Massimo V. Massa)
(pagina 6.1)


.

Nomade d'amore

la Tua luce
abita la mia ferita
che trova
un lieto solco
nel suo risplendere

Tu
a farti bambino ed ultimo

per accogliere
il nomade d'amore
dalle aperte piaghe

*

21-11-2016

Luce infinita che ricorda l’accoglienza del dolore, vivo a risplendere d’eterno amore.

*


Uno di quei sogni

quando sai
essere un sogno e ne esci

o vorresti trattenertici

trovandoti davanti a un mare
sconfinato
fasciato di luce
vivissima

dai colori caldi
da far vibrare
l'anima e i sensi

quasi un flash

frammento di sogno
vigile

come fosse solo dipinto

*

11-12-2016
Per certi motivi, inspiegabili alla nostra ragione, i sogni hanno un’energia che sconfina nei nostri sensi. L’immagine di una carezza, un lieve bacio fa si che le nostre giornate possano sorridere ancora. E’ il potere dei sogni che, talvolta, ci rende invincibili.

*


L'indefinito

è nello spazio delle attese
nel bianco del foglio
nel buco nero del grido di munch

l'indefinito
è nell'aprirsi del fiore
nel fischio del treno in un lancinante addio
nell’intaglio
dello scalpello su un marmo abbozzato

l'indefinito è in noi
sin dallo strappo
di sangue della nascita

*

05-01-2017
La poesia scolpisce l’incertezza dell’esistenza. “L’indefinito” è di per sé paragonabile all’instabilità, alla poca chiarezza. Questa poesia si preoccupa di non dare definizioni ben chiare, ma piuttosto di tracciare, con consapevolezza, un percorso verso la stabilità d’animo. Di fatti, nulla di ciò che avviene o esiste è dotato di una definizione perfetta. Resta dunque, l’indefinito…

*

Ancora a sorprenderci

dici non siamo che ombre
al sole della morte
indossiamo l'inverno
di un corpo caduco

ma dai muri il verde grida
in folti ciuffi e gli alberi
si cambiano d'abito e
al guaiolare dei gatti s'affaccia
pettegola la luna

ancora a sorprenderci
in fermento la vita

e tu che vai
filosofando

*

23-01-2017
La vita, cos’è? Una melodia che si ripete, cambiando le parole, un sorriso, un gesto infelice, un rifiuto, un bacio, una nascita, una morte e la meraviglia ci balla intorno. E poi restano le note di un pianoforte ben accordato, che continua ad emozionarci. Non ha mai fine. Grazie poeta, grazie.

*


Sei altro

forse meglio l'attesa
a dipanare e sdipanare le ore
che l'appagamento
senza più desideri: il libro
di poesie fresco di stampa
fra le mani e ti ritrovi
ora in una sorta
di vortice
le parole vive strappate
all'anima vagano leggere
non più
tue ma del mondo
mentre tu sei altro

*

27 1 17
Giungere al desio è esso stesso negazione di quanto desiderato.
Bellissima e incisiva descrizione del sè che è tratteggio dell’uomo nella sua totalità.

*


Sogno travestito

dove generi
giorni dissipati
dove non ti travolgano
le acque del dolore
la realtà è sogno travestito
da clown dal perenne riso
- dietro la maschera
una tristezza che
invade

*

04-04-2017
Quando si cerca di sfuggire agli aspetti dolorosi della realtà, attraverso il sogno che sostituisce quella realtà, il dolore trova comunque la strada per arrivare nel profondo dell’essere.

*


La Poesia

in luce di sogno
ti seduce la vita altra

nella dimora del sangue
veleggiano
navi di nuvole

un ventaglio di palpiti
apre la casa della mente

*

13-05-2017
Delicatamente Poesia ciò che nutre e appaga come linfa del vivere che sparge la sua verità in intensità che non vanno più via. Splendida!

*



Al crocevia dei venti

Al crocevia dei venti: (la fatica dello scrivere)   magari ti soccorra una voce fatta carne scavata nel sogno  complice la luna

venerdì 21 luglio 2017

Dietro un'alba cadmio (di Felice Serino)

Dietro un'alba cadmio (di Felice Serino): ha dipinto nel tempo il suo / 'capolavoro' di nulla? / -spuntato / da duemilanni il suo pungiglione // dietro un'alba cadmio il nero dove / ogni volta la ricacciamo / -nell'oceano di energia / miseramente essa si spegne // l'humus si nutre / di; poesia Creative Commons

giovedì 20 luglio 2017

A Mirta Rem Picci


A Mirta Rem Picci


Domenica scorsa esistevi
sinuosa e sensuale come
nella tua poesia bella, letta
solo a me. Ho dormito
soavemente nella tua villa
e tu mi hai svegliato con il
caffè. Sorridevi connivente
e tua madre ha guidato
con noi fino a Mergellina.
Eri prigioniera del tuo film,
Mirta, e lunedì hai ucciso
la tua bellezza. Suono di
campane senza festa.


Raffaele Piazza

mercoledì 19 luglio 2017

La cara musa (2) (di Felice Serino)

La cara musa (2) (di Felice Serino): giungerà con quest'aria incendiata / tra un ghiacciolo e un bagno la cara / musa latitante da giorni // intanto; poesia Creative Commons

domenica 16 luglio 2017

Sprazzi di luce (di Felice Serino)

Sprazzi di luce (di Felice Serino): non riesco a saziarmi di Te // penetri nella / mia vitrea solitudine / con sprazzi; poesia Creative Commons

venerdì 14 luglio 2017

Alessia e la spiaggia della gioia


Alessia e la spiaggia della gioia


Scivola sull'asfalto di Alessia
l'auto nell'avvicinarsi
alla spiaggia del golfo mistico.
Napoli in vetrina come una donna
per ragazza Alessia nell'erba
della verde verità. Si staglia la
visione del mare verde nell'azzurro
del cielo e degli occhi di Alessia
protesa alla gioia delle onde
e delle acque del sale e del sabato.
Non sono prove di danza
ma vita senza esistere nuotando.
Dalla cabina esce Alessia
nel tuffarsi in un'anfora di fresco
sotto le solari candele
del consecutivo luglio.


Raffaele Piazza

Tutto è preghiera (di Felice Serino)

Tutto è preghiera (di Felice Serino): una farfalla è una farfalla ma / tutto un mondo nella sua essenza // la natura / riflesso del cielo è; poesia Creative Commons

mercoledì 12 luglio 2017

Santo che soffri (di Felice Serino)

Santo che soffri (di Felice Serino): Amore inchiodato alla croce / Sole che apri spiragli / nei cuori di carne / Luce che accechi i potenti // t'incontriamo nel; poesia Creative Commons

martedì 11 luglio 2017

Allucinogeni (di Felice Serino)

Allucinogeni (di Felice Serino): corrono brividi nel sangue psichico // dentro l'occhio di Selene ondeggia / distorto volto d'angelo // bruciarla la vita; poesia Creative Commons

Alessia trova la gioia nella natura


Alessia trova la gioia nella natura


Attimi tra sonno e veglia
per Alessia in Francia al museo
degli Impressionisti nel
contemplare di Monet le ninfee
e le cattedrali. Attimi aurorali
per poi entrare nell'alba
del segreto giardino tra gli aranci,
i limoni, i melograni e centrale
la mimosa a infiorare la tinta
gialla dei capelli il grano.
Trasale ragazza Alessia sotto
il foglio di carta del cielo,
anima di rondine azzurra
nel sereno tra cani e gatti
spontanei ricomponendosi
della vita l'affresco.


Raffaele Piazza

lunedì 10 luglio 2017

Quell'età (di Felice Serino)

Quell'età (di Felice Serino): siamo quelli / di un'età ahimé biasimevole / se la moglie impreca / per la camicia ricamata di sugo // 'l'altra faccia' / -a; poesia Creative Commons

domenica 9 luglio 2017

Milo De Angelis, su Giovanna Sicari

Milo De Angelis, su Giovanna Sicari

Nudo alla luce (di Felice Serino)

Nudo alla luce (di Felice Serino): è velo che cadrà la carne // rendere fruttuosa la morte / 'perdendo' la vita // rovescio / dell'io; poesia Creative Commons

sabato 8 luglio 2017

"Dal balcone del corpo" - Antonella Anedda


Recensione su BdA di Pezzino


Recensione a “La vita nascosta” di Felice Serino
Di Donatella Pezzino



Il poeta: sognatore, visionario, angelo caduto. Nel caso di Felice Serino, anche viandante. La cui strada sta in quella sottile zona intermedia tra il mondo sensibile e la dimensione trascendente. Per questo viandante, la vita stessa è viaggio; una ricerca continua e instancabile, un afflato spirituale, prima ancora che lirico, verso quell’oltre che ogni realtà sembra sempre celare in sé. Non a caso, “La vita nascosta” è il titolo della pluriennale raccolta di liriche nelle quali, dal 2014 al 2017, l’anima del viandante si è voluta raccontare, riversare, svelare: nelle dolcezze dell’attimo, negli inciampi sotto la pioggia battente, nei vuoti incolmabili, nelle domande senza risposta; nei lunghi dialoghi con sé stessa e con Dio. Questo è Felice Serino, fine artigiano di sogni reali e di realtà sognante, aedo di una dimensione parallela in cui tutto parla con il linguaggio perfetto, intellegibile solo all’anima: il silenzio. E in Serino il silenzio racconta i ricordi, le lotte, gli affanni segreti; facendosi racconto di un lungo percorso verso quel punto luminoso e vitale che, lungi dall’essere il punto d’arrivo, diventa abbandono catartico. In questo percorso, l’anima errante si fa parola, e parola silenziosa; in quella contemporaneità di passato, presente e futuro che è, in fondo, la vera estensione del nostro vissuto. Come ogni silenzio, anche la parola silenziosa di Serino è coincidenza di opposti: tutto e niente, vita e morte, trascendenza e immanenza, carne e spirito. In quanto tale, ogni parola è un infinito: di voci, di suoni, di odori; di ricordi, di percezioni; di gioie incontenibili e di dolori laceranti. Quante cose quindi potrà raccontare? Quante potrà fare emergere dal cuore di chi sa ascoltare? Per questo, in Serino l’autore si fa, più che creatore, scultore del verso: uno scultore sensibile e amorevole, che rivela, sbozza, combina forme e sfumature; senza mai eccedere, perché la bellezza, così come la verità, sta sempre nel giusto, nell’armonico, mai nell’eccesso. Ecco perché ogni poesia di questo autore spicca per la sua moderazione: nei colori soffusi, quasi un bianco e nero appena rosato; nel numero dei versi, pochi e intrisi di dolcezza, anche quando in essi è il grido dirompente, lo strazio esistenziale, la malinconia che corrode. Un fiore esangue, spampanato già al suo sbocciare: perché nei suoi colori, l’occhio dell’anima vede già come fatto compiuto quel trascolorare che della morte ha solo l’apparenza, ma che in realtà manifesta la vera essenza della vita. Lo spirito: ecco la dimensione nella quale tutta la poesia di Serino si fa carne e sangue, per sublimare poi nella fede ciò che per altri è destinato a rimanere puro male di vivere. In Serino, la coscienza del dolore è ferita aperta: viva, bruciante, inguaribile. Eppure, il dolore è luce. Che ci guida, che ci sostiene. E che pure è possibile amare:

pure
ami la luce
ferita:

chiedile
delle infinite crocifissioni

fattene guanciale
in notti di pianto

Una fine che è dentro ogni inizio: perché andare avanti è un guardarsi indietro, dove uno specchio moltiplica all’infinito le nostre contraddizioni:

Luce ed ombra rebus in cui siamo
impronte di noi oltre la memoria
forse resteranno o
risucchiati saremo
ombre esangui nell'imbuto
degli anni

guardi all'indietro ai tanti
io disincarnati
attimi confitti nel respiro
a comporre infinite morti

C’è ovunque, in questo voltarsi indietro, un forte senso delle cose perdute: non puro e semplice rimpianto, ma quasi una cancrena, cresciuta nella parte più nascosta del cuore per poi radicarsi in ogni punto della carne, fino a creare un velo tra noi stessi e la nostra capacità di rapportarci al presente:

pensando a te vedo
il vuoto di una porta
e dietro la porta ricordi
a intrecciare sequenze indistinte
sogni e pensieri asciugati
mentre un sole
di sangue s'immerge nel mare

Il presente, in questo senso, si configura come una lunga sequenza di déjà-vu, intrecciando il vissuto alla memoria, e le immagini dei luoghi sognati a profumi realmente accaduti:

del luogo sente quasi il profumo
salire dalla terra
lo spirito che si piega
a contemplare

gli sembra di esserci già stato
o forse l' ha sognato
... e quell'albero vetusto
sopravvissuto
a suo padre a fargli ombra
a occultargli
in parte l'ampia veduta
del mare quello stesso mare
che vide i suoi verdi anni

e il vissuto
(come in sogno) divenuto
lontana memoria

Il mare, la terra, la giovinezza; la visione, il ricordo, e poi, più profondamente, la coscienza di sé, nuda, scarna. Un sé da cui la morte, prima ancora che la vita ci abbia detto chi siamo, ci separa, ci libera, stemperandoci amnioticamente nelle acque di un cielo in cui la rinascita è al tempo stesso un ritorno.

alla fine del tempo
è come ti separassi da te stesso
in un secondo ineluttabile strappo
simile alla nascita
quando
ti tirarono fuori dal mare
amniotico
luogo primordiale del Sogno
stato che
è casa del cielo

Nella morte tutto, forse, sembra acquisire un senso nuovo: perché in quel distacco, paradossalmente, il mondo ci possiede come mai quando eravamo in vita:

ritenere antinomia
la morte - la tua

come un abbaglio o un
trapassare di veli

e nel distacco
quando
il mondo senza più te sarà
impregnato della tua essenza

" leggerai" il tuo
necrologio
pagato un tanto a riga

Non manca, in queste liriche, l’appello al sogno come via di salvezza dalla più scabra disillusione: ma lo scandaglio, minuzioso e severo, sembra non avere esito certo. La domanda resta appesa; gli anni a tremare, indistinti, nella loro stessa ombra. E’ l’indefinito, uno dei motivi più forti e pregnanti di tutta l’opera: quel punto cartesianamente evidente, chiaro e distinto, l’unica verità delle cose che, in ultima analisi, ci è data di conoscere.

è nello spazio delle attese
nel bianco del foglio
nel buco nero del grido di munch

l'indefinito
è nell'aprirsi del fiore
nel fischio del treno in un lancinante addio
nell'intaglio
dello scalpello su un marmo abbozzato

l'indefinito è in noi
sin dallo strappo
di sangue della nascita

Non esiste antidoto alla nostra piccolezza, alla nostra finitezza: tutte le riflessioni, anche le più raffinate, ci portano sempre allo stesso vicolo cieco, alla stessa prigione di carne e sangue dove lo spirito soffre, ricorda, ama. Per questo il viaggio, seppure inquieto e periglioso, è preferibile alla quieta stasi di una stanza chiusa: “forse meglio l'attesa/a dipanare e sdipanare le ore/che l'appagamento/senza più desideri”, perché il bisogno di desiderare è insito nella stessa condizione umana; quasi come l’atto del respirare, in cui un respiro ne attende un altro, e poi un altro ancora, per permettere al corpo di continuare a vivere. E’ questa attesa che rende l’uomo, pur nella sua limitatezza, arbitro del suo destino; all’interno, però, di un disegno più grande da cui Serino, in quanto uomo di spirito e di fede, non può prescindere:

chi mai ti toglierà quel posto
da Lui riservato
secondo i tuoi meriti
altro è la poltrona
accaparrata a
sgomitate
trespolo che pur traballa
come in un mare mosso
finché uno tsunami
non la rovescia la vita

Chi è il Dio di Felice Serino? Da un filosofo, costantemente proteso al fine lavoro speculativo, potremmo forse aspettarci qualcosa di complesso, di aristotelico, che ci spieghi in qualche modo i grandi quesiti dell’esistenza. Invece, il Dio di Serino è amore. Solo e semplicemente amore, e conoscibile in quanto la nostra anima ne costituisce il riflesso:

noi siamo proiezione di Dio
e come angeli incarnati
del nostro Sé
similmente di noi
i nostri figli

-frecce scoccate oltre
il corpo
dall'arco teso dell'amore


E’ il Dio dell’infanzia, della semplicità: dei lunghi colloqui del bambino con il proprio angelo custode, della vita dopo la morte, dell’eternità di quella Luce che culla e conforta l’anima alla fine del viaggio:

la Tua luce
abita la mia ferita
che trova
un lieto solco
nel suo risplendere

Tu
a farti bambino ed ultimo

per accogliere
il nomade d'amore
dalle aperte piaghe

Piaghe che rimandano ad altre, più profonde e traboccanti: le piaghe della Passione, il cui rosso sangue diventa, come l’ultima luce del cielo al tramonto, faro di salvezza per le anime disperse nei marosi della vita:

acqua mutata in vino
perché continui la festa

così al banchetto del cielo
con l'Agnello sacrificato
acqua e sangue dal Suo costato
dal sacro cuore vele
le vele rosse della Passione
nella rotta del Sole
per gli erranti della terra

E, seguendo questa rotta, si arriva; come è accaduto alle anime piccole che hanno creduto, e che chiudendo gli occhi hanno visto, attraversando il fango del mondo senza restarne macchiati, come espresso in questi versi dedicati a Madre Teresa:

la verità è il tuo sangue
che vola alto
planando
su celestiali lidi

oltre

le sere che chiudono le palpebre
sul cerchio opaco del male






Su LA VITA NASCOSTA


Così commenta Vanni Spagnoli la mia pubblicazione LA VITA NASCOSTA su ilmiolibro:

Forse davvero "per nessuno c'è il nulla o la morte definitiva", ma è certo che nell'aldiqua Felice Serino sperimenta, coi suoi versi, l'angoscioso passaggio tra una presenza e l'altra, tra uno ieri che lascia tracce precise che resistono agli anni ed un oggi che, troppo spesso, lascia smarriti. Poesie davvero toccanti.

Nell'inquieto mio cielo

Nell'inquieto mio cielo: [ispirandomi alla figura di Giobbe]   nell'inquieto mio cielo ferite gridano il Tuo nome

venerdì 7 luglio 2017

Espansione (di Felice Serino)

Espansione (di Felice Serino): il sogno è proiezione? o / sei tu in veste onirica / uscito dal corpo? // sognare è un po' / essere già morti // come / nell'oltrevita / e l'essere si espande / si sogna moltiplicato / in fiore atomo stella // appendice? o / espansione; poesia Creative Commons

mercoledì 5 luglio 2017

Clown (di Felice Serino)

Clown (di Felice Serino): la tua magia è fumo / che vola sul tempo / fra palpebre d'aria // l'ora si fa elettrica / nel cielo / di un capriolare; poesia Creative Commons

La Donna dei boschi ed io


La Donna dei boschi ed io


Una luce di luna sul mare stasera
e sei tu, Donna dei boschi, con me
nella mia camera ovunque tu sia.
Lucore di candela accesa davanti
a della Vergine l'icona dei miracoli,
e sei tu, Donna dei boschi a darmi
la mano ovunque tu sia.
Attimo: ora tu sei e io sono
sul pianeta terra respiriamo
la stessa aria. Siamo insieme
nella stessa vita e sono già
tra gli aranci, i pini, i limoni,
della mimosa il giallo, le selvatiche
rose e i melograni dai fiori rossi
della tua foresta. Mi doni di fortuna
ceste con il pensiero
e continuiamo il cammino
abbracciati anche se io sto a Napoli
e tu nella calda Caserta pari a te.


Raffaele Piazza

martedì 4 luglio 2017

Ad altezze segrete (di Felice Serino)

Ad altezze segrete (di Felice Serino): spendersi / in un percorso di amore / il cuore aperto ad altezze / segrete // sperimentare l'Altro da sé / nel; poesia Creative Commons

domenica 2 luglio 2017

Ricorda (di Felice Serino)

Ricorda (di Felice Serino): sei granello di clessidra / grumo di sogni / peccato che cammina // ma / sei / a m a t o // immergiti / nella luminosa scia di; poesia Creative Commons

Sic transit (di Felice Serino)

Sic transit (di Felice Serino): confidare / nelle cose che passano / è appendere la vita / al chiodo che non regge // è diminuirsi la vera; poesia Creative Commons